Recensione su Braveheart - Cuore impavido

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11 Luglio 2014

Sarà retorico e romanzato, ampolloso e un tantino ridondante, ma bisogna veramente dare fondo a tutta la propria spocchia, a tutto il proprio snobismo ipocrita per sostenere che questo non è un bel film. Un film capace di emozionare e trascinare, magari calcando un po’ troppo la mano, a volte. Eppure, in tutte le storie epiche (e tale è quella che racconta la lotta del popolo scozzese per l’indipendenza) un po’ di esagerazione ci sta tutta.
In Braveheart c’è il resoconto delle più disparate connotazioni umane, delle passioni e della falsità, della perfidia e dell’inganno, dell’odio e dell’amore.
Ottimo pretesto, quello storico, per affrontare temi così importanti, senza rinunciare a un elevato grado di spettacolarizzazione (le battaglie campali, tanto cruente quanto ben dosate).
Un esperimento coraggioso quello di Mel Gibson (a cui va un grosso plauso sia per la regia che per l’interpretazione del protagonista), in un periodo in cui il genere del kolossal storico era stato da tempo accantonato. Una scommessa che tuttavia il regista e attore australiano vinse in pieno, considerato il grande successo di pubblico, i cinque oscar (tra cui miglior film e migliore regia) e il fatto che è proprio grazie a film come questo e, qualche anno dopo, al grande successo raggiunto da Il Gladiatore, se il genere è tornato in auge.
Un sacco di inesattezze storiche, qua e là disseminate, è vero: alcune grossolane e improbabili, soprattutto quelle che riguardano la moglie di Enrico II, altre derivanti da esigenze di spettacolarizzazione (vedi le battaglie). Ma questo argomento a cui si appigliano sempre e fin troppo facilmente i detrattori non è degno di grande considerazione, tenendo conto che siamo in presenza di un’opera di fiction-storica e non di un documentario o di una pellicola con simili velleità.
Per finire, è necessario ricordare la strumentalizzazione che è stata fatta di questa pellicola da movimenti e partiti che hanno fatto dell’indipendentismo la propria bandiera (anche in Italia, e considerato l’anno di produzione non è difficile capire a chi mi riferisco).
Alcuni ritengono che questo film abbia avuto grossi meriti nell’ulteriore recente evoluzione del processo indipendentista scozzese (referendum sulla devolution del ’97, che ha portato alla ricostituzione del Parlamento scozzese). Come già accaduto per JFK, del resto.
E non c’è da meravigliarsi quando il grande cinema arriva a produrre effetti concreti sulla vita socio-politica dei cittadini.

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