Recensione su Birdy

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CON LA TESTA TRA LE NUVOLE / 1 settembre 2017 in Birdy

Alan Parker è un regista con una estetica ed una identità ben precisa, che di fatto non ha sbagliato quasi nulla in carriera, specie negli anni ’80. Nonostante questi meriti evidenti, resta una figura poco celebrata e ricordata.
Il regista britannico è noto per focalizzare l’attenzione sulle sofferenze ed insofferenze umane.
Qui l’approccio è leggermente più soft che in passato (fuga di mezzanotte e mississipi burning) ma non per questo meno tragico e pregno di significati.
Birdy è un ragazzo problematico, che vede nel volo l’occasione per lasciarsi i problemi della vita alle spalle (oppure a terra se preferite). Svilupperà una vera e propria ossessione.

Modine e Cage sfoderano due ottime prove d’attore, che se per il primo non c’è da meravigliarsi, per il secondo un minimo si…sicuramente tra i suoi ruoli migliori.

Un film giustamente premiato con il Grand Prix Spécial du Jury al festival di Cannes nel 1985.

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