Recensione su Big Fish - Le storie di una vita incredibile

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24 maggio 2015

Chi di noi non conosce un pallista di professione? Uno di quelli che ingigantisce le proprie esperienze per renderle fenomenali alle orecchie del proprio interlocutore…
Per sentirsi al centro dell’attenzione, o magari, più semplicemente, soltanto per il piacere di raccontare storie sensazionali.
Ne conosciamo sicuramente uno e magari anche più di uno…
Gli Elio e le storie tese ci hanno scritto una memorabile canzone (la mitica “Mio cuggino”)…
Tim Burton ci ha fatto un film piacevole e divertente, un manifesto alla fantasia umana e a quanto essa sia fondamentale nel rendere la nostra vita terrena più serena e gioconda.
Big Fish insegna a non prendersi troppo sul serio e a vivere la vita in modo più scanzonato.
Il regista mescola il suo personalissimo stile gotico (che fa capolino qua e là, vedi il grosso pesce che da il titolo alla pellicola o la foresta dei ragni volanti) a suggestioni felliniane (la meravigliosa scena in cui il protagonista sogna la propria morte, omaggiato dagli stravaganti personaggi che ha incontrato in vita).
C’è un po’ di Forrest Gump e qualcosina di Amelie.

Forse al film manca qualcosa, un po’ di coesione, un po’ di brevità in certi passaggi.
Per certi versi è un peccato, perché l’idea di fondo era molto interessante e aveva tutte le potenzialità per diventare un grandissimo film.

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