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Recensione su Boy A

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Panni sporchi / 12 agosto 2015 in Boy A

Come si può perdonare un omicidio? Come si può vivere accanto a una persona sapendo che quella persona ha ucciso un’altra?
Come si può riaccettare in società una persona che ha fatto qualcosa di così terribile?
In questo film i protagonisti sono due. Eric è il bambino triste, insoddisfatto, arrabbiato. Jack è un bambino che si è ritrovato improvvisamente uomo. Senza vivere la propria vita. Schiacciato da molti, troppi demoni.
Devo ammettere che inizialmente pensavo che sarebbe esploso in qualche sorta di ingiustificabile furore omicida. Mi faceva paura. Perché a pensarci bene una persona così fa paura, se ha ucciso una volta, può farlo ancora.
Boy A ci offre tanti modi per riflettere.
Io ho riflettuto soprattutto su come nella natura umana esista questa convinzione di poter giudicare, condannare e punire senza di fatto cercare delle domande. Senza guardare alla storia che lo ha portato a commettere tale atto, che seppur orribile e ingiustificabile, potrebbe diventare se non comprensibile perlomeno perdonabile.
Perché non era incapace di comprendere quando ha ucciso, perché ha fermato una vita, ma lui è ancora vivo, lui ancora esiste e lui può cambiare. Ma nessuno ci vuole credere. Preferisce la nuova facciata, preferisce la bugia piuttosto che questa verità insidiosa.
La verità è che ormai è macchiato a vita, braccato da una vendetta che si consuma lentamente, attraverso tante diverse persone.
Ma tutte quelle persone che lo hanno trascurato, malmenato, isolato e condannato, sono innocenti?
Non hanno alcuna colpa loro che non gli permettono di vivere e perdonarsi?
La verità è che i panni sporchi è molto più facile buttarli.

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