Recensione su Blue Jasmine

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8 Febbraio 2014

Blue Jasmine è un’opera amara, profondamente sarcastica (a partire dal tema musicale che apre il film) e completamente votata all’esaltazione tragica di una figura fragile, nervosa, persa: Jasmine, interpretata da una signora del cinema come Cate Blanchett. L’attrice è Jasmine e Jasmine è Cate. Non ci sono punti di separazione tra le due perchè la Blanchett da vita a un personaggio mettendoci tutta sè stessa, con quel portamento e quell’eleganza che sempre la contraddistinguono. Ed è sempre una piacere vedere una regina della recitazione all’opera: tremante, con gli occhi rossi, tremendamente spocchiosa e arrogante, vestita di colori chiari ma nera dentro, sola e delirante, è l’assoluta protagonista del film, parabola discendente di una donna finita. La sorella ( Sally Hawkins), il giusto contraltare alla lussuosa Jasmine, è solo apparentemente un personaggio più retto ma in fondo non c’è una caratteristica che la allontani definitivamente dalla mediocrità in cui si è infilata Jasmine ( che ha spinto sull’acceleratore fino a schiantarsi) se non quella di essere una persona che si è accontentata di una vita normale e del consiglio di chi sta più in alto. Il montaggio del film è un ulteriore mezzo, oltre alla bella scrittura, utilizzato per mostrare la giostra emotiva che ha sfinito Jasmine; buona poi l’idea di utilizzare due sorelle adottive, tanto per sottolineare ancora di più la differenza intrinseca delle due, ma lo stesso pessimo giudizio nella vita. Il finale è terribile, il peggio che Woody potesse pensare per una donna come la protagonista, fortemente d’impatto nel suo pessimismo e nella sua semplicità arrendevole.

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