Recensione su Blow-Up

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Fotografia un po’ sbiadita di anni ribelli / 28 marzo 2017 in Blow-Up

Prima o poi ogni cinefilo deve confrontarsi con il maestro Antonioni, è arrivato anche il mio momento e ho deciso di incominciare da uno dei suoi titoli più famosi, anche se comunemente considerato uno dei più “datati” in quanto pensato e confezionato per la Londra ribelle degli anni sessanta e insieme ad essa inesorabilmente invecchiato. Vi sono dei momenti di alta scuola, gemme di inquadratura come l’arrivo del protagonista al negozio di antiquariato o la scena clou nel parco desolato spazzato dal vento, e vi sono pure patetici esempi di quella overacting isterica che furoreggiava all’epoca come nel mènage a trois di Hemmings con le due aspiranti modelle. La trama mystery è volutamente in secondo piano, trattata senza enfasi e lasciata morire. Lo stesso simbolismo utilizzato per dimostrare il senso d’irrealtà sa di artefatto, con l’allegoria un po’ insipida di una partita a tennis immaginario tra mimi folleggianti.

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