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Recensione su Un colpo da dilettanti

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3 settembre 2014

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Anthony e Dignan, tra il matto e il depresso, e si preparano a mettere a segno un colpo svaligiando casa del primo. Per allenamento. Strampalati personaggi, i protagonisti e quelli di contorno. Owen Wilson, pettinato da Guile in Street Fighter, scrive anche gran parte di una storia fondamentalmente per se stesso, poi passa il tempo a specchiarcisi, intento a muovere tenerezze e simpatie e fare il Benigni biondo saltellando qua e là in follettesca maniera, con indosso un pigiama – sarà un caso eh. Ma l’Oscar a Benigni è andato proprio un anno prima. Toh. L’altro si innamora di una che non parla, l’amore è un gesto, è muto and zo on, ja?. Per quanto sia un ritmo a suo modo tipico del regista, nel primo film di quell’hipsterico di Anderson lo stile venturo non c’è, se non quei pochi tratti che a posteriori si potrebbero rintracciare come bozzoli di quel che poi sarà. E non basta. L’ambientazione, periferie industriali americane di capannoni e motel, non tende al fiabesco, e le idiosincrasie della carrellata dei caratteri da sole non riescono a trainare o completare l’insieme.
Sempre meglio indossarli, i caratteri da sole.
Ingenuità e impacci in sceneggiatura rendono la lent-lunghezza un ostacolo. Thumbs up per la scena della rapina.

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