Recensione su Ferro 3 - La casa vuota

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L’antimateria dell’amore. / 27 aprile 2014 in Ferro 3 - La casa vuota

(Considerazioni sparse, riflessioni a voce alta)

La dimensione onirica e fantastica è l’elemento costitutivo del film ed unica sua ragion d’essere, in grado di giustificare lo sviluppo altrimenti curioso del racconto: il cavaliere errante salva la principessa dalla torre di un castello sorvegliato da un drago laido, supera prove indicibili, assurge ad una dimensione extracorporea.
Egli possiede capacità intellettuali e fisiche fuori dalla norma: che non sia, effettivamente, di questo mondo?

La conclusione ectoplasmica del racconto, esaltata dall’annullamento del peso dei due amanti sulla bilancia, è emblematica: il calcolo del peso nullo è dovuto al fatto che la ragazza ha manomesso la bilancia, come si vede in una scena precedente, o è dovuto ad un equilibrio connesso alla presenza di una sorta di (azzardo e mi si conceda il termine con beneficio di… inventiva) antimateria, quella del giovane, che, appunto, annulla il peso della ragazza?

Totale compenetrazione di corpi ed intenti dei due protagonisti, complementarietà, incastro perfetto: proprio come una chiave che gira nella toppa giusta.
I corpi sono case, templi, santuari, grotte: se ne scoprono e visitano tante, talvolta, prima di trovare quella che, accogliente come un caldo ventre atavico, fa per noi.

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