Passo falso della Bier / 26 Dicembre 2018 in Bird Box

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Susanne Bier esordisce nell'horror post-apocalittico con Bird Box, un film originale Netflix tratto da un romanzo di Josh Malerman, interpretato da Sandra Bullock e una pletora di altri nomi noti, da John Malkovich a Sarah Paulson, passando per Tom Hollander, BD Wong, Pruitt Taylor Vince, Jacki Weaver e Parminder Nagra.
Alla sceneggiatura, c'è Eric... continua a leggere » Heisserer, candidato agli Oscar 2017 per lo script di Arrival di Denis Villeneuve. La colonna sonora vanta la firma di Trent Reznor dei NIN e Atticus Ross.
Insomma, un calderone di eccellenze.

Eppure, Bird Box non mi ha convinta neanche un po'.
Vuoi per l'impianto generale della trama, che -e va beh- richiama cose viste e riviste (mi vengono in mente E venne il giorno di Shyamalan, il più recente A Quiet Place di Krasinski, Lost e tutti quei film e telefilm in cui un gruppo eterogeneo di persone tenta di fronteggiare gli effetti di un evento catastrofico e/o un nemico pericoloso e apparentemente invincibile), vuoi per la prevedibilità dell'intreccio narrativo, costruito su rassicuranti cliché. Tralascio l'improbabilità delle situazioni, che -comunque- fanno parte del gioco, visto che il genere cinematografico di appartenenza richiede al pubblico di sospendere la credulità per un po'.
Il personaggio della Bullock è molto stereotipato e lei, ahimé, non migliora affatto la situazione, non riesce a schiodarsi nemmeno per un secondo da una certa monoespressività (forse, indotta anche dalla chirurgia estetica) che la rende puntualmente poco credibile e molto artefatta.
Quel che delude è, soprattutto, il pretesto orrorifico della storia. Non vedere, per non morire: l'idea, applicata a un film, è (teoricamente) elettrizzante. Però, è sfruttata in maniera più che puerile e didascalica. Il punto di vista deficitato della protagonista viene sfruttato in poche, sporadiche frazioni del film, ma mai, dico mai, questa soluzione visiva incrementa davvero il senso di ansia e paura dello spettatore. E, così, si perde anche quel brandello di interazione (l'unico elemento davvero originale del film) che Bird Box sembrava far presupporre.

In sostanza, Bird Box è un film povero di sostanza che, se pure parla di maternità e amore disinteressato, non incide, non impressiona, non innova, non suggestiona.
Dopo alcune ottime produzioni originali Netflix (Senza pelle, La ballata di Buster Scruggs, Private Life, Roma), assisto a una nuova (inaspettata) regressione a marchio di autori altrove notevoli: a causa di questo film, mi tocca aggiungere il film della Bier a quelli di colleghi (Joon-ho Bong con Okja, Duncan Jones con Mute, Alex Garland con Annihilation) che, lavorando per Netflix, mi hanno lasciato molto interdetta.