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Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)

/ 20147.6827 voti

Se fosse stato meno manierista / 11 Novembre 2021 in Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

L’avrei amato molto di più, purtroppo il regista si diletta nel rendere i tanto decantati piani sequenza così insistiti da sfociare nello stucchevole.
Sceneggiatura sicuramente profonda e ricca ma sviluppata con un ritmo lento che unito alla ripetitività tecnica di cui sopra mi ha reso tutto il film pesante e a tratti difficile da seguire, peccato perché sicuramente ha dei bei messaggi (duri attacchi alla critica cinematografica, ad Hollywood e ai suoi divi che si sprecano in ruoli spesso banali e per niente artistici ma profumatamente pagati, a chi orbita attorno al mondo del teatro solo per il vil denaro, a chi non concede seconde possibilità e a chi invece se le prende, anche senza meriti, e sacrificando tutto sull’altare del proprio ego) e un paio di personaggi interessanti, ma davvero troppo autocompiacimento stilistico che lo appesantisce.
Ho però adorato il parallelismo tra Birdman e il Batman interpretato a suo tempo dal bravissimo Michael Keaton/Riggan Thomson e tutte le battute sull’attore ormai tramontato, il tracollo fisico eccetera eccetera, amaro ma allo stesso tempo divertente.
Emma Stone invece qui abbastanza defilata in un ruolo tutto sommato banale, finale criptico con il suo viso estasiato che non permette di capire bene la conclusione della storia (a naso direi che non dev’essere finito in modo tragico anche se la logica suggerirebbe il contrario).

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lezione di cinema / 9 Aprile 2020 in Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)

tecnicamente un mostro. Tutto è da oscar, piano sequenza fantastici, fotografia,musica. Il punto è che non mi ha lasciato emozioni, l’ho trovato fin troppo bacchettone ed auto esaltante. Comunque un grande lavoro di Inarritu

Birdman siamo noi / 21 Agosto 2018 in Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)

Assistete ad uno spettacolo di ombre cinesi messo in scena da diversi artisti; ognuno di loro modella le proprie mani e il proprio corpo a formare una figura che rappresenti qualcosa, che vi comunichi qualcosa. Rapiti, abbracciate con lo sguardo ognuno di loro lodandone la bravura e facendovi trasportare da ciascuno a “conoscere” un’angolo diverso del palco fino ad accorgervi che, riuniti tutti insieme al centro del palco, l’esercizio di ognuno, il contributo di ognuno è un segmento di un disegno più grande. L’immagine creata dall’unione delle ombre di tutti gli artisti richiama un pensiero e comunica un messaggio molto più grande, profondo ed interessante ed è allora che capite che grande spettacolo avete visto.

Riggan è un attore che in passato ha conosciuto la gloria della ribalta interpretando, in un film che ha avuto 2 seguiti, il supereroe che dà il nome alla pellicola ma che ora si trova praticamente disoccupato anche se non del tutto dimenticato. Per dare un nuovo slancio alla sua carriera si imbarca in un progetto tutto suo che consiste in una rivisitazione di un romanzo di Raymond Carver, “What We Talk About When We Talk About Love”, che scrive, dirige e interpreta insieme ad altri 3 attori. Sembrerebbe l’incipit per una commedia sulla magia del metateatro come ne abbiamo già viste a decine ma non è proprio così semplice; il film mette in campo diverse critiche a molti aspetti della vita quotidiana e del sistema cinematografico Hollywoodiano ma non risiede in questo il fulcro di un film che ci fa riflettere su noi stessi e la nostra società molto di più che sugli attori e sui film che vediamo ogni giorno al cinema.

Ogni personaggio del film, a modo suo, lotta per conoscere e capire il proprio ruolo nel mondo; ognuno di loro rifiuta l’etichetta che la società e la cultura generale vorrebbe affibbiargli. Lesley (Naomi Watts), l’attrice insicura che si sente intrappolata nel ruolo di ragazzina che prova a sfondare nel mondo del teatro senza mai sapere se ce l’ha fatta o no, il produttore Jake (Zach Galifianakis) che rivendica la sua importanza (“io sono quello che tiene a galla questo spettacolo” dice ad un certo punto); c’è l’attore bravo, Mike (Edward Norton), che sa di esserlo, presuntuoso e pretenzioso che in uno dei suoi momenti intimi dice: “quando sono sul palco non recito, sono mé stesso”, c’è la figlia del regista, Sam (Emma Stone), intrappolata nello stereotipo di ragazzina “poco di buono” con problemi di comportamento e droga; droga ed emozioni di cui abusa apposta per trovare la sua fuga e soprattutto c’è Riggan.

Lui è quello che tiene insieme e ci guida (letteralmente tramite i movimenti di camera e il montaggio usato con una bravura e tecnica sopraffina che ci danno quasi l’illusione che il film non abbia stacchi evidenti) attraverso la ragnatela di emozioni sue e dei suoi compagni di viaggio. Perchè sono tutti sulla stessa barca in balia della loro stessa fragilità e dubbi. Ma quali sono allora questi dubbi? L’esistenza. Che cos’è e cosa rappresenta nel mondo di oggi, cinematografico e reale? Nel momento in cui per me è vitale sapere di esistere di aver rappresentato qualcosa per qualcuno, di aver lasciato un segno del mio passaggio come faccio a sapere, ad essere sicuro di esistere per questo qualcuno? cos’è che davvero conta? cosa mi rende reale, vero, presente?

E’ una condanna ai film di Hollywood? Si questa e solo la spolverata di cioccolata sulla panna sotto la quale c’è un intero gelato di molti sapori. La condanna è per la società per la quale esisti solo se si parla di te su qualche blog, se ci sei su facebook, twitter o youtube dove il numero di visualizzazioni concretizza la tua esistenza, più ne hai più sei reale. Ma allo stesso tempo ti etichetta, ti categorizza; non sei più tu in quanto individuo, ma sei quello che hai rappresentato e lo sarai per sempre. Perfino nella scena in cui Riggan, chiuso fuori dal teatro scappa in mutande in mezzo alla folla, finalmente “messo a nudo” spoglio delle sue maschere viene additato sempre e solo come “guardate! Birdman!”; per il suo pubblico lui è sempre e solo quel personaggio (non si sono dimenticati di lui, ma lui non l’hanno mai conosciuto, conoscono solo il suo personaggio, lui in quanto Riggan non esiste). E’ una condanna che grida Mike al pubblico del teatro quando dice “smettetela di guardare il mondo attraverso lo schermo del vostro telefono e provate ad avere un’esperienza autentica” e che ribadisce Riggan parlando all’ex moglie quando le dice che avrebbe voluto non aver ripreso la nascita di sua figlia perchè così facendo quel momento se l’è perso, lui non c’era, è un ricordo che non sarà suo. E’ una condanna che dice la figlia al padre quando facendogli vedere le visualizzazioni ottenute dalla sua corsa nudo per strada gli dice “che ti piaccia o no, questo è il potere”. E’ una condanna che sussurra di continuo la voce di un Riggan passato a se stesso “smettila di cercare di essere originale, diverso e profondo, in una parola unico, lottando e torturandoti contro un sistema che tanto non ti stimerà per questo e torna ad essere quello che eri, torna tra le rassicuranti barriere di un clichè, superficiale e banale che il pubblico riconosce (capisce?), vuole e ama.

E a Riggan in questo naufragare nella barca con questi attori di cui condivide lo smarrimento, a volte, arrivano le voci di due personaggi fuori dal coro. Una è l’ex moglie che non fa parte di questo meccanismo, è esterna al gioco delle maschere e delle parti e gli lancia un monito, parlando dell’incrinato rapporto con la figlia, che però non arriva ad un uomo ormai smarrito “non devi tentare di essere un buon padre, ma solo esserle accanto, esserci per lei”, come a dire non fare la parte del padre (ancora un etichetta) ma si te stesso, esisti; l’altra è la critica cinematografica, Ms Dickinson, che vuole stroncare lo spettacolo di Riggan perchè per lei lui rappresenta la facezia dei personaggi famosi che in preda a crisi artistiche credono di ritrovare la benedizione attraverso il teatro, dissacrandolo. Gli dice dopo uno scambio durissimo “tu sei una celebrità, non un attore, siamo chiari su questo”; di nuovo, tu non esisti, sei solo famoso per la maschera che hai portato e che continui a portare.

