Ferro 3 - La casa vuota

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Ferro 3 - La casa vuota

Tae-Suk è un giovane che trascorre le sue giornate entrando nelle case lasciate vuote occasionalmente dai proprietari. Vi rimane solo a fare la guardia per qualche giorno, aggiusta oggetti che non funzionano più e lava persino la biancheria sporca. Infine, prima di andarsene, rimette tutto a posto come prima. Un giorno entra in una sfarzosa villa dove viene a contatto con una donna maltrattata dal compagno, da qui l'inizio del condividere.
PrimitiveStyle ha scritto questa trama

Titolo Originale: 빈집
Attori principali: Lee Seung-yeonJae HeeKwon Hyuk-hoChoi Jeong-hoLee Mi-sukLee Ju-seok, Moon Sung-hyuk, Jang Jae-yong, Rhee Dah-hae, Park Ji-ah, Ju Jin-mo
Regia: Kim Ki-duk
Sceneggiatura/Autore: Kim Ki-duk
Colonna sonora: Slvian
Fotografia: Jang Seong-back
Produttore: Kim Ki-duk, Choi Yong-bae, Michiko Suzuki, Suh Young-joo
Produzione: Corea del Sud, Giappone
Genere: Orientale, Drammatico, Romantico
Durata: 88 minuti

. / 31 Marzo 2019 in Ferro 3 - La casa vuota

In alcuni punti la storia risulta essere estremamente irrealistica (lei che lo trova in casa e ce lo lascia per tutto il giorno senza farsi venire in mente di chiamare la polizia, oppure il momento dell’interrogatorio). Ciò non toglie comunque nulla al film e alla profondità del suo messaggio.
Un ragazzo invisibile, che occupa le dimore vuote mentre i proprietari non sono a casa, finché non si innamora di una donna picchiata dal marito e non fuggono assieme. Una bellissima riflessione sulla condizione di emarginato e sugli abusi che questo deve subire da chi è in una posizione più vantaggiosa (esempio quando viene arrestato). C’è un divario troppo profondo tra i personaggi e le persone comuni, che si concretizza attraverso la scelta di non parlare, pur essendoci, all’interno della storia, diversi momenti in cui al protagonista viene data la possibilità, con l’incomunicabilità.
Ferro 3 è il nome di un tipo di mazza da golf, la meno utilizzata in questo sport. L’arma diventerà poi, per il protagonista, uno strumento di riscatto.

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L’antimateria dell’amore. / 27 Aprile 2014 in Ferro 3 - La casa vuota

(Considerazioni sparse, riflessioni a voce alta)

La dimensione onirica e fantastica è l’elemento costitutivo del film ed unica sua ragion d’essere, in grado di giustificare lo sviluppo altrimenti curioso del racconto: il cavaliere errante salva la principessa dalla torre di un castello sorvegliato da un drago laido, supera prove indicibili, assurge ad una dimensione extracorporea.
Egli possiede capacità intellettuali e fisiche fuori dalla norma: che non sia, effettivamente, di questo mondo?

La conclusione ectoplasmica del racconto, esaltata dall’annullamento del peso dei due amanti sulla bilancia, è emblematica: il calcolo del peso nullo è dovuto al fatto che la ragazza ha manomesso la bilancia, come si vede in una scena precedente, o è dovuto ad un equilibrio connesso alla presenza di una sorta di (azzardo e mi si conceda il termine con beneficio di… inventiva) antimateria, quella del giovane, che, appunto, annulla il peso della ragazza?

Totale compenetrazione di corpi ed intenti dei due protagonisti, complementarietà, incastro perfetto: proprio come una chiave che gira nella toppa giusta.
I corpi sono case, templi, santuari, grotte: se ne scoprono e visitano tante, talvolta, prima di trovare quella che, accogliente come un caldo ventre atavico, fa per noi.

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7 e mezzo ma su dai non essere stretto di voti che alla fine ti è piaciuto. / 3 Ottobre 2013 in Ferro 3 - La casa vuota

L’assenza della parola nel dialogo fra amanti.

