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Recensione su Brivido caldo

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Kasdan cita i classici del noir con classe e stile / 2 giugno 2011 in Brivido caldo

A Miranda Beach, in Florida, durante una torrida estate, un avvocato, Ned Racine, e una donna sposata, Matty Walker, intrecciano una relazione amorosa: lei gli fa credere di odiare il marito e lui, innamorato perso com’è, ci casca come un fesso, tanto da farsi convincere a commettere un omicidio pur di togliere di mezzo l’odiato consorte di lei. Ned però non si rende conto che Matty lo sta usando per intascare la ricca eredità che le lascerà il marito una volta che questi sarà morto.
Brillante esordio alla regia di Lawrence Kasdan, fino ad allora ottimo sceneggiatore di pellicole come “I predatori dell’ Arca perduta” di Steven Spielberg. La storia in sé non propone niente di nuovo – i riferimenti ai classici del noir, soprattutto “Il postino suona sempre due volte” e “La fiamma del peccato”, sono più che evidenti – ma Kasdan si dimostra particolarmente abile ad orchestrare una torbida vicenda che vede protagonisti una dark lady, Matty Walker, cinica e spietata come nella migliore tradizione del genere, e la classica vittima sacrificale, Ned Racine, che ovviamente non si rende conto di essere usato come una pedina. I colpi di scena sono ben calibrati, e il clima (a dir poco) bollente della Florida fa da perfetta cornice alla travolgente passione che esplode fra i due protagonisti.
Bel cast: William Hurt (Ned Racine) e Kathleen Turner (Matty Walker), sempre sudati e spesso svestiti, si dimostrano perfetti nei rispettivi ruoli, e anche Mickey Rourke, nei panni di Teddy Lewis, nonostante compaia solo in un paio di scene, offre una prova incisiva che merita di essere ricordata.
“Brivido caldo” contiene tutto quello che serve per fare un ottimo noir: una sceneggiatura brillante, una regia sicura e senza sbavature, e una coppia di protagonisti perfettamente in parte. Memorabile il dialogo fra William Hurt e Kathleen Turner quando lui le dice: “Forse non dovresti vestire così”. E lei: “Ho una camicetta, non vedo che altro dovrei portare”. E lui: “Non dovresti portare quel corpo”. Mitico.

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