E poi all’improvviso c’è il monologo di Macbeth urlato con rabbia in mezzo alla strada da uno squinternato che racchiude e ribadisce lo stesso messaggio:

“La vita è solo un’ombra che cammina,
un povero attore
che si dimena sopra un palcoscenico
per il tempo assegnato alla sua parte,
e poi di lui nessuno udrà più nulla:
è un racconto narrato da un idiota,
pieno di grida, strepiti, furori,
che non significa nulla! “

Bellissimo.

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LIVELLI CAPOLAVORO / 14 Ottobre 2016 in Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)

il mio 9 è più per aumentare la media, ma ciò non vuol dire che non lo merita: un piano sequenza (finto) che dura per tutto il film, un attore più in parte dell’altro, una metanarrativa che si incrocia con almeno tre piani di lettura, raro caso in cui la pioggia di OSCAR è più che meritata.

Uomo uccello / 1 Giugno 2016 in Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)

La camera non smette di muoversi, segue il nostro personaggio e tutto ciò che lo circonda, ci mostra la sua disperazione e il suo tentativo di risorgere, di mostrarsi come attore di valore, di non morire. L’utilizzo della camera è proprio ciò che rende particolare questo film, perché lo muove, lo rende vivo, la domanda è: sarebbe così bello anche con un montaggio classico?

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Straordinario / 23 Febbraio 2016 in Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)

Che film, signori, che film! Una trama estremamente coinvolgente, una regia perfetta, un cast perfetto, accompagnati da una realizzazione tecnica sublime! Non riesco veramente a capire come questo film possa essere considerato “brutto” o “noioso”. Michael Keaton ed Edward Norton dimostrano ancora una volta di essere fenomenali, e anche il resto del cast funziona alla grande. Capolavoro.

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Io e Inarritu non ci prendiamo proprio / 20 Ottobre 2015 in Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)

Con Inarritu ho sempre avuto un rapporto controverso. Tra i suoi film che ho visionato(“21 grammi”, “Babel”, “Birdman”), nessuno dei tre mi ha veramente colpita, anzi mi hanno quasi lasciato del tutto indifferente. Con questo non voglio dire che sia sopravvalutato, il talento c’è e si vede, ma posso confermare ora con certezza che non è un regista adatto a me.
Nei confronti di “Birdman” avevo alte aspettative, coadiuvate dalle tante recensioni positive lette da me in questi mesi e per la presenza nel cast di due attori che, chi un modo e chi nell’altro, mi piacciono molto, Michael Keaton ed Edward Norton.
Beh, ne sono rimasta delusa, o perlomeno non era quello che mi aspettavo. Non ho nulla da dire per quanto riguarda il punto di vista tecnico, registico e attoriale, ma francamente è un film che oltre a non avermi entusiasmato mi ha anche annoiata in alcuni punti, troppo intellettuale e narcisista per i miei gusti, un film che poteva essere interessante(l’idea dii base di criticare aspramente il sistema-spettacolo americano è ottima, ma alla fine si perde in un’autoreferenzialità che ho trovato un po’ fastidiosa.
Tutt’altro discorso per quanto riguarda gli attori, Michael Keaton, a mio parere da sempre sottovalutato, dimostra ancora una volta di essere un ottimo attore e Edward Norton, beh, per me rappresenta quasi il Dio della recitazione(non esiste al momento attore più bravo di lui, mio parere personale).
Mi dispiace ma mi aspettavo qualcosa di diverso. Inarritu è sicuramente un ottimo regista, forse uno tra i migliori della sua generazione, ma io e lui non ci prendiamo proprio.

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CAPOLAVORO ASSOLUTO / 23 Settembre 2015 in Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)

Ma stiamo scherzando? Questa è stata la mia espressione dopo aver visto questo Capolavoro. Non ci sono parole per descriverlo.
Un cast fenomenale,una fotografia che ”Che ve lo dico a fare”,una regia incredibile. Uno spettacolo teatrale sul grande schermo. Una sceneggiatura meravigliosa. BRIVIDI.

22 Agosto 2015 in Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Carina l’idea del piano sequenza unico, senza intervalli per i salti temporali .
Come aspetto negativo però, secondo me, una seconda parte un po lunga.
Per contro, ho apprezzato la bizzarria dei superpoteri del protagonista, dei suoi dialoghi con l’alter ego in maschera e i suoi voli sui cieli di Broadway. Momenti stranianti e godibili.
Tra le tante cose Io ci ho visto anche una critica allo snobismo nel mondo della critica teatrale: la recensione finale al suo spettacolo, quella letta nella camera dell’ospedale, secondo me non voleva dire nulla, tanto era pomposa.
Altro elemento che ho notato nei protagonisti è l’incapacità di essere felici nonostante tutto.

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Pillole random / 22 Agosto 2015 in Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Molto avete già detto su questa buona prova di Inarritu; mi limito a ribadire la mia sorpresa per l’altissima qualità tecnica del film: colonna sonora, inquadrature e scelte di regia davvero raffinate.

Ho trovato però più debole la seconda parte rispetto alla prima, con alcune scene abbastanza prevedibili data la tematica della commistione realtà/finzione (cfr. sostituzione della pistola); come ho letto su mymovies, la bulimia creativa del regista inanella troppi finali e rende poco pregnanti gli ultimi 20 minuti di pellicola.

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Riflessioni / 6 Agosto 2015 in Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)

Penso solo una cosa.. che chiunque qui abbia detto che questo film faccia schifo dovrebbe iniziare a rendersi conto che non capisce molto di cinema, a mio modestissimo parere. Questo film da tutti i punti di vista ( regia, fotografia, colonne sonore, luci etc etc ) è un capolavoro OGGETTIVAMENTE parlando.
Se la tematica del rapporto Personaggio-Attore, la base di questo film, non è chiara a tutti, non possiamo farci niente. Inarritu qui, con delle riprese assurde senza nessuno stacco evidente, ci fa entrare totalmente nell’ottica dell’Attore, il quale è convinto di essere il Personaggio ed è convinto che le azioni che compie, come volare o usare la telecinesi, siano vere.
A mio parere uno dei miglior film degli ultimi tempi, stra consigliato.

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Tutto ciò che volevo era essere amato / 5 Agosto 2015 in Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)

Avviciniamo per un momento la telecamera. Quel tanto che basta per distorcere l’immagine invece che inquadrarla. Quando arriva il momento di non accontentarsi. Di cercare di più, di volere di più. Quando si vuole smettere di essere una comparsa. Perché è facile per un attore fare il supereroe. Tutti ti ammirano. Molti ti idolatrano.
Ma la domanda che ci pone Birman è un’altra: dobbiamo lasciare che il cinema diventi solo questo? Dobbiamo lasciare che ogni attore, grande o piccolo che sia, si riduca a una sola icona?
Sarebbe inutile sottolineare l’aspetto più immediato della critica che propone il film: molti film sui supereroi sono operazioni commerciali studiate a tavolino.
E queste inquadrature vorticose, questo piano di sequenza che porta a girare scene lunghe anche dieci minuti è solo manierismo? No
E’ rifiuto di un certo tipo di cinema. Di un cinema spettacolare, certo, ma vuoto e privo di ispirazione. Ispirazione che invece in Birdman abbonda, aprendo talmente tanti bivi che non possono fare a meno di convergere in un’unica direzione.
E la stessa inquadratura a cui siamo abituati al cinema si attornia , si deforma fino a sembrare neanche più cinema. E le lunghe scene cercano in qualche modo la difficoltà tecnica del teatro. E questo potere che il protagonista si illude di avere, come un talento recitativo che si illude di possedere, sostituisce quel vuoto incolmabile che si è formato. Quel sogno realizzato in parte, quel senso di inespresso. Vuole essere un grande attore. Perché essere un grande attore significa avere celebrità. E la celebrità significa amore per un uomo moderno, che per tutta la vita ha confuso l’amore con l’ammirazione
E Birdman non è altro che ciò che rimane di lui, un’impronta di pazzia che non può che lasciare caos alle sue spalle.
Mi risulta difficile stabilire se Birdman è il miglior film dell’anno.
Ma senza dubbio è un miglior film.x

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Inguardabile / 29 Aprile 2015 in Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)

Prima volta in vita mia che esco prima dal cinema per quanto sia brutto ciò che vedo.
Il film più noioso che abbia mai visto , praticamente non ha trama ed è un ‘ininterrotta auto-celebrazione del regista per far vedere che sa usare il piano sequenza.
TUTTO cosi.
Almeno i primi 45 minuti , poi sono scappato.

