Recensione su Big Fish - Le storie di una vita incredibile

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chissà a che punto sarebbe il mondo… / 8 Febbraio 2012 in Big Fish - Le storie di una vita incredibile

Chissà a che punto sarebbe il mondo se i padri o le madri o anche i nonni avessero
avuto la voglia e il tempo di raccontare a figli e nipoti gli episodi della loro
vita vissuta, gli insegnamenti, gli errori, e le storie che in qualche modo hanno
contribuito a trasformarli nelle persone che sono diventati.

Chissà a che punto sarebbe il mondo se i figli o i nipoti avessero avuto l’interesse
e il tempo per ascoltare le storie di genitori o nonni e dalle stesse tratto qualche
spunto o insegnamento per costruirsi il loro futuro.

Cos’è la verità?? esiste? ne esiste una sola? e, in fondo, è cosi importante conoscerla?

ogni storia raccontata può esser considerata vera e reale anche se raccontata da due
oratori diversi differisce per particolari, contesto o comunicazione?

Credo sia abbastanza logico che esperienze di vita, modo di affrontare e predisposizione
agli eventi siano in qualche modo soggettivi e influenti sul racconto di esperienze ed
emozioni. E in questo senso credo che la stessa storia raccontata da due persone
estremamente diverse possa essere vera allo stesso modo in cui a noi appare in contraddizione;
come scegliere la verità allora??

Non lo so, ad ogni modo credo che tranne che in certi casi, non sia quella la questione su
cui concentrarci, quanto piuttosto debba essere riuscire a cogliere, ascoltando con attenzione
il racconto dalle due parti, le emozioni e l’influenza della personalità degli stessi oratori
sul racconto stesso in modo da riuscire a coglierne una nostra versione che non può esimersi dal
tentere in seria considerazione tutte le caratteristiche più importanti degli esseri umani che
la stanno raccontando.

Alla fine avremo probabilmente tre versioni, tutte e tre diverse da loro, ma tutte e tre veritiere,
non pensate? perchè una dovrebbe essere più “reale” dell’altra??? io credo che, semplicemente,
siano viste da diversi sguardi e diversi punti di vista.

Mi ha toccato molto il rapporto padre figlio di questo film che come spesso accade, non si incontrano
per tutta la vita e sono molto più estranei di quanto il grado di parentela non dica, situazione
figlia delle aspettative reciproche che le “figure” spingono ad avere e di quel non sforzarsi
di osservare la vita con gli occhi dell’altro per capirne la visione o quantomeno avvinicarsi a farlo.

Altro punto molto interessante di questo film e chiedersi quanto conoscere il momento della
nostra “uscita di scena” potrebbe e dovrebbe influenzare il nostro presente? il messaggio del film,
ovviamente visto con i miei occhi e di conseguenza figlio della mia interpretazione, del mio
stile di vita e del mio modo di vedere le cose è che non dovrebbe influenzare piu di tanto;
in primis perchè non potrebbe variare e in secondo caso perchè focalizzarsi con l’attenzione
su un qualcosa che non si può modificare ci toglie tempo e spazio a un sacco di cose che invece
si possono fare se non si “spreca” il nostro tempo contro qualcosa di ignoto e inalterabile.

Ultimo messaggio che ho colto, sempre presente nei film di Burton, è che le diversità possono coesistere
e che, sempre, contribuiscono a accrescere il valore di una persona e mai a sminuirlo.
Avere una mente aperta ad incontrare, affrontare e capire le diversità è il primo passo
per una vita più consapevole e piu completa.

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