2013
19 Recensioni su

Blue Jasmine

/ 20137.0455 voti
Blue Jasmine

24 Agosto 2018 in Blue Jasmine

16 Dicembre 2014 in Blue Jasmine

Jasmine viveva una vita perfetta: un marito ricco, una villa lussuosa, il tempo dedicato tra massaggi, shopping ed eventi di beneficenza. Ma c’è sempre un lato nascosto in ogni cosa: la vita perfetta nascondeva una verità molto triste e una volta rivelata Jasmine si ritrova sola e senza soldi e si rivolge all’unica persona che le darà una mano: la sorella, povera, divorziata, che lavora in un supermercato e ha una relazione con uno sfigato.
Delizioso il modo in cui le due sorelle vivono le loro vite, il modo in cui dovranno riuscire a convivere per un po’ di tempo e quando finalmente tutto sembra procedere bene per entrambe…
Beh, mi aspettavo di meglio, soprattutto visto il cast.

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13 Dicembre 2014 in Blue Jasmine

Un Woody Allen atipico in una tragicommedia assolutamente sui generis.
Il Woody ironico e spassoso è ormai definitivamente accantonato; quello delle commedie forbite e cerebrali forse anche. Gli esperimenti nel noir erano belli proprio perché tali.
E allora che fa il grande regista newyorkese per reinventarsi, ancora una volta? Propone questa commedia agrodolce, che resterà come uno dei suoi lavori più interessanti di questi ultimi anni.
Intanto la trama: Woody sembra strizzare l’occhio ai mostri sacri della letteratura americana del Novecento, a Francis Scott Fitzgerald e un po’ a Capote, con un racconto potenzialmente fuori dal tempo.
Il regista, ormai nel pieno della sua maturità artistica, sa dove vuole andare a parare, sembrerebbe che abbia le idee chiare fin da subito… Ma c’è da dire che tali idee non riesce apparentemente a renderle al meglio fin dal principio, dato che ci va almeno una buona mezz’ora prima di uscire da una fumosa sensazione di inconsistenza.
Poi il film decolla, grazie anche ad una notevole Cate Blanchett, che interpreta al meglio il ruolo della protagonista su cui ruota l’intero intreccio e la cui importanza era pertanto fondamentale.
Lo scontro sociale che mette in scena Woody in questa pellicola è grottesco, antropologicamente discutibile, ma per altri versi condivisibile: da un lato l’ipocrita high-society, falsa e subdola fino a sfociare nel criminale; dall’altro un proletariato che ha i connotati macchiettistici e circensi di una sub-humanitas (del resto lo faceva anche Fellini), capace però di comportamenti dignitosi e sinceri.
Certo, è forse un atteggiamento un po’ snob e antipatico, quello che Woody mette in scena in questa sua pellicola, ma mi sa tanto di reale, veritiero.

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Solamente sufficiente, 6. / 26 Luglio 2014 in Blue Jasmine

La sufficienza di questa pellicola, non certo la migliore di Woody Allen, è raggiunta solo grazie all’interpretazione folle, imponente e meritevole di Cate Blanchett. Un film interessante, sì, di ottima fattura, ma i flaskback che spaziano nel tempo confondono all’inizio poi ci si abitua e rimonta il film nella testa da sè. Ma Allen è cosi. Solo che ne ho visti migliori. 6.

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Sapore amaro / 9 Febbraio 2014 in Blue Jasmine

L’utilizzo frequente del flashback è un ottimo mezzo per vivacizzare il ritmo della pellicola e permettere di conoscere a fondo, ma sempre un “pezzo” alla volta, la parabola discendente di una donna indebolita mentalmente fino allo sfinimento. Non a caso, è proprio la fragilità mentale di Jasmine la primissima cosa che viene mostrata allo spettatore, praticamente a film appena iniziato.
Una bella storia, in un certo senso disturbante, perché lascia un sapore amaro in bocca quando raggiunge i titoli di coda. Onore alla Blanchett poi, che con la sua interpretazione sfaccettata ha praticamente retto da sola il peso dell’intera pellicola.