13 Aprile 2015 in Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)

Bel film vincitore di quattro Oscar, difficile da etichettare (e questo piacerebbe al protagonista Riggan Thompson come dimostra il dialogo con la critica teatrale).
Riggan Thompson (un grande Michael Keaton, che ha molto in comune con il personaggio) vuole riscattarsi come attore e staccarsi dalla figura che lo ha reso celebre, Birdman (critica ai fumettoni che ultimamente imperversano sullo schermo). Per fare questo dedica anima e corpo a uno spettacolo teatrale basato su un’opera di Raymond Carver; inoltre deve cercare di recuperare il rapporto con la figlia disintossicata Sam (una splendida Emma Stone).
L’arrivo nel cast della piece del bravo attore Mike Shiner (Edward Norton sempre bravissimo) aumenterà il livello dello spettacolo ma allo stesso tempo causerà notevoli dissidi tra il cast. Infatti Mike scambia palcoscenico con la realtà, pretendendo il vero sulle scene ma facendo abbastanza il falso al di fuori; questo compromette anche il suo rapporto con l’attrice Lesley (Naomi Watts).
Alcune scene sono splendide, cito soprattutto lo sfogo di Sam con il padre; altre più imbarazzanti e simpatiche (la scena di Mike sul letto con Lesley oppure la camminata di Riggan in mutande per le strada). Riggan è in conflitto perenne con Birdman (che rappresenta un pò la sua coscienza).
Nel resto del cast da citare un sorprendetemente serio Zach Galifianakis (la saga di Una notte da leoni nel suo curriculum) nei panni dell’agente di Riggan, Andrea Riseborough (vista in Oblivion) nell’altra attrice dello spettacolo nonchè amante di Riggan, Amy Ryan (nomination per Gone baby Gone) è l’ex moglie di Riggan.

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QUANDO ESSERE UNA CELEBRITÀ NON SIGNIFICA ESSERE UN ATTORE! / 20 Marzo 2015 in Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)

Un grandioso Michael Keaton è Riggan Thomson in Birdman, o (l’imprevedibile virtù dell’ignoranza) l’ultimo lavoro di Alejandro González Iñárritu, che ha fatto incetta (meritatissima!) di premi agli Oscar 2015.

Riggan è un attore decaduto che ha avuto tutto dalla vita grazie al successo di un suo personaggio, il supereroe Birdman. Affammato di gloria e in lotta con il suo alter ego cerca il riscatto tra i teatri di Times Square, portando in scena un adattamento di Di cosa parliamo quando parliamo d’amore di Carver. Ma Broadway non è Hollywood e Riggan si ritrova a fare i conti con la dura realtà. Una cosa è solo una cosa, non quel che si dice di quella cosa, recita una frase sul suo specchio, ma lo stesso specchio gli rilancia l’immagine di quello che non può non essere, la celebrità Birdman. Tra etichette e giornalismo da due soldi, Riggan cerca di superarsi, diventando finalmente attore. Cast superlativo, dove spiccano Emma Stone e ovviamente Keaton, a cui va il merito di aver saputo giocare sul suo passato (il riferimento a Batman è lampante!) superandolo. Ma Riggan riuscirà a far tacere Birdman?

Senza peli sulla lingua, varcando il confine tra realtà e finzione, Iñárritu ci regala un mostruoso esercizio di metacinema, aiutato da un piano sequenza continuo (reso grazie al digitale da Lubezki) e ci obbliga ad invadere i corridoi di Broadway, a mettere il fiato sul collo dei protagonisti, a sbirciare morbosamente nella loro intimità, il tutto sulle incalzanti note di una batteria.

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Riusciranno ad etichettare questo barattolo? / 10 Marzo 2015 in Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)

Sembra pazzesco recensire un film che demolisce la critica letteraria definendola come una sorta di operaia la cui unica mansione è applicare etichette alle produzioni artistiche, come se fossero barattoli. Ma con questo film non basta,no,con Birdman è necessario aprire il coperchio: il dramma dell’attore Riggan Thomson (interpretato da Michael Keaton) ricordato unicamente come Birdman, una trilogia che aveva riscosso un gran successo quasi 20 anni prima, che si dimena tra il desiderio di scollarsi la maschera di uomo/uccello agli occhi del pubblico e il suo essere ancora intrappolato in quel personaggio; la figlia interpretata da una bellissima Emma Stone, che trascurata da un padre il cui unico obbiettivo è evitare che il sipario per lui sia chiuso per sempre, ha a che fare con problemi di droga e con un capriccioso attore di Broadway (Edward Norton). Il tutto è racchiuso in una cornice intrecciata con diversi filoni che si mescolano fra loro fino a non essere identificabili come conferma anche un finale aperto: questo è un barattolo che non in molti riusciranno ad etichettare.

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Rivoglio i soldi / 8 Marzo 2015 in Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)

Se ci fosse stato il “Soddisfatto o rimborsato” ieri sera sicuramente avrei rivoluto indietro il prezzo del biglietto… Una noia mortale questo pseudo capolavoro, dopo i primi quandici minuti avevo già il sospetto di aver pescato male, fidandomi solo del palmares, dopo mezzora mi mancava già l’aria e mentalmente ho cominciato il conto alla rovescia sperando di uscire dalla sala prima possibile. Purtroppo a questo punto credo di non avere lo spessore del Critico Cinematografico, se a tanta gente questo film è piaciuto, il limite deve essere mio, come lo spettatore medio, devo avere una traccia da seguire nel film (trama), quando questa latita, od è abilmente nascosta, mi perdo, quando poi in una opera pseudo intellettualoide, si inseriscono spezoni dagli alti effetti speciali, capisco che il prodotto è semplicemente un bluff. No perchè se qualcuno vuole mettere questo Birdman sullo stesso piano ad esempio di Qualcuno volò sul nido del cuculo, allora discutiamone…. Cosa c’è da premiare in questo film, forse la maestria di due ottimi mattatori, che nonostante testi e dialoghi da asilo infantie riscono insieme ad una colonna sonora, tanto discutibile quanto fastidiosa, a portarci tra uno sbadiglio e l’altro verso gli anelati titoli di coda…. In sostanza voglio non per partito preso, ma solo per amicizia e amore verso quest’ arte sconsigliarvi la visione di questa cervellotica, e discutibile pellicola.

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Tecnica e creatività / 2 Marzo 2015 in Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)

Come tutti i film acclamati, c’è chi lo considera un capolavoro e chi lo demolisce, forse volendo andare un po’ controcorrente.
Personalmente l’ho trovato ottimo, dalla sceneggiatura alla regia. I piani sequenza sono qualcosa di fantastico (forse non ho mai visto film così, o forse non ci ho mai fatto caso), ti coinvolgono nella scena: come non sentirsi persi nei lunghi corridoi del backstage del teatro? Credo che il premio alla fotografia sia stato assegnato piuttosto per questa cosa dei piani sequenza (penso sia difficilissimo preparare un set per 10-15 minuti di piano sequenza senza poter modificare più di tanto la posizione delle luci di scena).
Fantastico Michael Keaton, non ho visto “La Teoria Del Tutto”, ma probabilmente l’Academy preferisce personaggi più deboli fisicamente (Eddie Redmayne e Julianne Moore docet) che non psicologicamente – come lo è Keaton in questo film.
Ho apprezzato anche Edward Norton e pure Emma Stone (ma che occhioni ha?!).

