Recensione su Billy Lynn - Un giorno da eroe

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Riuscito a metà / 1 febbraio 2017 in Billy Lynn - Un giorno da eroe

Tratto dal romanzo “è il tuo giorno, Billy Lynn!” di Ben Fountain, il film parla della squadra Bravo, attiva in Iraq, che diventa celebre per la diffusione di un video in cui il soldato Lynn (l’ottimo esordiente Joe Alwyn) difende il Sergente Shroom (Vin Diesel), colpito al bacino dai combattenti nemici. La squadra verrà celebrata negli States, e in particolare Billy diventerà l’eroe e il simbolo della guerra americana nel Medio Oriente. Ma dentro di lui, e dei suoi compagni, una vita tormentata lo perseguita fatta di traumi e patologie post conflitto, i cui mostri usciranno di volta in volta a insidiare una partita di football che è anche una celebrazione nei loro confronti, ma che rischia di trasformarsi in un campo di battaglia da cui, forse, la squadra Bravo non è mai uscita.
L’ultimo film di Ang Lee recupera un tema classico della cinematografia americana e non: Il ritorno del soldato alla vita civile, ed il suo reintegro nella società occidentale. L’ecletticità del regista taiwanese non ci permette facili rimandi ad una sua poetica, o ad uno stile ben definito. Billy Lynn va analizzato in singolo, cominciando col delineare il particolare sguardo con cui il tema è affrontato. Se Martin Scorsese disegnava, nel tuo Taxi driver, una figura tormentata, fagocitata dalle manie causate dalla guerra e l’impossibile ritorno a codici sociali tradizionali, per Billy si pone il problema della celebrità, del rapporto con la sorella, con le ragazze che non ha mai avuto e con i commilitoni, con i quali dovrà tornare presto sul campo di battaglia. Il modo in cui il film affronta tutti questi argomenti -ossia il modo in cui scioglie i nodi che ha deciso di affrontare- è accennato, mai sviluppato fino a giungere a delle risposte, con la conseguenza di esporre un’impressione del disagio provato dal ragazzo, non di analizzarlo. È una scelta questa talvolta apprezzabile, ancora meglio se poi supportata da una regia compatta e sapiente come quella di Lee, ma che paga il suo pegno nel finale, lasciando materiale su cui riflettere ma non la giusta intensità per farlo. Billy Lynn – Un giorno da eroe è, dunque, un film riuscito solo a metà.

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