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8 Febbraio 2014 in Blue Jasmine

Blue Jasmine è un’opera amara, profondamente sarcastica (a partire dal tema musicale che apre il film) e completamente votata all’esaltazione tragica di una figura fragile, nervosa, persa: Jasmine, interpretata da una signora del cinema come Cate Blanchett. L’attrice è Jasmine e Jasmine è Cate. Non ci sono punti di separazione tra le due perchè la Blanchett da vita a un personaggio mettendoci tutta sè stessa, con quel portamento e quell’eleganza che sempre la contraddistinguono. Ed è sempre una piacere vedere una regina della recitazione all’opera: tremante, con gli occhi rossi, tremendamente spocchiosa e arrogante, vestita di colori chiari ma nera dentro, sola e delirante, è l’assoluta protagonista del film, parabola discendente di una donna finita. La sorella ( Sally Hawkins), il giusto contraltare alla lussuosa Jasmine, è solo apparentemente un personaggio più retto ma in fondo non c’è una caratteristica che la allontani definitivamente dalla mediocrità in cui si è infilata Jasmine ( che ha spinto sull’acceleratore fino a schiantarsi) se non quella di essere una persona che si è accontentata di una vita normale e del consiglio di chi sta più in alto. Il montaggio del film è un ulteriore mezzo, oltre alla bella scrittura, utilizzato per mostrare la giostra emotiva che ha sfinito Jasmine; buona poi l’idea di utilizzare due sorelle adottive, tanto per sottolineare ancora di più la differenza intrinseca delle due, ma lo stesso pessimo giudizio nella vita. Il finale è terribile, il peggio che Woody potesse pensare per una donna come la protagonista, fortemente d’impatto nel suo pessimismo e nella sua semplicità arrendevole.

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Intenso / 3 Febbraio 2014 in Blue Jasmine

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Woody Allen torna in America per raccontarci il dramma di Jasmine. La sua vita passa dallo sfarzo eccessivo alla povertà quando il marito viene arrestato per le sue attività illecite.
Dovrà affontare la vita vera e soprattutto la sua psiche, fortemente provata da questo evento.
Cate Blanchett è incredibilmente brava! Eccezionale interpretazione. Trasmette tutto il disagio e l’imbarazzo di quello che non è più e non riesce a dimentocarlo.
Legata ancora a quel mondo ormai lontano da lei, la porterà verso il baratro.
Molto bello…
Triste ma vero.
Ad maiora!

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2 Febbraio 2014 in Blue Jasmine

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Impressionante è la distanza, in qualsiasi senso, di questo film di Allen dal precedente; e al solito mi fa morire il fatto che per lui i film siano tutti uguali, lui li gira e poi boh, come va va. Whatever works. Il personaggio di Jasmine è enorme, sia nella scrittura della trama sia per l’interpretazione di una Cate Blanchett abbastanza mostruosa per come si appropria della parte e dell’intero film. Jas arriva a Cisco in visita alla sorella Ginger, la sfigata della famiglia, perché Jas aveva il marito straricco e finanziere (Alec Baldwin, anche detto ”l’ubiquo”) e la vita perfetta ma ha perso tutto. Si trova nell’inusitata situazione di essere lei a dover elemosinare l’aiuto, economico ma anche in campo di relazioni sociali, degli altri, e vive il precipizio dalla vita degli schifosamente abbienti (che di default non meritano nulla) alla normovita-bollette-ecc.
La caduta le ha regalato una serie di tic e idiosincrasie e ansiolitici, che la rendono al tempo stesso una persona debole e insopportabile, sofisticata ma gretta, e attraente e un suo contrario a caso (quello che vuoi). Cerca di ricostruirsi una vita, fallisce e se ne va, lasciando intendere la definitiva impossibilità di rientrare in contatto profondo con qualcun altro, che sia un familiare o una nuova relazione sentimentale, e la solitudine e rovine che il vuoto morale della sua vita di prima le ha lasciato in eredità. Il tutto con sullo sfondo una soleggiata San Francisco, dove la vita può sembrare bella, e la crisi finanziaria a cui ormai tutto il cinema, soprattutto americano ma non solo, ha preso le misure e dedica un sacco di attenzione e punti di vista (ci ha messo forse quel paio d’anni in più del necessario), e può solo che fare bene.