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Peregrinazioni di un cinepresa viva / 2 Marzo 2015 in Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)

Per me una grande sorpresa. Fino a un certo punto addirittura grandiosa, diciamo approssimativamente i primi 40 minuti del film, durante i quali sentivo dentro di me di aver trovato qualcuno degno di riempire il tragico vuoto lasciato dall’immenso Altman. Non voglio assolutamente dire che quello di Iñárritu sia un calco del cinema altmaniano, sarebbe ingiusto nei confronti del regista messicano che ha indiscutibilmente un linguaggio cinematografico tutto suo. Voglio soltanto dire che questo bellissimo Birdman me ne ha ricordato la sfrontatezza, la libertà, la fantasia, quel gioco disinvolto e felice con il surreale. Oltre alla scelta di un soggetto carveriano (come per Short Cuts, 1993), ho notato alcuni richiami – ignoro se si tratti di tributi o miei castelli in aria – all’opera ultima del regista di Kansas City, cioè quello struggente “A Prairie Home Companion”, a partire dall’ambientazione dietro le quinte e l’inquieto vagare della telecamera tra pertugi e cunicoli a catturare un dialogo e poi un altro, tale che la cinepresa di Iñárritu sembra quasi un animale vivo, che bighellona qua e là annusando ogni possibile set. In questo senso, uno dei “marchi di fabbrica” del regista messicano è quello di “dimenticare” la telecamera, lasciando ferma una inquadratura anche quando i protagonisti sono ormai usciti dal campo (una versione del cosiddetto ‘campo vuoto’).
Per concludere le analogie con APHC, ho notato infine come il personaggio della bravissima Emma Stone risulti molto simile a quello di Lola Johnson, interpretato dalla bella dannata Lindsay Lohan.
Michael Keaton è in un ruolo cucito alla perfezione, nessun altro in nessun altra maniera avrebbe potuto essere più Birdman di lui; chissà, forse paradossalmente sono proprio panni così perfettamente aderenti a scoraggiare quelli dell’Academy. Edward Norton qui mi è piaciuto molto, nonostante io lo abbia sempre considerato uno degli attori più sopravvalutati di Hollywood. Magnifiche la Watts e la Riseborough.

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mmmhh… vediamo…. / 28 Febbraio 2015 in Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)

Senza dubbio un film eccellente sotto l’aspetto artistico. Regia minuziosa, tecnica e molto affascinante. Inquadrature, dialoghi, attori. C’è tutto. Eppure è un film difficile da digerire… forse perchè è difficile parlare dell’io che vuole sopraffarci, o sottometterci, in cui rimaniamo vittima sofferente. Non so se la statuetta del miglior film se l’è meritata (forse avrei preferito il Budapest Hotel…) ma senza dubbio è il cinema fatto con la testa sulle spalle. E quel mescolarlo al teatro? poetico e realistico. Per quanto sono perplesso, un 7 se lo merita!

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Miglior film 2015? / 25 Febbraio 2015 in Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)

Il film è sicuramente bello e assolutamente piacevole. Ho tentato con tutte le mie forze a coglierne un senso nascosto ma , non so se sono io il problema o se un senso nascosto effettivamente non esiste, non ce l’ho trovato. Possiede in ogni caso un grandissimo pregio; quello di denunciare quel lato del cinema che rappresenta, per citare Edward Norton nel film, il “genocidio culturale” messo in atto dai cosiddetti “blockbuster” tanto spesso criticati nel film, una volta apertamente e l’altra celatamente

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25 Febbraio 2015 in Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)

Sicuramente sono controcorrente ma l’ho trovato molto noioso e poco da Oscar.

Molto bravi Edward Norton e Michael Keaton….ma non lo rivedrei mai e non lo avrei premiato.

P.S. Il retaggio del proibizionismo mi fa sempre sorridere (la busta intorno alle bottiglie per bere alcolici all’aperto a NY e non solo).

ICARO / 24 Febbraio 2015 in Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)

Birdman o l’imprevedibile virtù dell’ignoranza è un film sull’Ego che recita il motto “io non esisto” quando in realtà cerca d’imporre se stesso.
Alejandro Gonzalez Inarritu abbandona il montaggio serrato e il perfetto intreccio narrativo di 21 Grammi- Il peso dell’anima, per un film completamente imprevedibile.
Riggan Thomson è un attore d’enorme popolarità che molti anni fa ha interpretato Birdman, supereroe di fama mondiale. Ora vive dei giorni frenetici nell’attesa della prima teatrale di uno spettacolo impegnato, scritto, diretto e interpretato da lui stesso come una possibilità di riscatto. Vuole dimostrare di essere un vero attore spogliandosi della tanto acclamata celebrità, “poiché la popolarità non è altro che la cuginetta zoccola del prestigio”. Tuttavia lo spettacolo si trasforma in “una versione minimizzata e deformata” di Riggan/Keaton stesso… (continua su http://goo.gl/QyyWPu)

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Siamo quello che appariamo / 24 Febbraio 2015 in Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)

Tutto piano sequenza. Mille spunti di discussione: futilità della fama (via social), inutilie film commerciali che incassano, dinamiche familiari che spesso falliscono, vuotezza della vita. Colonna sonora top. Da vedere

Chapeau / 24 Febbraio 2015 in Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)

Da amante di Iñárritu ero molto scettico all’uscita del film. Sapevo che sarebbe stato molto diverso da Amores perros, 21 grammi, Babel o Biutiful. Proprio quando non te lo aspetti Iñárritu scrive e dirige un’altra opera artistica di assoluto livello. Ciò che è più evidente in Birdman è la serrata critica al cinema mainstream, al cinema che nasce per piacere ad un mucchio di idioti, al cinema fatto di effetti speciali, di costumi e di maschere, al cinema che non rappresenta più L’ARTE (perché questa è la cosa fondamentale, l’arte). Birdman è il viaggio introspettivo di un ex divo di Hollywood che cerca disperatamente il successo perduto, cerca di ricucire i rapporti familiari e cerca di scacciare i vecchi fantasmi che lo tormentano. Michael Keaton si cala benissimo nella parte, d’altronde dopo aver svestito i panni di Batman anche per lui è stato difficile ripartire. Applauso a tutto il cast e soprattutto ad Iñárritu, che si conferma per la quinta volta consecutiva un Regista con la R maiuscola.

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16 Febbraio 2015 in Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)

E sicché mi son deciso a vedere Birdman, con non poco patema d’animo, visto che la sua fama lo precedeva.
Se ne parlava un gran bene…vediamo Birdman ma senza farci influenzare dagli elogi né dall’innata voglia di voler fare bastian contrario.
Poi lo vedi e…è un film. Normale…regolare, né più né meno. Noioso? No di certo. Fatto male? Nemmeno. Anzi, tutta la storia in un unico finto piano sequenza neppure mi dispiace (ai miei occhi un po’ sì). Però non capisco dove sia tutta questa gran cosa. Lo vedo e penso…”vabbé, stanno cercando di dire cosa? Che i fili di Hollywood sono solo commercialate? Sai la novità…” però proseguo speranzoso che accada dell’altro. Ma non accade.
Trovo interessante il discorso con la critica al bar, tra l’attore uomo-uccello e la critica donna-arpia. Quello sì, m’è piaciuto, mi ha dato un po’ a pensare quale sia il potere in mano ai critici e se non siano tutti davvero artisti che non sono riusciti ad arrivare a causa, fra le altre cose, anche della loro pigrizia.
Piccolo esame di coscienza -finito-
E il finale? Dio benedica Emma Stone e il suo viso, i suoi occhi, i suoi capelli…ma chiuda con sette secondi d’anticipo.
Tutto il brodo è un qualcosa che trovo, sinceramente, stucchevole. Non stupisce che a qualcuno questo film debba forzatamente piacere…perché se non vi piace siete degli ignoranti buoni solo a vedere esplosioni MichaelBayane e interi caricatori di mitragliatori scaricati contro un solo uomo, senza neppure colpirlo, peraltro.
Fate il discorso filosofico sull’attore che non riesce ad uscire dai panni che Hollywood gli ha ricamato addosso? (n.b. se li è volutamente fatti ricalcare) Non so…non ci vedo la gran tragedia che dovrebbe essere insita nelle riflessioni di questo genere, forse perché non sono un miliardario attore di Hollywood con la villa a Malibu, mi risulta difficile immedesimarmi nella loro miserrima esistenza post-celebrity.
A fronte di ciò rimango un tantinello deluso da questo film. Non aggiunge nulla di nuovo a cose che sono già state dette in passato da altri film o libri o cartoni animati o dipinti o parole al vento.

