Recensione su Blue Jasmine

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2 Febbraio 2014

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Impressionante è la distanza, in qualsiasi senso, di questo film di Allen dal precedente; e al solito mi fa morire il fatto che per lui i film siano tutti uguali, lui li gira e poi boh, come va va. Whatever works. Il personaggio di Jasmine è enorme, sia nella scrittura della trama sia per l’interpretazione di una Cate Blanchett abbastanza mostruosa per come si appropria della parte e dell’intero film. Jas arriva a Cisco in visita alla sorella Ginger, la sfigata della famiglia, perché Jas aveva il marito straricco e finanziere (Alec Baldwin, anche detto ”l’ubiquo”) e la vita perfetta ma ha perso tutto. Si trova nell’inusitata situazione di essere lei a dover elemosinare l’aiuto, economico ma anche in campo di relazioni sociali, degli altri, e vive il precipizio dalla vita degli schifosamente abbienti (che di default non meritano nulla) alla normovita-bollette-ecc.
La caduta le ha regalato una serie di tic e idiosincrasie e ansiolitici, che la rendono al tempo stesso una persona debole e insopportabile, sofisticata ma gretta, e attraente e un suo contrario a caso (quello che vuoi). Cerca di ricostruirsi una vita, fallisce e se ne va, lasciando intendere la definitiva impossibilità di rientrare in contatto profondo con qualcun altro, che sia un familiare o una nuova relazione sentimentale, e la solitudine e rovine che il vuoto morale della sua vita di prima le ha lasciato in eredità. Il tutto con sullo sfondo una soleggiata San Francisco, dove la vita può sembrare bella, e la crisi finanziaria a cui ormai tutto il cinema, soprattutto americano ma non solo, ha preso le misure e dedica un sacco di attenzione e punti di vista (ci ha messo forse quel paio d’anni in più del necessario), e può solo che fare bene.

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