Recensione su Giglio infranto

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Giglio infranto / 5 Aprile 2012 in Giglio infranto

Giglio Infranto è un bellissimo melodramma del 1919 che narra la storia du Lucy, la figlia di un pugile, e Cheng, venuto a Londra per diffondere la dottrina buddista ma scontratosi subito con la durissima realtà. Cheng guarda giorno dopo giorno passare la ragazza davanti al suo negozio finchè una sera la ragazza vi entra stremata dalle percosse del padre alcolizzato. Tra i due nasce una tenera amicizia e per la prima volta Lucy scopre cosa voglia dire essere trattata con gentilezza. Ma le ire del padre di Lucy si scateneranno quando scoprirà che la ragazza è ospitata da Cheng.

La storia è molto drammatica e la separazione tra bene e male è molto netta. Passa dalla grande tenerezza delle cure di Cheng per Lucy, alla violenza del padre tiranno verso la ragazza, fino alla trasformazione della calma e gentilezza di Cheng in rabbia e vendetta. Questa contrapposizione è accentuata dalla frenesia delle scene di violenza, dagli incontri di pugilato alle percosse su Lucy, alla grande dolcezza e delicatezza delle scene tra i due ragazzi. Gli sguardi duri del padre e della figlia passano direttamente attraverso lo spettatore che, viste le inquadrature frontali e attori che guardano nella camera, si ritrova ad affrontarli direttamente. La storia viene resa ancora più drammatica dalla povertà e dalla miseria del contesto. Lucy vive con il padre in una piccola stanza sul porto. E’ trattata in modo tirannico e il terrore di lei in sua presenza è sempre percepibile e rende stremata la ragazza.
Cheng invece è un ragazzo deluso e perso, che ha visto tutti i suoi sogni infrangersi subito al suo arrivo in Occidente. Solo il loro incontro riuscirà a dare una speranza ai due ragazzi. Cheng riuscirà a pensare di poter vivere i suoi sogni mentre la ragazza scoprirà la gentilezza e potrà vivere uno scorcio di una vita diversa. I due continuano ad avvicinarsi e ad allontanarsi. Lo spettatore è portato a credere spesso in un rapporto possibile ma subito dopo ci si rende conto della lontananza che divide i due personaggi. Per quanto i due sembrino avvicinarsi, ci si rende conto che non potranno altro che sfiorarsi. Lucy non riesce a comprendere l’amore di Cheng ed è attirata dal mondo nuovo che la circonda, fatto di doni e di gentilezze, mentre Cheng prova un sentimento di affetto vero che però non forza, intuendo la fragilità della ragazza che non riesce a tollerare neanche di essere toccata.
Il film mette in campo svariati argomenti, dall’uso di oppiacei, che annebbiano la mente di Cheng e alleviano i suoi pensieri delusi, al tema del razzismo e della mescolanza delle razze, violenza e vendetta, rendendo la storia eternamente moderna.
E’ molto interessante anche l’utilizzo dei colori, ad esempio gli esterni serali/notturni presentati in blu, o leggermente rosato per le scene emotivamente importanti.
Ultimo appunto va alla splendida interpretazione di Lillian Gish che da una grandissima prova riuscendo credibile, all’età di 23 anni, nei panni di una tredicenne ansiosa e terrorizzata. Bellissime alcune scene come quella in cui si rinchiude in uno sgabuzzino mentre il padre fuori batte sulla porta (con una piccola accetta, scena che mi ha fatto pensare a Shining) o quel suo riuscire a sorridere solo forzando le labbra con le dita.

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