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Ma siamo sicuri? / 16 Febbraio 2015 in Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)

Sono rimasto un po’ così, come il titolo della mia recensione, dopo aver visto Birdman. E qui mi chiedo francamente, se sono io o sono gli altri che sbagliano, tantè però che la vita ci permette di avere opinioni differenti e quindi eccomi qua. Non mi è piaciuto? No, affatto, la storia di per se mi è piaciuta anche abbastanza. Una bella parabola di come Hollywood sia nettamente in declino e i suoi attori siano tutti nel bordo del precipizio, questo non toglie che il film secondo il mio parere contenga abbastanza pecche. Il ritmo tutti hanno adorato la batteria, io l’ho trovata fastidiosa nel ritmo già altalenante del film. La fotografia seppur bella, credo sia stata un po’ sfruttata male e poteva dare molto di più ai fini della pellicola. Gli attori: bravissimo Keaton e interessante Galifianakis ma il resto? Naomi Watts, Edward Norton e Emma Stone mi sembravano scelti a caso quasi all’ultimo.
Un film piuttosto singolare, che forse perdonatemi, rientra nel: o lo ami o lo odi. Ma in me fa nascere una bella polemica sull’esclusione di Interstellar agli oscar che non aveva nulla, assolutamente, di meno di Birdman.
Rimane comunque da lodare la complessità degli intrecci emotivi della storia e dello stile narrativo/ registico. Su quello tanto di capello.

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15 Febbraio 2015 in Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)

Davvero, a me questa cosa di un unico piano sequenza di due ore non è che mi piaccia molto, anzi, mi ha fatto venire pure mal di testa, peggio dei film in 3D. Se non altro, probabilmente la cosa era essenziale per la resa del progetto, che altrimenti sarebbe sembrato un delirante film dalle battute un po’ mmmboh, forse banali, forse anche la sceneggiatura lo è un po’, però c’è da dire che è sicuramente al passo coi tempi.
Non dico che tutte le battute mi siano sembrate, per l’appunto, banali, ma alcuni concetti essenzialmente lo sono. Insomma, il solito delirio, frasi che ti aspetti di sentire in un film del genere e parole che ti aspetti escano dalla bocca dell’attore.
Che ci posso fare, sono una nostalgica, rimpiango i tempi di 21 grammi. Tecnicamente parlando Birdman è oltre (verso l’infinito ed oltre), ma non credo sia esattamente il mio genere di film. Troppi numeri e poca sostanza, tutto sommato (non ai livelli di Cuarón con Gravity, comunque – quello proprio tutto fumo di grande impatto grafico e niente arrosto).
Davvero un bel cast, spiccano Keaton e Norton, e direi che questa sarebbe la volta buona di dare una bella statuetta ad Ed, se l’è meritata in molte altre circostanze e questa interpretazione non è altro che la riprova della sua bravura.
Emma Stone che ve lo dico a fare, sono di parte di brutto con lei, è brava forte per me, punto. Non c’è da ritrattare.
Un bel film, non il mitico capolavoro professato da molti, ma davvero fatto bene. Ma onestamente Wes Anderson tutta la vita, spero gli vada meglio quest’anno, anche se dubito fortemente che Grand Budapest Hotel possa fare incetta di premi come Boyhood o Birdman, per l’appunto. E’ un peccato, perché li meriterebbe.

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13 Febbraio 2015 in Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)

Michael Keaton… Finalmente…
Dopo diversi film visti con lui come attore ecco quello in cui posso dire: BRAVO!!!
(Oddio… Credo che prima non è che non dormisse senza il mio giudizio positivo… )
Riggan Thompson è un attore che vuole essere riconosciuto come non solo il personaggio che lo ha reso celebre (Birdman) ma anche come attore di teatro.
Da qui il film…
Un unico piano sequenza molto ingegnoso, con varie sfaccettature dei vari personaggi. Storie intrecciate ma unite dalla telecamera (ormai la tecnologia è incredibile… la telecamera passa d’avanti allo specchio e non si vede… strabiliante più di Spiderman che salta da un palazzo all’altro…). Edward Norton, odioso nel film quanto bravo, è una spalla eccezionale.
Un film dove la realtà è impreziosita dalle visioni di Riggan… Ma sono visioni soltanto?
Una ricerca di se stessi per poter essere accettati e riconosciuti come uomini e non come etichette… Il ritrovarsi nella eterna lotta della sopravvivenza soprattutto con noi stessi. Cosa spesso molto difficile da superare. Con problemi, delusioni, dolori, e fallimenti di vario genere.
Piacevolmente sorpreso…
Bravo Michael…
Bravo Iñárritu.
Ad maiora!

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11 Febbraio 2015 in Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)

L’esperimento metacinematografico di Iñárritu è a mio parere una riuscita satira di Hollywood, delle sue regole e dei suoi vizi e virtù e l’idea di far interpretare i personaggi ad attori che hanno rapporti col mondo dei cinecomics rende il film ancora più sfizioso. Alla sceneggiatura piuttosto ricca di dialoghi, molto piacevoli ed esplorativi, si affianca, inutile dirlo ormai, la regia perfetta e sfarzosa di Iñárritu, fatta di infiniti piani sequenza impreziositi dalla fotografia divina di quel Lubezki che ammirerò e stimerò fino alla morte. Credo che l’uso insistito dei piani sequenza abbia contribuito a dispiegare una certa atmosfera che ho colto lungo l’intero film; è una sorta di rincorsa di sé stesso quella che fa il personaggio di Keaton e ai momenti più sinceramente bizzarri e ridanciani sono affiancati altri momenti piuttosto cupi, che si leggono molto bene negli occhi incavati di Keaton. Perfino il suo alter-ego fumettistico ha in sè qualcosa di ridicolo e inquietante allo stesso tempo. Edward Norton ed Emma Stone (e gli altri) sono in gran spolvero e forniscono prestazioni piuttosto urlate, un po’ com’è tutto il film: esagerato nel migliore dei modi possibili, tecnicamente ineccepibile e dal finale esagerato e un po’ sibillino.

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I centocinquantamila anni di esistenza / 10 Febbraio 2015 in Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

L’unicità della rappresentazione – a partire dal piano sequenza lungo un’intera pellicola – non coincide con l’effettiva messinscena in cui vi è una tangibile coesistenza di momenti, pensieri e riflessioni che sembrano quasi scollegarsi dalla trama ( forse più di una ) e vagare privi di ancoraggio immersi nella loro solitudine. Questo isolamento lega tra loro anche i personaggi, ognuno con le proprie crisi, paure frustrazioni, ma che calcano la scena per dare sostanza all’apoteosi del fallimento personale messo a tacere dal bisogno di riscatto.

Riggan Thompson è Birdman , l’uomo uccello. Michael Keaton è stato Batman , l’uomo pipistrello. Inutile sottolineare le copiose analogie tra le due personalità che hanno reso le intenzioni del regista ancora più d’effetto. Thompson e Keaton hanno raggiunto l’apice della loro carriera per merito di un supereroe che in qualche modo li ha ridotti a semplice declinazione dell’eroe stesso.

Durante la memorabile parata in mutande a Times Square, la folla riconosce Riggan, però non grida il suo nome ma quello di Birdman. Ancora una volta, il nome di quel dannato uomo uccello. E’ come se, malgrado la sua voglia di recidere i legami che lo hanno costretto ad immagine, quella di un poster la cui visione ora gli è insopportabile, di fatto, non si fosse mai tolto la maschera. E’ un uomo alla ricerca di se stesso, privo di identità o, forse, desideroso di ri-crearne una con la quale apparenza e sostanza possano coincidere: uno specchio che per la prima volta mostri il riflesso di ciò che è.

L’irrealizzabilità di questa aspirazione nasce dal fatto che la realtà intrisa di distorsioni, alterata dalla presenza di nuovi mezzi di comunicazione, porta l’individuo a perdersi in una commistione di mondi dove tutto è, e, nello stesso istante, non è. Ciò rende difficile la ricerca della verità e di potersi in qualche modo definire. La conclusione è miserabile poiché si riduce alla necessità che si debba appartenere al sistema per poter essere o che bisogna iscriversi su facebook, riempire una bacheca di irrilevanti opinioni per dire di esistere davvero.