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19 Gennaio 2014 in Blue Jasmine

grande attrice protagonista..per il resto, un film senza trama.

sufficienza strappata… / 18 Gennaio 2014 in Blue Jasmine

Ho trovato la storia un po’ risicata, avevo già capito tutto 15 minuti dopo l’inizio…
L’unica cosa positiva? La protagonista…regge un film intero.

L’amaro ritorno negli Usa di Woody Allen / 17 Gennaio 2014 in Blue Jasmine

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Sono contenta che Woody Allen sia ritornato in America dopo la sua lunga parentesi europea.
Ma, soprattutto, sono contenta che abbia ricominciato a fare film come Blue Jasmine, in cui il regista americano ha anzi, a mio avviso, ripreso alcuni dei topoi ricorrenti del suo cinema: la dicotomia New York- California (a lui cara già ai tempi di Io&Annie), la figura di un (o in questo caso una) newyorchese un po’ snob e vagamente nevrotico, dialoghi brillanti e musica jazz di sottofondo.
Jeanette, detta Jasmine (una Cate Blanchette al limite della perfezione), è una bellissima ed affascinante donna di classe improvvisamente caduta in disgrazia da quando il ricchissimo marito Hal (Alec Baldwin) è stato arrestato per frode e, successivamente, si è suicidato in carcere.
Fin dalle prime scene, i miei sentimenti verso questo personaggio sono stati un misto di irritazione ed empatia: da un lato, infatti, appare evidente come la donna sia psicologicamente instabile e distrutta dalla piega presa dalla sua vita, dall’altro, tuttavia, il suo snobismo nei confronti dell’unica persona rimasta ad aiutarla, ovvero la sorella adottiva Ginger (Sally Hawkins), mi hanno impedito di simpatizzare del tutto con lei.
Contemporaneamente alle vicende della vita di Jasmine a partire dal suo trasferimento a S. Francisco- dove, appunto, vive la sorella- viene raccontata, tramite flashback, la vita della donna con il marito Hal, a New York, in un ambiente di ipocrisie ed apparenze e in cui il suo unico legame affettivo sincero sembra essere con il figliastro Danny (Alden Ehrenreich).
Giuro di aver provato con tutta me stessa ad immedesimarmi nella bella ed elegante Jasmine e a comprendere la sua frustrazione nel trovarsi improvvisamente catapultata nello squallore della vita di Ginger in California; la figura estremamente negativa del marito, un carattere sicuramente fragile dovrebbero servire a giustificare il suo atteggiamento verso il resto mondo.
Ho provato addirittura a cercare di leggere come segno di affetto, e non di snobismo, il suo continuo spingere la sorella a trovarsi un uomo migliore (infatti Jasmine non aveva mai apprezzato né l’ex marito né l’attuale compagno di Ginger).
Tuttavia, se la sorella sembra in grado di trovare la felicità (o forse, semplicemente, si accontenta?) anche nel suo squallido appartamento di San Francisco, Jasmine è come una vittima delle sue stesse aspettative e di quella sterile ostentazione imparata nel corso della sua agiata vita a Manhattan: nel finale del film la vediamo completamente sola, provata sia mentalmente che fisicamente, senza che sia riuscita a rifarsi una vita e, anzi, ormai priva di qualsiasi affetto. Forse solo allora sono veramente riuscita ad empatizzare con la sua sofferenza…
Un film malinconico e, in fondo, pessimista, che riesce perfettamente a descrivere gli stati d’animo e le nevrosi dei suoi personaggi, in particolare di Jasmine, in cui eleganti non sono solo gli abiti indossati dalla protagonista, ma, a mio avviso, la stessa atmosfera, gli scorci di New York e San Francisco, i dialoghi, il perenne contrasto tra le due sorelle (evidente ma mai troppo forzato, almeno a livello estetico).
Insomma, nel caso non si fosse capito, un film che ho decisamente apprezzato…

