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Recensione su Blade Runner

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Un bel noir. Nulla di più, nulla di meno / 8 ottobre 2017 in Blade Runner

Blade Runner è un noir fantascientifico, che sa emozionare ma che non fa riflettere. A me piace la fantascienza sopratutto quando è un modo per rfilettere (sulla società o sull’umanità o sul progresso o su qualunque altra cosa), e non solo un suggestivo sfondo visionario.

Con questo, non intendo certo dire che non sia un bel film. Lo è, e credo che la sua fama sia meritata: la costruzione dell’ambientazione è magistrale, la regia efficace, visivamente potente. Con alcune scene un pochino ridicole (la tipa che sa combattere solo facendo sempre la stessa acrobazia…) ma anche con scene memorabili.

Però, mentirei se non dicessi che mi aspettassi di più.
Interessante, comunque, come sia il film a cui si associa sempre Philip Dick. Voglio dire: quando si parla di P.K. Dick, spesso lo si definisce come quello da cui è stato tratto Blade Runner.
Eppure, è un film poco dickiano; ci sono tanti altri film (e non solo) che sono molto più debitori a Dick (nonostante magari non lo citino espressamente) rispetto a Blade Runner.
La differenza tra questo film è “Ma gli androidi sognano pecore elettriche” (il romanzo di Dick) è enorme. Il film è un noir, che punta molto sull’azione e sui cliché del genere, mentre nel romanzo la vicenda “poliziesca” è puramente un pretesto (il duello finale con il capo dei replicanti dura un paio di righe); il film è “romantico”, il libro è pregno di disincanto, a tratti addirittura cinismo; il film è incentrato sui “sentimenti” dei replicanti, il libro invece è centrato sull’umanità che diventa come replicanti: è questo il vero tema del romanzo, gli uomini che perdono empatia, e non si riesce più a distinguere se siano davvero uomini o no; oltre ad essere, in fondo, un romanzo sulla solitudine esistenziale.
Per inciso, il non essere strettamente aderente al romanzo, è un pregio del film (non sopporto i film che tentano pigramente di replicare un romanzo), che ha una propria identità ed anima.

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