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Recensione su Il cigno nero

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29 dicembre 2012

Nina è una ballerina del New York City Ballet che si sottopone ad allenamenti estenuati, per raggiungere la perfezione dopo che le è stata assegnata la parte della protagonista ne Il lago dei cigni, per cercare di riscattarsi e per uscire dalla fase adolescenziale nella quale è costretta da una madre troppo presente ed apprensiva.

Come in The Wrestler, ci troviamo faccia a faccia con la lotta fisica e mentale dei protagonisti, che lottano costantemente con angosce ed insicurezze, che li portano all’autodistruzione, mascherata nella perfezione raggiunta per l’esecuzione della prova davanti ad un pubblico.

Aronofsky si concentra molto sul “dietro le quinte” delle storie che racconta (seguendo un pò lo spunto di The Company di Altman?), ma questa volta il risultato non è eccellente, presentando al pubblico una storia angosciante e paranoica, a tratti isterica, sul sottilissimo confine tra realtà e immaginazione. Nonostante questo, la Portman ha regalato un’interpretazione degna da Oscar (che ha appunto vinto).

E poi la domanda sorge spontanea: ma è davvero così il mondo della danza?

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