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Amarissimo / 7 Gennaio 2014 in Blue Jasmine

Dio mio, che amarezza. La Blanchett è brava, ma personalmente non me la sento di usare superlativi. Ci sono momenti di bel cinema, questo sì. Da questo film mi arriva una certezza; quel Woody Allen che ho a lungo atteso, molto semplicemente non torna più. Questo è il nuovo, crepuscolare, definitivo Woody Allen, piaccia o meno.

25 Dicembre 2013 in Blue Jasmine

Riecco il Woody Allen , che si era un po’ perso ultimamente , ritornato abilissimo a disegnare personaggi dalle personalità complesse , come quello della bella Jasmine , costretta all’improvviso a ridimensionare totalmente una vita spesa all’insegna del lusso più sfrenato per ritrovarsi senza un soldo e per di più nella condizione di dover ricorrere all’ospitalità della propria sorellastra , dal carattere diametralmente opposto , per cercare di calarsi in una realtà del tutto diversa e per lei sconosciuta.
Un film più che valido che diventa straordinario illuminato com’è dalla esaltante prova offerta da Kate Blanchett , talmente brava da bastare da sola a consigliarne la visione .

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20 Dicembre 2013 in Blue Jasmine

Cate Blanchett è FAVOLOSA. Tutto il film si regge sulla sua magnifica recitazione. tutte le stelle sono per lei!

L’Allen adulto / 19 Dicembre 2013 in Blue Jasmine

Una donna, ricca da parte di marito, perde ogni nobiltà materiale per sopraggiunta disgrazia legale e, priva di qualsiasi ancora di salvataggio, si ritrova in una tormentata deriva, tenuta a galla da una sorella che disprezza e non conosce, ma di cui necessita l’aiuto.
L’esperto dell’umano soffrire Woody Allen si cimenta in una storia tessuta con trame ben conosciute dal regista, riprendendo una chiave di lettura che rimanda ai passati “Manhattan” e “Io ed Annie”, forte di una vecchiaia che gli ha portato maggior tecnica, maggior sapienza dei generi ed estrema versatilità narrativa, oltre ad una capacità di indagine che spazia maggiormente, spostando spesso l’obbiettivo dal protagonista al suo intorno, cosa pressoché inesistente nei suoi vecchi baluardi, dove il protagonista e la sua “psicopatologia della vita” invadevano prepotentemente la scena, occupandola totalmente.
Blu Jasmine è un film sapiente e sfaccettato, dove il metodo narrativo, creato e concretizzato da uno stupendo montaggio, assume caratteri quasi da thriller, facendo acquistare maggior valenza ad uno dei suoi film più curiosi: “Match point”.
Una monumentale Cate Blanchett da’ vita ad un personaggio smarrito, con l’ostinato vizio del non voler guardare, preferendo il fragile adagio dello status quo alla più solida e scomoda presa di coscienza, in un passaggio che sa più di psicologia infantile pregressa che di conscia furbizia. I risvolti sono architettati dal grande regista e sceneggiatore in modo tale da creare un climax che sa di mescolanza di generi, generando un castello di carte imponente ed elaborato. Il finale è poetica alleniana squisitamente pessimistica.

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17 Dicembre 2013 in Blue Jasmine

Nono ho ancora capito se questo è stato il mio ennesimo atto di masochismo. Ma care Blanchett è eccezionale e tutto ruota intorno a lei e il suo crollo psicologico totale. Una matta così ben interpretata l’ho vista solo da Clare Danes in Homeland! 🙂

