Recensione su Boris - Il film

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4 aprile 2011

La dice lunga una delle prime scene: il protagonista Renè -regista in crisi- fissa a bocca aperta lo schermo trasmettere l’ennesimo film ‘Natale à..’, mentre intorno a lui una sala piena e chiassosa si sgola di risate, al ritmo di battutacce e scoregge. Sarebbe fin troppo semplice prendersela con i cine panettoni; la satira di Boris non si limita a prendere di mira i prodotti di scarsa qualità che imperversano nel nostro panorama cinematografico e televisivo, ma piuttosto si sofferma su ogni singolo gradino di quella scala gerarchica, che rende possibile- e inevitabile- la loro realizzazione. Più che una piramide, una catena di anelli agganciati in successione, che alla fine crea la proverbiale cordicella del water.
Tratta dall’omonima serie televisiva, il film racconta il tentativo di Renè di sdoganarsi dalla fiction televisiva, per dedicarsi finalmente a un progetto di più alto spessore: una pellicola ispirata al libro-inchiesta ‘La casta’. Il suo tentativo di realizzare un prodotto di qualità, si scontra contro ogni ostacolo che è lecito attendersi durante la lavorazione di un film impegnato, in una realtà provinciale e facilona. Produttori scettici, attori complessati o capricciosi, manodopera cialtrona, la diffusa percezione di aver intrapreso una strada poco battuta . E a proposito di mission impossible, ci si mettono pure gli americani, che nel set vicino fanno scoppiare bombe a tutto spiano!
Quello che ne esce- tra mille risate- e la rappresentazione di un mondo, dove i volenterosi si trovano ad affrontare un tale appiattimento (richiesto e atteso) della qualità, da mettere a dura prova la loro fermezza.
Una commedia nuova, divertente, intelligente; non fine a se stessa, non buonista.. non sembra neanche italiana!

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