Chi è Riggan? Un artista o una celebrità?
Ritornare alle origini dell’arte attraverso il teatro, mettendo in scena una datata opera letteraria , potrà davvero riscattarlo? Cos’è che egli cerca con smania quasi impaziente se non un consolante e, nel contempo, edificante consenso? L’approvazione degli altri è fondamentale e, che sia data dal pubblico pagante o dalla critica o dai suoi colleghi, poco importa. Ma tutto ciò è inutile perché il protagonista cerca sicurezza da un contorno umano che non stima e che in fondo gli è indifferente, poichè troppo preso dalle proprie turbe mentali. La massa è ignorante ed in parte è identificata nelle opinioni dell’onirica presenza che accompagnerà Riggan nel corso dell’intero film ( vuole un Birdman 4, un mucchio di effetti speciali così ben congeniati da far dimenticare l’importanza dei contenuti ); la critica etichetta, produce parole vuote che non esprimono emozioni. Si erge a giudice, innalza un’opera o la declassa in base a gusti personali. Spesso non ha neppure idea di cosa stia disapprovando. L’apice dell’inverosimile insensatezza viene raggiunto con l’articolo uscito appena dopo l’ultima esibizione, dal titolo “L’imprevedibile virtù dell’ignoranza “ che mi ha ricordato molto un aneddoto simile presente nel primo episodio della stagione Black Mirror “ ; ed infine i colleghi, che sono attori proprio come lui, bramosi di attenzioni ed altrettante rassicurazioni.

Far parte di un disegno, innalzarsi ad esseri speciali, è un bisogno che ci accomuna. Ognuno di noi vive questo aspetto in modo personale, ma per chi lavora nel mondo dello spettacolo, la purezza di questo concetto viene intaccata dall’ego e diventa ossessione, dando origine a uomini vanagloriosi ed egoisti, nei casi peggiori.
Fa riflettere la conversazione tra Riggan e la moglie. Egli confessa che sarebbe una grande disdetta se un aereo precipitasse con dentro lui, l’ignaro George Clooney e una massa urlante in preda al panico. Come possa essere frustrante immaginare che, a seguito della tragedia, sui tabloid il suo nome passerebbe in secondo piano vista la maggior fama di cui l’attore hollywoodiano gode. E’ un discorso che per i “non famosi” non ha senso. Nessuno di noi dedicherebbe un pensiero così inconsistente in una simile circostanza.

Mentre quasi tutte le personalità che ruotano attorno al protagonista cercano di proteggerlo, di consolare le sue altalenanti esitazioni con bugie delle volte un po’ “bastarde”, una fra tutte: Martin Scorsese che vuol fare provini per il cast di un film che non uscirà mai.

Il coraggio di gridare la verità, di smascherare le finte intenzioni, spetterà alla figlia Sam, interpretata da una convincente Emma Stone che, in uno dei dialoghi padre-figlia – a mio avviso tra i momenti più incisivi della pellicola- fa emergere tutte le contraddizioni e gli autoinganni di Thompson: l’arte come pretesto per la realizzazione personale, l’indifferenza degli altri e verso gli altri (legami affettivi compresi), il terrore di non essere nessuno. E’ una verità che ci risveglia, che fra crollare intere sovrastrutture che da sempre disperatamente continuiamo a costruirci. Non può essere diversamente: non contiamo nulla. Non siamo che il metaforico quadratino di carta igienica (difficile non prestare attenzione alla scelta del mezzo), i trattini allineati, i centocinquantamila anni di esistenza che ci ricordano inesorabilmente come il nostro ego e le nostre ossessioni siano del tutto insignificanti.

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Sparare a Pallettoni nel Mucchio / 8 Febbraio 2015 in Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)

Fin troppo palese la deriva altmaniana e smaccatamente metacinematografica verrebbe da dire, un’ovvietà (voluta) che si perde in un bicchier d’acqua tra l’innocuo e il ridondante seppur dagli apprezzabili (e sinceri?) intenti.

7 Febbraio 2015 in Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)

Quasi un unico, lunghissimo piano-sequenza che si pone con sguardo incuriosito più che ossessivo sugli attori, li segue senza pedinarli, indugia sui primi piani nelle sequenze statiche, levita sinuoso nelle scene dinamiche nel tempo e nello spazio in cui l’inquadratura è giudice discernente ma non giudicante.
Riggan Thomson è un attore di una certa età, vecchia gloria del cinema dei supereroi che vestiva i pani di Birdman, grande e unico successo dell’attore che ora sceneggia, dirige e interpreta uno spettacolo teatrale a Broadway che s’inerpica su tutti altri fronti. L’ansia del vedersi sparire e il ricordo di una notorietà trionfante ne compromettono lo stato psico-fisico. La lotta interna con l’uomo-uccello è la parabola dell’uomo che ha paura di non contare più nulla. Attorno a lui molti personaggi si ritagliano ruoli compositi, in cui sporadicamente la telecamera li veste da protagonisti.
I personaggi disegnano emotività convulse, nel precario equilibrio del loro essere “artisti di scena” trainati da sogni ed ego, dove i ruoli si confondono e le interazioni danno luogo a debolezze e capricci: ecco che Mike Shiner (Edward Norton) è l’eccesso del “sono me stesso solo sul palco”, che si fa forte contro Riggan Thomson (Michael Keaton), per cercare di conquistarsi libertà autoriali illegittime, si fa invece riflessivo, contenuto, rispettoso sul tetto con la figlia Sam (Emma Stone), l’unico personaggio, non a caso il più giovane, a offrirci più di una riflessione sull’inutilità dell’ego, ma comunque consumata dalla stessa idea per cui, in fin dei conti, sono le aspirazioni personali a compiere la grande opera. E queste sono anche il fulcro del film e del suo protagonista soverchiato dal passato da supereroe, Birdman appunto, e ora, “ritiratosi” nel mondo del teatro, coagula idiosincrasie degne di sindromi bipolari il cui primo conflitto è da subito con il supereroe che incarnava, nascosto dentro di lui, che tenta in ogni modo di uscire. Iñárritu tesse tali paranoie senza nessuna rottura né narrativa né tecnica, concretizzando visivamente gli scompensi di realtà del protagonista nella continuità del piano-sequenza che assume valore metamorfico su ogni livello: temporale, cognitivo, spaziale e immaginario. Ecco che lo spettatore non ha segreti nello svelarsi della trama, ma vive l’evoluzione all’interno del set teatrale con la stessa curiosità che contraddistingue l’andamento della telecamera.
La colonna sonora consta nella quasi totalità di sola batteria, in quelli che sono assoli ritmici che non cercano minimamente di tracciare situazioni emotive, ma piuttosto destrutturano il ritmo sonoro comportandosi da personaggio fuori scena (che per la verità si palesa davanti all’obiettivo due volte), portando la sonorità nelle stesse frequenze di estemporaneità e improvvisazione che sono tratti fondamentali dei personaggi, nonché del teatro stesso. A controbilanciare con gran contrappasso c’è ancora la regia sinuosa, catalizzando tutto nel suo unico occhio.
Un ingranaggio ben congegnato da Iñárritu, che tuttavia abbandona le tematiche del cinema che lo ha reso grande (21 grammi, Babel, Biutiful) dove, a quella che era l’indagine delle molte realtà della morte, s’impone una ricerca della forma della narrazione che, seppur esperimento magistrale, non arriva a paragonarsi a coloro che tale nuova forma la trovarono (David Linch – Mulholland Drive, Terence Malick – The tree of life), fermo restando una capacità autoriale che fa tesoro del cinema holliwooddiano ma se ne emancipa nel tentativo di esperire nuove potenzialità del mezzo cinematografico. Birdman fa, da una parte, spalancare gli occhi e stimolare la curiosità, dall’altra rimpiangere il cinema crudo ed estremo della passata stagione del regista messicano, in cui forse ora è legittimo pensare che fossero le sceneggiature di Guillermo Arriaga a concretare certi temi (e lo dimostrò al tempo con la sua opera The Burning Plain – i confini della solitudine.)
La fotografia è del maestro Emmanuel Lubezki (anch’egli messicano come il regista) già collaboratore di fiducia di Alfonso Cuaròn, Terence Malick ma anche dei fratelli Coen (Burn After Reading) Tim Burton (Il mistero di Sleepy Hollow) e Michael Mann (Alì).

http://www.sonofmarketing.it/birdman-2015-il-nuovo-cinema-di-inarritu/

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Birdman, la dolorosa pazzia di un attore… / 7 Febbraio 2015 in Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)

