Recensione su Bianca

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Crudelmente esilarante / 21 giugno 2017 in Bianca

Amo il giovane Moretti, anzi amo il giovane Michele Apicella e il suo carattere lunatico, le sue esternazioni surreali, la sua presenza scenica nocchiuta, “con lo sterno carenato”. Con Bianca il regista romano ammanta il suo humour nonsense di un velo drammatico, tendente al thriller, in una lenta progressione verso l’epilogo in cui l’amarezza domina definitivamente sul comico. L’amore complicato, la felicità impossibile, la solitudine del misantropo; punti crudeli dell’esistenza che riescono a far male anche nella più esilarante e assurda delle situazioni, come la scuola Marilyn Monroe con i suoi bizzarri professori e un preside dalla risata teatralissima (grande Dario Cantarelli). C’è un bel po’ di Hitchcock, dalle atmosfere cupe alla chiara reminiscenza di Rear Window con il voyeurismo guardone del protagonista nella perfetta location di un terrazzo al centro di una palazzina in via Tiburzi, Roma.

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