17 Dicembre 2013 in Blue Jasmine

Una rielaborazione, più profonda, più unitaria, de Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni per via del tema e per come rappresenta i personaggi: è la vanità, il presupposto di essere sempre migliori, di dover avere sempre di più. Che è il succo del sogno americano, credeteci e ce la farete, ma del sogno infantile americano, ossia del credeteci indipendentemente dalla possibilità di riuscirci e dalle vostre capacità. La stortura conseguente è evidente: risucite indipendentemente dal come (Baldwin e tutto il capitalismo finanziario). Non solo, Allen utilizza anche alcune frasi identiche, il fatto della genetica è un ritornello che dice sempre Hopkins lì, la sorella senza una lira qui. E qui Allen con le due sorelle esplora due mondi che si scontrano e si incontrano senza pietà, perchè la pochezza dell’animo umano è universale, l’aridità è comune a tutti, l’egocentrismo (questi film gridano IO IO IO in modo assordante) e il guardare sempre tutto dalla propria prospettiva interiore.
Jasmine scala le gerarchie sociali e a tutto si adegua pur di godere di una ricchezza spopositata, ossia vive senza un codice etico, se non quello luccicante della beneficenza di facciata, ma a differenza dei grandi film incentrati sulla colpa e sulla mancanza del castigo di Allen, qui non c’è tragedia, qui è tutto basso e minimo, non c’è neppure contrizione, perchè le responsabilità della finanza sono edulcorate e lontane (a chi fa mai del male una bacarotta?) E se c’è un problema, vedi il figlio, c’è un problema di esposizione sociale, mai ci si interroga sul peso etico del furto, del raggiro. E la sorella, in fondo, alla stessa maniera si pone, almeno nei rapporti amorosi (cosa scontata in Jasmine che usa il matrimonio e le relazioni sociali solo per farsi mantenere), mai si chiede chi ami, probabilmente perchè l’amore è nulla, è semmai adeguetazza e inadeguatezza.
Concordo sul fatto che Chili venga ripreso come il personaggio che crede ai cartomanti: non è detto che la stupidità o ingenuità (qui chiamata amore) siano un valore positivo sempre.
Davvero impietoso, vedere questo film porta un malessere vero. Blanchette grandissima

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10 Dicembre 2013 in Blue Jasmine

(Sette stelline per un pelo)

Se questo film fosse stato ambientato, non so, in un contesto storico fin de siécle, con una contessa dell’alta borghesia parigina nel ruolo interpretato da Cate Blanchett, non me ne sarei stupita granché: qualsiasi altro dettaglio del racconto (il fatto stesso che Jasmine abbia un pessimo rapporto con la tecnologia!), poi, si presterebbe benissimo a tale (mio) volo pindarico.

Allen ha imbastito un racconto atemporale, dal sapore “parabolico”, che disseziona impietosamente un’illusione così radicata e collaudata nella psiche della protagonista da sconfinare nella patologia: la bravura di Jasmine di “voltarsi dall’altra parte”, unita ai suoi prepotenti desideri materiali (bellezza costante, charme coltivato, status sociale ed economico esibito), la aliena da qualsiasi contatto con la realtà che la circonda.

Blue Jasmine non è una commedia, benché alcune situazioni paiano suggerirlo e alla platea piaccia (inizialmente) crederlo: al contrario, è un dramma a tutto tondo, amarissimo nello svolgimento e nel finale impietoso, la cui grande pecca, però, consiste nel rappresentare la classe media in maniera francamente squallida. Chi non fa parte dell’élite cui Jasmine desidera continuare ad appartenere, viene mostrato (cito chi era con me al cinema) alla stregua di un troglodita. Non è solo la protagonista a vederli così: è Allen che non si fa remore nel tratteggiare i “proletari” in questa maniera, appiattendoli, rendendoli quasi ridicoli.
E’ un “difetto” che ho notato anche in quella (ehm ehm) ciofeca di From Rome with Love: Allen è, ormai, lontanissimo dal sentire comune, tanto da non essere letteralmente capace di rappresentare in maniera priva di eccessi negativi “l’uomo della strada”. Non sembra conoscerlo come non lo conosce (né lo comprende) Jasmine.

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Cate / 9 Dicembre 2013 in Blue Jasmine

Voglio soltanto dire che Cate Blanchett è magnifica in questo film!!! Straordinaria!!!

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