Recensione su Velluto blu

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Precursore di Twin Peaks / 14 Aprile 2020 in Velluto blu

Blue Velvet, quanto ho sentito parlare di questo film. Forse troppo visto che mi sono creato delle aspettative molto alte che sono state prontamente deluse. La storia inizia con l’aura di un mistero intrigante ma che presto prenderà una piega piuttosto banale e piatta. L’unico guizzo sono delle crisi isterico-sessuali di una Isabella Rossellini non particolarmente convincente; anzi l’ho trovata piuttosto scarsa nella recitazione, molto eccessiva e teatrale, per non parlare del canto. Giuro che l’ho sentita stonare più di una volta.
Noiosa fino allo sfinimento è Laura Dern con le sue espressioni facciali al limite del comico-grottesco, nello stereotipo della brava ragazza acqua e sapone che di tanto in tanto ama cacciarsi nei guai, spifferare i segreti di ufficio del padre e mette le corna al suo ragazzo. Dennis Hopper veste i panni di un antagonista fin troppo eccessivo e caricaturale, un pervertito ancora bloccato alla fase edipica freudiana, abbastanza anonimo, privo di una personalità accattivante e carismatica. Per nulla memorabile. Kyle MacLachlan sebbene sia un’attore per il quale ho sempre nutrito una grande simpatia sin da quando lo conobbi nella serie di Desperate Housewives, qui veste i panni di un curiosone dal volto inespressivo (qui al suo secondo lungometraggio e perciò ancora acerbo) che non riesce proprio a non ficcare il naso in tutto ciò che lo circonda. Diventerà ben presto irritante questa sua morbosa curiosità.

Nel complesso Velluto Blu è un thriller/noir discreto con una sceneggiatura non particolarmente originale e che non eccelle, anzi direi ben infarcita di cliché. Tuttavia riconosco la lodevole regia, la ricerca del gusto estetico e la meravigliosa fotografia dai colori caldi con inquadrature che lasciano apprezzare appieno ciò che era un tempo la pellicola analogica. Eccezionali le musiche di Angelo Badalamenti qui alla prima collaborazione con Lynch. Penso che Velluto Blu abbia avuto più un’influenza estetica nel cinema che per quanto riguarda sceneggiatura e personaggi, facilmente dimenticabili.

Una cosa ho particolarmente apprezzato. È ben chiaro che questo film sia il precursore della serie culto Twin Peaks. Tante cose che si rifaranno vive nella serie anche solo come oggetti di scena: i pettirossi presenti nella opening della serie tv, i camion che trasportano legname che fanno spesso la loro comparsa durante la serie, il ristorante dove si incontrano Jeffrey e Sandy ricorda molto quello che sarà il Double RR Dinner di Norma e lo Slow Bar dove si esibisce Doroty ricorda il Bang Bang Bar, la Roadhouse dove si esibirà anziché la Rossellini, l’incantevole voce di Julee Cruise. Per non parlare delle musiche di Badalamenti, ho riconosciuto le note di The World Spins Around con la stessa velocità dell’uomo gatto di Sarabanda.

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