10 Recensioni su

Brazil

/ 19858.0335 voti

Grottesco e drammatico / 30 Giugno 2018 in Brazil

Brazil è uno di quei film per cui posso usare la parola capolavoro, senza nessun timore di esagerare.
Il soggetto, in realtà, è piuttosto banale: la classica società distopica, invasiva, cupa ed onnipresente.
Ma, come spesso accade, è il COME a contare più del COSA.
La scenografia e la regia sono clamorose; la visionarietà di questo film è incisiva, con immagini e scene impossibili da dimenticare; e ci sono continue invenzioni e sorprese.
Il grottesco che permea il film, per buona parte ha intenti “umoristici”, quasi a rendere più digeribile la cupezza angosciante degli avvenimenti; ma poi diventa più onirico, con una conseguente drammaticità. E’ decisamente un colpo allo stomaco dello spettatore, ma di quelli che ogni tanto è necessario prendere.

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Surreale, delirante, imprevedibile, bizzarro, opprimente, claustrofobico ed eccessivo! / 19 Febbraio 2017 in Brazil

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

In un prossimo e claustrofobico futuro, Sam (Jonathan Price), un frustrato impiegato del Dipartimento delle Informazioni, oppresso dai meccanismi della burocrazia, da un governo repressivo e da una madre ossessionata dalla chirurgia estetica, è solito rifugiarsi nei propri sogni, nei quali incontra spesso una donna.
Un giorno incontra per caso una donna che assomiglia a quella dei suoi sogni, Jill (Kim Greist) una camionista accusata di essere una terrorista. Grazie a lei comincia a prendere coscienza dell’assurda società in cui vive, diventando anche lui un bersaglio della polizia. Catturato come nemico della società, sta per essere sottoposto a tortura quando inaspettatamente riesce a fuggire e a ricongiungersi con Jill, creduta morta. A questo punto scopriamo però che è tutto un sogno della mente di Sam, oramai ridotto in stato catatonico.
Ispirato al romanzo 1984 di George Orwell (1948), già trasposto per la televisione britannica nel 1954 (Nineteen Eighty-Four, Rudolph Cartier) e al cinema nel 1956 (Nel 2000 non sorge il sole, Michael Anderson) e nel 1984 (Orwell 1984, Michael Radford), Brazil (1985) deve anche molto, per l’atmosfera e per la descrizione di una burocrazia opprimente, all’opera di Franz Kafka e, ovviamente, alla visionarietà del suo autore, l’eclettico Terry Gilliam.
Il film è un kolossal dal forte impatto visivo, delirante, grottesco e imprevedibile nella trama e nei personaggi, quanto sontuoso e barocco, e nello stesso tempo opprimente e claustrofobico, nelle scenografie e nelle soluzioni visive. La società che descrive è un mondo senza speranza da cui è impossibile fuggire. La libertà è irraggiungibile, se non nei sogni.
I personaggi che vi compaiono sono perlopiù figure bizzarre e stilizzate, rappresentati in stile retrò anni sessanta. Da ricordare, a questo proposito, la madre del protagonista e la comparsata del riparatore Archibald Tuttle interpretato da Roberto De Niro.
Aquarela do Brasil, la tradizionale canzone brasiliana che da il titolo al film e le cui musiche ne accompagnano varie sequenze, è un gioioso inno alla libertà che inserito nel contesto narrativo lo rende ancora più assurdo. Inoltre la canzone fu composta durante la dittatura di Getúlio Vargas (1930/1945) ed ebbe un successo tale da diventare la colonna sonora di quell’oscuro periodo.

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Samba allucinante / 6 Aprile 2016 in Brazil

Che meraviglia. Questa è la fantascienza che amo, stile Blade Runner, una fantasia di colori e luci al neon, marchingegni futuribili assurdi, rimandi al vecchio cinema noir. In questo sontuoso ed eccentrico Brazil, Gilliam incastona un bel plot tra indagine e delirio dentro un mondo distopico orwelliano, con una malsana atmosfera da incubo e personaggi grotteschi. Il finale spinge notevolmente sul senso angoscioso di caduta vertiginosa nell’incubo, ammiccando all’horror pur senza perdere mai quell’inconfondibile e salace humour nero. Un samba allucinante davvero imperdibile in cui spicca la prova di Jonathan Pryce, con la sua bianca faccia da impiegatuccio, ma soprattutto la regia minuziosa e strabordante di inventiva del più popolare tra i Monty Python.

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Brazil / 26 Dicembre 2015 in Brazil

Il Brazil di Terry Gilliam è un film folle e grottesco, manifesto di una fantascienza distopico-onirica che ha pochi eguali, pur essendo, per contro, un minestrone di citazioni ed ispirazione ad altre opere.
I riferimenti più immediati sono, ovviamente, quelli al 1984 di Orwell (per la sceneggiatura e le scenografie) e al cinema di Fellini (per le varie scene oniriche).
Pare, infatti, che Gilliam volesse inizialmente chiamare il film “1984 e 1/2” proprio in omaggio a loro due, prima della per certi versi geniale intuizione che lo ha portato a virare su Brazil, richiamando la paradossale colonna sonora (la mitica Aquarela do Brazil) che si ode per quasi tutto il film e che contrasta perfettamente con gli scenari grigi e inquietanti che esso dipinge.
Ma non si possono non rilevare anche riferimenti visivi al Truffaut di Fahrenheit 451 (non soltanto per il fuoco delle esplosioni, gli attentati terroristici che si susseguono e con cui la gente convive ormai in modo surreale).
Geniale poi la (doppia) citazione finale di Ejzenstejn (La corazzata Potemkin, ovviamente), che in un film di fantascienza distopica fa il suo effetto.
Pur nell’estrema originalità che la contraddistingue, la pellicola non entusiasma, se non per le meravigliose scenografie e per alcune singole trovate, che sono però calate in una trama inutilmente arrembante e caotica.