In seguito a un sequestro di persona è possibile si verifichi “la Sindrome di Stoccolma”. La vittima del rapimento durante lo stesso prova un sentimento positivo nei confronti del rapitore o dello sfruttatore, un sentimento che va dalla solidarietà all’amore. In Ferro 3 i ruoli vengono ribaltati; la vittima è una giovane donna sposata con un orco appartenente all’alta società. Quest’ultimo è il vero sfruttatore non il ragazzo che si innamora della stessa.
L’unica colpa del giovane è di penetrare nel domicilio altrui. Quello che dovrebbe essere l’aguzzino si rivela un salvatore. Egli è si uno scassinatore, in apparenza è un teppista da strapazzo, ma è soprattutto colui il quale porrà fine, momentaneamente, alle violenze subite dalla donna. Come ? “Sequestrandola”. Non si può parlare di un sequestro nel vero senso della parola poiché la donna sceglie di seguirlo indipendentemente e liberamente.
Comincia così una rocambolesca fuga notturna che si trasformerà in storia d’amore.
Ferro 3 è un film malinconico, agrodolce, neanche troppo addolcito dall’happy ending finale. Una bella fetta di torta in celluloide è dedicata alla prigionia del sequestratore; il cattivo, quello vero, non viene toccato. Ferro 3 è una mazza da golf, ferro 3 la storia di due classi sociali diverse e lo scontro fra queste per il conseguimento di un amore clandestino… Una fantastica pellicola diretta da Kim Ki-duk.

DonMax

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30 Aprile 2013 in Ferro 3 - La casa vuota

Non é sicuramente il miglior film di Kim Ki-duk, almeno a mio modesto parere.
Un pò troppo ermetico, a tratti pretenzioso e con un finale surreale.
Questo voler dire tutto senza dire nulla é certamente una scommessa interessante, ma non mi ha convinto del tutto.
Encomiabile, invece, l’originalitá di un approccio inconsueto: l’amore del resto é qualcosa di ineffabile e allora perché non dipingerlo con il silenzio?
La parola: espressione della banalitá umana.
I due protagonisti non parlano mai per tutto il film, a parte qualche battuta della ragazza nel finale, segno del compromesso che la porta a condividere (quanto meno nello spazio) i suoi affetti pur di ritrovare la felicitá.
L’ingresso nelle case vuote: anche qui molte possibili interpretazioni: l’angelo custode? il voler entrare nelle vite degli altri (vedi le foto ricordo)?
Lei che si piazza davanti alla pallina quando lui sta per tirare.. Ecco, sono queste le cose che proprio non mi vanno giù..

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Silenziosa poesia / 24 Agosto 2012 in Ferro 3 - La casa vuota

“Siamo tutti case vuote e aspettiamo qualcuno che apra la porta e ci renda liberi. Un giorno il mio desiderio si avvera. Un uomo arr
iva come un fantasma e mi libera dalla mia prigionia. E io lo seguo, senza dubbi, senza riserve… finché incontro il mio nuovo destino.”

Ferro 3 parla di sentimenti, d’amore, in un maniera in cui noi occidentali non siamo assolutamente abituati.
Non c’è ostentazione, volgarità, non ci sono bionde che si tirano i capelli o urlano, è assente anche quel senso di scontatezza e di noia che appesantisce, ormai da anni, il nostro cinema.
Ferro 3 è tutt’altro. E’ leggiadria. Delicatezza. E’ un divano con i cuscini ricamati. E’ un focolare disabitato che vi accoglie, nonostante non sia casa vostra. E’ uno sguardo che comunica più di mille parole. Ferro 3 è silenziosa poesia.
Tutti elementi nuovi, almeno per me, che sono ancora una novizia del cinema con gli occhi a mandorla.

Rimarrete folgorati dai due protagonisti, di cui non si sa nulla, che con l’incontro dei loro occhi neri, vi catapulteranno nella storia, come se la steste vivendo voi, in prima persona. Avrete la fragile paura di Lei, e la dignitosa voglia di riscatto di Lui.

Ferro 3 un turbine di pacate emozioni, narrateci dalla mestria di Kim Ki-Duk, che vi incollerà allo schermo fino agli ultimi secondi.

Un film che concentra tutta la sua essenza sulla scritta che appare prima dei titoli di coda.
Un film che vi farà sognare, sperare.. amare.

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