Divertente, poetico, malinconico e astratto. “BirdMan” di Alejandro González Iñárritu è un’esperienza che ci catapulta in un mondo teatrale prima, (ir)reale poi, si, perchè sembra quasi più reale o plausibile la caotica messa in scena sul palcoscenico che la vita presumibilmente vera per le strade di una New York di contorno. E’ tutto un mirabolante teatrino, curato e schizzofrenico, attraverso il quale ci si diverte e ci si emoziona, si sta con i personaggi, ci si affeziona ai loro caratteri, alle loro sfumature, ci si ubriaca con l’interminabile piano sequenza (digitalizzato) che ci porta da una scena all’altra, dal palco alla strada, dai camerini del teatro ai bar della ‘Grande Mela. Tutto rotola, tutto è leggiadro, la fotografia è sublime con i suoi colori a volte caldi, altre volte freddi, elegante e magniloquente, i sentimenti e i contrasti risultano veritieri per quanto enfatizzati e sembrano essere stati scritti con una penna d’oca. “Birdman” è probabilmente ad ora il miglior fim del regista messicano che con questa opera
semba volersi discostare dal nascosto melodrammone messicano dei suoi precedenti lavori, fin troppo solenni, occupandosi di raccontare una vicenda sulla vita e sulla carriera di un attore, ormai disilluso sessantenne, determinato a cambiare registro, a virare verso un tipo di show business meno rozzo ma più artstico. In questo ruolo ammiriamo il vecchio ‘uomo pipistrello’ Michael Keaton che ci regala un’ interpretazione maestosa, stralunata e disincantata nel ruolo di una “ex star” del cinema blockbuster, intenzionata a reinvetarsi sui palchi di Broadway per scrollarsi di dosso quel BirdMan, icona pop ancora amatissima, grazie al quale è tanto famoso e che incombe su di lui quale subdola coscienza, una diabolica vociona onnipresente, una presenza maligna e tentatrice che cerca di persuadere il suo interprete da quelle velleità teatrali tanto agognate e indurlo a tornare ad essere un tutt’uno con quel “mostro” macina soldi dell’industria hollywoodiana. La celebrità che diventa ossessione prima, pazzia poi e che riduce un attore ad un’entità sfruttabile solo a meri fini venali. Ma ogni attore/personaggio è al proprio posto, tutto funge fin troppo bene e ci si abitua anche all’incedere di una ‘soundtrack’ batteristica, firmata Antonio Sanchez, che non cede mai alla melodia lasciando tutto sospeso nell’aria, prorpio come il buon Riggan Thompson di Keaton, mai totalmente uscito dal ruolo chiave della sua carriera.
L’opera è dunque una giostra volteggiante di sensazioni e sentimenti, di stati d’animo bellicosi e di innumerevoli dolori celati, sui quali aleggia tanta passione e una sorta di fuoco dell’arte inespresso. Insomma, Alejandro Gonzalez Inarritu ha colto nel segno e anche se quel suo infinito piano sequenza risulta alla fine dei conti finto, ma assolutamente intelligente, è totalmente apprezzabile.
Keaton ed Edward Norton, che ci regala alcuni momenti davvero esilaranti, tra i quali una fumettistica erezione, insieme rubano la scena, funzionano, molto semplicemente, così’ come la bella Emma Stone, ma l’espressione vaneggiante e ghignate del primo surclassa tutto e tutti quando, forse mestamente, comprende che per quanti sforzi si facciano nel digitalizzato mondo di oggi, nulla vale di più dell’essere un pesonaggio popolare o una semplicissima ‘visualizzazione virtuale’. Un film che funziona, un film bello, un cinema necessario al giorno d’oggi che ci fà comprendere quanto invece non siano per nulla cinema i vari “The Imitation Game” e “La Teoria Del Tutto”. Andate al cinema…

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Entra la commedia, restano i drammi / 6 Febbraio 2015 in Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Aspettavo questo film da quando uscì il primo trailer l’estate scorsa. Lo aspettavo da così tanto tempo che per un periodo mi sono persino dimenticato della sua esistenza.
Come potevo perdermi uno dei miei registi preferiti e uno dei pochi di cui abbia visto tutti i lungometraggi (Iñarritu) ed un cast composto da uno che è entrato nel mio cuore già solo per American History X e Fight Club (Norton, ovviamente) La ragazza di cui sono innamorato follemente (Emma Stone), quella gigante di Naomi Watts e Lui, l’anima del film, Michael Keaton? ovvio non potevo.

Lo spettatore sprovveduto o distratto che entra in sala convinto di assistere ad un film di supereroi, sbaglia. Il film è proprio l’opposto. Non è un cinecomic, ne è a suo modo una critica. Come da tradizione, Iñarritu analizza i drammi esistenziali dei personaggi che popolano i suoi film, che in questo caso tutto sono fuorché supereroi. Nello specifico, il protagonista (Riggan Thomson) è un ex attore, che ha raggiunto l’apice della popolarità grazie alla sua interpretazione di Birdman, (un supereroe) ma che, stufo del ruolo, molla tutto e decide di diventare un attore di teatro e di portare in scena, rischiando il tutto per tutto, l’opera di Raymond Carver “di cosa parliamo quando parliamo d’amore”. Riggan però è in lotta, oltre che con gli imprevisti, anche con i comportamenti imprevedibili dell’eclettico collega Mike, con critici troppo severi che minacciano di stroncarlo senza neppure aver visto l’opera e…con sé stesso. Infatti l’attore, viene continuamente ossessionato dall’incarnazione del personaggio che lo rese famoso, Birdman, che appare ogni volta che qualcosa va storto e cerca di convincerlo (o sarebbe meglio dire, cerca di autoconvincersi) che sia l’ora di rimettere il costume e ritornare ad essere la star di Hollywood che fu. Ovviamente Riggan non vuole saperne, ed è deciso a continuare la sua nuova carriera di attore teatrale, dedicandosi ad opere maggiormente profonde, anche se meno remunerative.
Ai tormenti del protagonista, fanno da sfondo quelli della figlia, ex tossicodipendente in lotta per uscire del tutto; quelli della ex moglie, preoccupata per la riuscita dell’opera, che se fallisse pregiudicherebbe la sua carriera, quella del marito e di conseguenza le loro finanze e la casa della loro figlia, ipotecata per raccogliere fondi per realizzare l’opera; Quelli dell’attuale compagna di Riggan che non si sente abbastanza amata; Quelli di Mike, che fa lo spaccone solo per nascondere la solitudine ed una fragilità di fondo.

Personalmente penso che sia stata una bella mossa quella di affidare la parte a Michael Keaton. Anche lui, come il personaggio che interpreta, dopo i fasti di “Batman” e “Batman – Il ritorno” è finito per anni nell’oblio, nonostante i numerosi film in cui ha continuato a lavorare.
Penso che interpretare Riggan, in fondo abbia emozionato anche lui. e a proposito del nostro protagonista, notevoli, inoltre, i suoi viaggi con la fantasia e il contrasto tra mondo reale e mondo onirico che ti fanno chiedere “ma sta volando davvero?” “ma si sta davvero buttando da un palazzo?” “ma si suicida davvero?” “Ma la pistola è vera o falsa?”

La sorpresa del film però per me è stata Zach Galifianakis noto per film come la trilogia degli Hangover (una notte da leoni) e “parto col folle”. Sapevo che fosse un grande attore, e finalmente sono riuscito a vederlo in un film dove non fa l’idiota totale. Non mi ha deluso.

Dulcis in fundo, vado a memoria, credo sia stato il primo film di Iñarritu, in cui ci sia stato un po’ di spazio per le risate. Ci sono frangenti in cui innegabilmente si ride.

Ps. Michael in maschera fa ancora la sua porca figura
Ps. 2 Ma quando alla fine del film è all’ospedale solo io che mi sono autosuggestionato e ho notato che le bende formassero la maschera di Batman o l’omaggio c’era realmente?

