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Recensione su Il ponte delle spie

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La sottile arte della diplomazia / 18 dicembre 2015 in Il ponte delle spie

Una storia un po’ più sobria del solito per il maestro Spielberg, per alcuni fattori: la sceneggiatura del drammaturgo inglese Matt Charman (cui hanno messo mano i fratelli Coen, ma non abbastanza da imprimere il loro marchio); l’assenza di John Williams sostituito alla colonna sonora da Thomas Newman, incompatibile con la poetica spielberghiana della meraviglia e dell’idealismo; la complessità della trattativa diplomatica raccontata, che richiedeva una serie di ridondanze (che i Coen hanno padroneggiato benissimo, ma a scapito dell’azione).
Inutile dire che a compensare la moderatezza (emotiva, non solo ritmica) dell’azione titaneggiano tutti gli aspetti tecnici. La ricostruzione storica dell’America e di Berlino Est è magistrale, e la fotografia della solita bellezza abbacinante di Janusz Kaminski.
C’è una scena che vuole fare storia (del cinema, oltre che raccontare la Storia occidentale), ma che non mi è sembrata riuscita e potente come avrebbe potuto essere. Parlo della corsa in bicicletta lungo il Muro di Berlino in spietata costruzione, che riecheggia con mestizia le speculari immagini iconiche della sua distruzione nel 1989. Manca il coraggio però di ingegnare un pianosequenza di quelli lunghi e esemplari, e manca soprattutto manca quello che sarebbe potuto essere uno dei temi più memorabili di John Williams. È comunque un’immagine fortissima e straziante, forse la più significativa e fra le più belle del film.

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