Recensione su Blair Witch

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MAL DI MARE IN UN BOSCO? SI PUO’ / 14 gennaio 2017 in Blair Witch

Si può svilire ulteriormente un genere che già di per sé svilisce il concetto di cinema? Di film in soggettiva ormai ne abbiamo visti tanti (troppi) ma questo “blair witch” riesce a toccare una nuova vetta d’inconsistenza. La saga è passata alla storia per aver iniziato il filone dei falso documentario…sarebbe bello se lo finisse una volta per tutte.

La preoccupazione principale del regista è quella di procurarsi punti macchina. Dota chiunque passi su schermo di una telecamera auricolare, così d’avere sempre una soggettiva utile per il film. Capiterà così che in una scena dove c’è un po’ di affollamento, passeremo dalla soggettiva di una telecamera tenuta in mano da Tizio agli “occhi” di Caio…creando un dissennato découpage. La macchina da presa è mossa come non ho mai visto prima…non si capisce letteralmente nulla. Abbinate all’operatore affetto da Parkinson un continuo puntare le torce dritte in camera da parte dei protagonisti, un comparto audio squilibrato (se uno entra in tenda è accompagnato da un boato), scelte discutibili come le transizione “difettose” (mai visti quei malfunzionamenti in vita mia) e il senso di malessere è servito. Raramente ho avvertito un senso di nausea ma questo film c’è riuscito.

Quindi? non si salva nulla? NO…non si salva nulla.

Come sia stato possibile spendere 5 milioni di dollari per mettere insieme questo risultato francamente mi sfugge.

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