Recensione su Big Eyes

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19 Giugno 2015

Un film sull’arte, sulla truffa e sulla menzogna. Interessanti i quadri, gli schizzi, i disegni, gli occhi grandi. Interessante il personaggio di Christoph Waltz che, a quanto vedo, calza spesso e volentieri la parte dell’eccentrico manipolatore talvolta ossessivo e compiaciuto di se stesso. Ma lo fa bene.
Eppure, eppure, seppur la storia, tra l’altro vera, sia degna di attenzione, il film non decolla.
Dov’è Tim? Dove? Non basta scegliersi una storia di sé particolare ed assegnarla ad un regista particolare per farne un film particolare di cui rimanere piacevolmente meravigliati.
Quando si dice “film di Tim Burton” ci si aspetta qualcosa di curioso. Alla Tim Burton, appunto. A volte qualcosa di ben fatto, altre volte quello stesso stile si trasforma in una caricatura di quel che vorrebbe fare e rimane sulla mediocrità (si guardi “Alice in Wonderland”, per fare un esempio) e finisce per non piacere. Ma va bene, è sempre lui, nel bene e nel male.
Qui non c’è, a mio modestissimo parere, il Tim Burton che ha creato un grande lavoro, né gotico né stereotipato (Johnny Depp è sempre lo stesso nelle sue pellicole) come “Big Fish”.
L’unico aspetto che avrebbe potuto riflettere lo stile del regista è la caratteristica dei quadri ma è, appunto, un elemento reale. Non c’è farina del suo sacco.
Ha voluto creare un film su una storia che conosceva bene e su una donna che ammirava (stando a Wikipedia ha diversi suoi quadri e ne ha commissionato uno per un’ex compagna).
La storia è interessante, le immagini belle. Ma finisce qui.

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