Recensione su Il ponte delle spie

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Altro film, stesso Spielberg. / 21 Febbraio 2016 in Il ponte delle spie

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Torna la coppia vincente Hanks-Spielberg e non può che uscire un capolavoro da questo binomio. Di contro, Spielberg si fa prendere un po’ troppo dagli ideali americani, come spesso capita, e assume un punto di vista tendenzioso.
Da evidenziare la prova di Mark Rylance che, a mio avviso, merita pienamente la nomination come migliore attore non protagonista.
Il film, ambientato nel periodo della guerra fredda, focalizza l’attenzione sul rapporto tra l’avvocato Donovan, che fino a quel momento si era occupato di assicurazioni, e la spia russa Rudolf Abel, quieto pittore (indicativa del carattere di Abel è la risposta alla domanda dell’avvocato, quando questo gli chiede perché sia così tranquillo: “Servirebbe?”). L’avvocato Donovan si trova quindi a dover fronteggiare l’America intera, dalla moglie ad un ufficiale di polizia, che gli chiede, in modo velato o esplicito, di perdere la causa e far condannare a morte la spia. Il grande senso della giustizia di Donovan verrà ripagato in seguito quando si profila la possibilità di uno scambio tra Abel e due americani, presi prigionieri da tedeschi e sovietici; sarà proprio l’avvocato a gestire il delicatissimo scambio a Berlino.

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