Recensione su Brazil

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Brazil / 26 Dicembre 2015 in Brazil

Il Brazil di Terry Gilliam è un film folle e grottesco, manifesto di una fantascienza distopico-onirica che ha pochi eguali, pur essendo, per contro, un minestrone di citazioni ed ispirazione ad altre opere.
I riferimenti più immediati sono, ovviamente, quelli al 1984 di Orwell (per la sceneggiatura e le scenografie) e al cinema di Fellini (per le varie scene oniriche).
Pare, infatti, che Gilliam volesse inizialmente chiamare il film “1984 e 1/2” proprio in omaggio a loro due, prima della per certi versi geniale intuizione che lo ha portato a virare su Brazil, richiamando la paradossale colonna sonora (la mitica Aquarela do Brazil) che si ode per quasi tutto il film e che contrasta perfettamente con gli scenari grigi e inquietanti che esso dipinge.
Ma non si possono non rilevare anche riferimenti visivi al Truffaut di Fahrenheit 451 (non soltanto per il fuoco delle esplosioni, gli attentati terroristici che si susseguono e con cui la gente convive ormai in modo surreale).
Geniale poi la (doppia) citazione finale di Ejzenstejn (La corazzata Potemkin, ovviamente), che in un film di fantascienza distopica fa il suo effetto.
Pur nell’estrema originalità che la contraddistingue, la pellicola non entusiasma, se non per le meravigliose scenografie e per alcune singole trovate, che sono però calate in una trama inutilmente arrembante e caotica.

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