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Recensione su Brazil

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Brazil, universo distopico di rara bellezza / 5 settembre 2014 in Brazil

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Che Gilliam si sia ispirato al romanzo di Orwell è visibile in questo lungometraggio. Ma la cosa davvero da lodare è senza dubbio l’approccio che ha avuto il regista nel gestire questa ispirazione, e nel mantenerla appunto tale.
Brazil raccoglie infatti l’eredità di 1984 senza andare ad intaccare minimamente il contesto originale del romanzo. Gilliam è bravissimo a prendere il concetto del futuro distopico ed a renderlo personalissimo tramite visibili esplosioni di una fantasia assolutamente sconfinata.
L’ambientazione, i costumi, lo stile surreale sono proprio i punti forte della pellicola, elementi che beneficiano totalmente dell’enorme creatività di Gilliam: macchine moderne, unite con naturalezza ad uno stile vintage (dove il simbolo indiscusso è il particolare computer adoperato nell’universo di Brazil, ovvero uno schermo sottile controllato attraverso i tasti di una macchina da scrivere), personaggi caratterizzati e soprattutto variegatamente bizzarri (dalla madre dipendente dalla chirurgia al tecnico terrorista, senza dimenticare il protagonista e la sua delirante sfera onirica).
E sono tanti agli altri gli elementi di Brazil, così perfettamente miscelati tra di loro da risultare irresistibili allo spettatore.
Gilliam riesce dove spesso molti suoi colleghi hanno provato e fallito: ricreare un mondo distopico originale, che non si limiti solo a prendere spunto da altre fonti ma che riesca addirittura a rinnovare il genere, anche attraverso l’uso di una certa follia. Come far indossare delle ali al proprio attore protagonista e farlo lottare contro un samurai gigante, o ricorrere ad Aquarela Do Brasil come improbabile colonna sonora di un film di genere fantascientifico. Chapeau.

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