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. / 23 Novembre 2015 in Brazil

Primo approccio con Terry Gilliam e e giudizio fortemente positivo per un’opera molto intensa, ricca e riflessiva. Il film coniuga stili diversi, passando anche per il buffonesco (senza mai strappare, per quel che mi riguarda, risate spensierate, troppo difficili dato il contesto descritto) e ha un finale assordante pur nella sua prevedibilità. Ho trovato particolarmente disturbanti le architetture dei vari ambienti, dai più rigorosi ai più “sfatti”, e i tubi distribuiti un po’ ovunque non hanno fatto altro che rendere qualsiasi spazio più brutto e minaccioso. Brazil è insomma una giostra malata, orwelliana, dalle atmosfere caotiche, recitato benissimo dai suo variegati protagonisti e con la colonna sonora più azzeccata e paradossale che io ricordi.

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6 Aprile 2015 in Brazil

Geniale satira sociale, ambientata nel futuro e ispirata al 1984 di George Orwell. Un gruppo di terroristi si ribella a un governo burocratico e paranoico. Uno dei funzionari di questo governo, Sam Lowry, ha il costante sogno megalomane di essere l’eroe alato di una donzella in pericolo, mentre sul lavoro è privo di ambizione. Un giorno si ritrova a indagare su un idraulico terrorista e si imbatte in una donna identica a quella del suo sogno. Lentamente Lowry si accorgerà dell’oppressione del suo governo e lotterà per la giustizia e la libertà come nelle sue fantasie.
Invenzioni visive a raffica, realizzate con una maestria incredibile degli effetti speciali e delle scenografie, e sottolineati dalla magnifica versione sinfonica di “Aquarela do Brasil” da Michael Kamen alla colonna sonora. Terry Gilliam ha al suo servizio, e al servizio dei suoi personaggi più grotteschi, i migliori attori inglesi (più l’americano Robert De Niro) della sua generazione, nei ruoli minori come in quelli principali.

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Brazil, universo distopico di rara bellezza / 5 Settembre 2014 in Brazil

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Che Gilliam si sia ispirato al romanzo di Orwell è visibile in questo lungometraggio. Ma la cosa davvero da lodare è senza dubbio l’approccio che ha avuto il regista nel gestire questa ispirazione, e nel mantenerla appunto tale.
Brazil raccoglie infatti l’eredità di 1984 senza andare ad intaccare minimamente il contesto originale del romanzo. Gilliam è bravissimo a prendere il concetto del futuro distopico ed a renderlo personalissimo tramite visibili esplosioni di una fantasia assolutamente sconfinata.
L’ambientazione, i costumi, lo stile surreale sono proprio i punti forte della pellicola, elementi che beneficiano totalmente dell’enorme creatività di Gilliam: macchine moderne, unite con naturalezza ad uno stile vintage (dove il simbolo indiscusso è il particolare computer adoperato nell’universo di Brazil, ovvero uno schermo sottile controllato attraverso i tasti di una macchina da scrivere), personaggi caratterizzati e soprattutto variegatamente bizzarri (dalla madre dipendente dalla chirurgia al tecnico terrorista, senza dimenticare il protagonista e la sua delirante sfera onirica).
E sono tanti agli altri gli elementi di Brazil, così perfettamente miscelati tra di loro da risultare irresistibili allo spettatore.
Gilliam riesce dove spesso molti suoi colleghi hanno provato e fallito: ricreare un mondo distopico originale, che non si limiti solo a prendere spunto da altre fonti ma che riesca addirittura a rinnovare il genere, anche attraverso l’uso di una certa follia. Come far indossare delle ali al proprio attore protagonista e farlo lottare contro un samurai gigante, o ricorrere ad Aquarela Do Brasil come improbabile colonna sonora di un film di genere fantascientifico. Chapeau.

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Magnifico! / 31 Agosto 2014 in Brazil

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Per quanto mi riguarda Gilliam non ne sbaglia una. Film magniloquente, emozionante, un capolavoro. Trabocca Orwell ad ogni inquadratura, mescola fantasy e fantascienza con maestria, senza che l’unione dei due strida. Scenografie mozzafiato, recitazione sopraffina. Citazioni davvero toccanti, dal cinema muto a numerose opere di Chaplin, ai primi corti d’animazione.
La società dipinta è totalmente fuori controllo, violenta, vendicativa, razzista, dove l’uomo non più tale, fagocitato dal sistema da lui stesso creato.
Il finale è davvero struggente, illusorio, spietato, non lascia speranze.

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13 Gennaio 2013 in Brazil

Distopico e surreale Gilliam affronta il tema della libertà e dell’oppressione dei governi in una società in stile 1984, fondendola con una dark comedy dai personaggi grotteschi. Forte di un’idea molto buona, il film si perde un po’ nello sviluppo della storia, che risulta altalenante, e nel linguaggio estetico eccessivo ed esasperato, riuscendo comunque ad inquadrare una piacevole visione di un ‘prossimo’ futuro.

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3 Settembre 2011 in Brazil

Film geniale che mescola Orwell, Huxley e in generale tutto il filone della letteratura antiutopica all’immaginario folle e assurdo di Terry Gilliam. Il personaggio migliore resta l’idraulico sovversivo impersonato da Robert De Niro.

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