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Avreste mai potuto immaginare il regista di Babel e 21 Grammi dirigere un film del genere? Io no, infatti stento ancora a crederci. / 6 Febbraio 2015 in Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)

A primo impatto, Alejandro González Iñárritu sembra infatti essersi totalmente distanziato dal territorio cinematografico cupo e fortemente drammatico che finora ha contraddistinto la sua (meravigliosa) filmografia, per sperimentare un nuovo tipo di cinema. Una tragicommedia incentrata sulla recitazione e sull’eterno conflitto di un uomo (o meglio, di un attore ormai finito) con i suoi fantasmi del passato. Un dualismo egocentrico sintetizzabile in un simil-amletico dubbio del “esistere o non esistere”, raccontato da una camera invadente ma estremamente elegante, che insegue e spia i protagonisti come in un viaggio alla scoperta della realtà, talvolta vittima delle fantasie surreali dell’ex supereroe, ostinato ad affermarsi come artista, per non scomparire come attore ed essere umano.

Un piano sequenza lungo due ore (praticamente senza stacchi di montaggio e cambi di scena) racconta e approfondisce i personaggi uno ad uno tra scene spassose e battute nonsense, dal protagonista Riggan Thomson, la cui storia di attore fallito ricalca più o meno fedelmente le orme di quella del suo interprete Michael Keaton, praticamente scomparso dalle produzioni del “cinema importante” dopo aver interpretato Batman Returns nel 1992, alla figlia ex tossica interpretata da una credibilissima Emma Stone, che, al contrario, cerca di scomparire dal mondo. Il tutto girato tra le mura di un piccolo teatro fatiscente di Broadway, dove è soprattutto lo humor “acido” dei dialoghi ad incantare il pubblico.

Candidato a nove premi Oscar tra cui Miglior Film e Miglior Attore Protagonista per Michael Keaton, Birdman “è tutto quello che vorreste vedere in un film: vitale, stimolante, intellettualmente vivo, di forte impatto visivo, ed emotivo” secondo quanto scrive Empire, “Un trionfo su ogni livello creativo, dal cast all’esecuzione” aggiunge Variety. “Un cast necessario e di un livello impressionante”, dico io.

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Birdman: il luna park infinito di Iñárritu / 6 Febbraio 2015 in Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)

Benché la struttura narrativa paia discostarsi dai meccanismi ad incastri relazionali dei film più noti di Iñárritu, trattasi di sostanziale apparenza, perché anche qui gli intrecci e le iperboli sono quantomai presenti, parzialmente sublimate da un tono del racconto solo in apparenza giocoso.

Il regista messicano crea un luna park vorticante di volti e situazioni (emblematica la roboante scena della “parata” in mutande a Times Square) che, sfruttando le imposizioni dettate da implacabili piani sequenza e da un concetto che vagamente ricorda quello (praticamente ovvio) delle maschere platoniane (ciascun personaggio, in questo caso, rappresenta e e al contempo, qui, cela un topos, una filosofia di vita o una tecnica per sopravvivere ad essa), ricorda quello di Rumori fuori scena, eviscerando letteralmente ciò che si cela dietro le quinte di uno spettacolo e della vita privata dei personaggi coinvolti nella messinscena.

La realtà si interseca con una delle sue possibili rappresentazioni (quella scelta in fase di script) ed essa, a sua volta, si concentra su un’installazione teatrale (che sarà oggetto di analisi ed interpretazioni… come il film stesso, d’altronde) che è l’adattamento di un testo letterario: un insieme tendente all’infinito di condizioni fittizie, l’una sovrapposta ed incatenata all’altra. L’identità dei protagonisti si scinde su più piani, quello intimo e quello pubblico, quello desiderato e quello “formulato”, quello interpretato nella vita e quello interpretato sul palco di Broadway.
Rimane costante un tratto comune: la ricerca dell’affermazione dell’ego, in un’architettura ipertrofica e vertiginosa di appropriazioni indebite (vedi, l’intervista rilasciata da Shiner) e di alienazioni mentali.
L’atto del recitare, cioè mostrarsi sostanzialmente diversi da ciò che si è, si amplifica, qui, in maniera esponenziale. E, per quanto negato ma/o suggerito, Keaton (bravissimo) e la sua filmografia costituiscono il simulacro ideale (pardon, reale!) per rendere credibile l’identità multiscissa del protagonista.

Gran cast in eccellente spolvero (Edward Norton folle, Galifianakis calibratissima macchietta), vituosismi tecnici invasivi ma gradevoli, bella fotografia e, soprattutto, fantasia al potere.
E la batteria di Antonio Sanchez! Sincopata, vibrante, rumorosa ma non cacofonica. Peccato che, vista la presenza di brani non originali, la colonna sonora di questo film non abbia potuto concorrere agli Oscar, perché è una delle più interessanti ascoltate ultimamente.

Un film cerebralmente stimolante, vivo, brillante. Da vedere.

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C’è chi critica e c’è chi fa. / 6 Febbraio 2015 in Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)

Da queste parole si può evincere il coraggio dell’attore, il suo mettersi a nudo davanti ad un vasto pubblico, che all’occorrenza sa essere spietato.
C’è chi critica e c’è chi fa, ma non sempre chi si cimenta nell’impresa, pur raggiungendo un successo eclatante, riesce a soddisfare le proprie ambizioni, o meglio, ad identificarle, e a darle il giusto valore.
Così Birdman, eroe alato che ha scalato i botteghini di mezzo mondo, cerca di vincere quell’innata insicurezza, costruendo attorno ad essa la debole armatura dell’illusione.
Birdman è la quintessenza dell’imperfezione, neo che adorna l’esistenza umana, e che vanta fra le sue innumerevoli virtù, quella di sfruttare un certo grado di ignoranza, inteso come volontà di non sapere.
Iñárritu, con i suoi innumerevoli piani sequenza, fatti di soliloqui, e logorroici monologhi, mette in primo piano l’inconsapevolezza di un animo in perenne conflitto con la propria coscienza, priva di un’identità ben precisa. E non vi è incoerenza nel ritrarre tale opera, in quanto, sebbene all’inizio risulti arduo delineare il profilo del protagonista, perché vittima del suo alter ego e continuamente minacciato da un comprimario che prende le sue veci, nel prosieguo vi è un chiaro disegno che non fa che generalizzarne l’intento, rilegando qualsiasi caratterista a mero figurante.
Birdman è anche metacinema, è vi è da sottolinearlo, e non solo per l’analogia fra il protagonista e il suo interprete, ma proprio per quel coraggio di chi, rischiando la propria immagine, si trova spesso a camminare sul filo del rasoio.

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Birdman, i tormenti di un ex-supereroe / 22 Gennaio 2015 in Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza)

Ciò che siamo stati, ciò che abbiamo fatto, creato e distrutto in passato influenza sempre in un modo o nell’altro il nostro futuro, le nostre scelte, i nostri piccoli schemi di vita. Potrebbe essere questa l’essenza chiave di Birdman, ultima fatica di Alejandro González Iñárritu. Un film che è in primo luogo un bel racconto di nostalgia, di voglia di rivalsa e di rinascita, sociale e spirituale. Ma è anche un approccio intelligente e originale ad una figura come quella del supereroe, ad un lato tormentato che non comprende un costume, qualche frase pomposa e dei cattivoni da mandare in gattabuia. E’ un lato fatto di esigenze di show business, di una famiglia a cui pensare, di un riuscire finalmente a voltare pagina. Qualcosa che raramente si vede di questi tempi sull’argomento.
La regia di Iñárritu è schematica ma assolutamente elegante. Si affida ad una telecamera che riprende costantemente i protagonisti di spalle, cercando di seguire i loro passi negli stretti corridoi del dietro le quinte di uno spettacolo di Broadway. Nessuna dissolvenza, nessuno stacco improvviso si preoccupa di separare le scene, che danno quasi l’impressione di fermare lo scorrere inesorabile del tempo. L’accompagnamento musicale è curiosamente affidato quasi interamente all’utilizzo di una batteria.
Sicuramente è la storia dal tono semi-surreale, sicuramente è il lavoro in cabina di regia. Ma è altrettanto sicuro che è la forza degli interpreti ad elevare il valore di questa pellicola. Le buonissime prove dei vari Emma Stone, Edward Norton, perfino quella in un ruolo minore come quello di Zach Galifianakis, si aggiungono all’estro di Michael Keaton, assolutamente esaltato e galvanizzato da una parte sentitissima e che sembra semplicemente cucitagli addosso.

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