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Recensione su Bread and Roses

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Perdonaci, Rosa. Perdonaci tutti. / 2 maggio 2014 in Bread and Roses

(Sei stelline e mezza)

La trasferta statunitense di Ken Loach non distoglie il regista britannico dai suoi “interessi” e, anzi, lo induce ad occuparsi del tema dell’immigrazione clandestina che, con declinazione leggermente differente, affronterà anni dopo con In questo mondo libero.

Il racconto alterna momenti fortemente drammatici ad altri più disincantati, perfino divertenti, e si dipana con un pathos decisamente equilibrato fino alla desolante e frettolosa soluzione della diatriba lavoratori-sindacati/datori di lavoro, risolta con uno schiocco di dita.
La sequenza conclusiva rimette in pari il film, ma il danno, ormai è fatto, purtroppo, e la solidità del film è minata senza appello. Peccato.

Mi piace credere che il nome del bel personaggio di Elpidia Carrillo, Rosa, sia un esplicito richiamo al titolo del film ed allo slogan proletario ricordato nella pellicola: Rosa è un personaggio solo apparentemente secondario. In realtà, racchiude in sé una tale molteplicità di drammi e di conflitti in grado di renderlo, letteralmente, tridimensionale. Offesa dalla vita, in continua lotta con il mondo (“Odio tutti!”), non ha perso né la bellezza, né la forza di proseguire.

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