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Recensione su Il cigno nero

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Disperata erotica stomp / 27 febbraio 2011 in Il cigno nero

Aronofsky ha confezionato un film densissimo, capace di stordire lo spettatore con campi stretti ed una mimica parossistica.
Come in The wrestler, l’occhio del regista sviscera implacabilmente i corpi degli attori: in entrambi i film, il fisico è il mezzo espressivo principale con cui i rispettivi protagonisti si dànno al pubblico e le pene patite per raggiungere la perfezione espressiva nei propri campi vengono esposte con un iperrealismo quasi disturbante.
La Portman acquista uno spessore palpabile di scena in scena e l’acme della sua interpretazione corrisponde, con precisione sorprendente, a quello del suo alter-ego, un personaggio caratterialmente irrisolto, fino al momento in cui non si impone uno scopo definitivo.
Il film di Aronofsky non è solo un racconto di genere sul mondo del balletto: personalmente, l’ho inteso come una metafora della crescita e dell’affermazione personale e le scene in cui Nina si abbandona all’autoerotismo, in questo senso, sono emblematiche, anche se scontate.

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