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Recensione su How much would a Woodchuck Chuck

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4 ottobre 2014

Herzog’ s”How Much Wood..” l’America prima di Stroszek

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Il “World Livestock Auctioneer Championship”, è la gara annuale che vede scontrarsi e confrontarsi i più grandi banditori d’asta del mondo. E per mondo intendo gli Stati Uniti d’America, naturalmente. Con il sottotitolo “Osservazioni su un nuovo linguaggio”, l’opera firmata Herzog ci mostra il campionato mondiale di banditori d’asta di bestiame del 1976 ma l’obiettivo rimane quello di analizzare l’unicità con cui i compratori vengono convinti ad acquistare il bestiame. Lo spettatore viene catapultato nella Pennsylvania degli anni ’70, in un ambiente rurale, in quella che è l’altra America. Non c’è spazio per il luccichio dei palazzi né per gli abiti sfavillanti, Herzog si concentra su un mondo più unico che raro. Il regista, indagando quello che alcuni definiscono lo “spirito del luogo”, fa molta attenzione alle trappole del pittoresco perché all’origine del pittoresco c’è il rifiuto di comprendere gli altri. Cosa che non fa Herzog, il cui obiettivo primo è sforzarsi a comprendere il tutto. Quindi, attraverso una serie di primi piani, servendosi del piano americano e del campo totale, si analizza li vita e la tecnica di mercato dei banditori d’asta.
Una tecnica che unisce abilità di vendita a quelle sonore.

Questi banditori d’asta usano una tecnica particolare detta auction chant (canto d’asta) nella quale si uniscono più parole in quella che è una canzone energica e delirante. La cantilena, un pianto veloce, è un mezzo per intrattenere e, soprattutto, per rompere la monotonia di un lavoro piatto. Essa consiste nella ripetizione ritmata di due numeri alla volta. Il primo numero indica il prezzo, corrente, dell’animale da vendere. Invece il secondo indica quello richiesto per diventare il nuovo compratore. Nel mezzo dei due numeri ci sono le “filler words”che servono ai banditori per legare il tutto e renderlo favolosamente melodico.

Per imparare questa tecnica ci si deve allenare tantissimo, vengono ripetuti scioglilingua, ci si aiuta mimando e gesticolando.”How Much Wood Would a Woodchuck Chuck … ” è uno degli scioglilingua che utilizzano per allenarsi; più si è bravi più si intrattiene, è lo show Biz primitivo. Il film, proprio come il linguaggio preso in esame, è bello ed assurdo, spaventoso ma allo stesso tempo poetico. L’ansia sale, i prezzi stessa cosa, i numeri vengono continuamente ripetuti ad altissima velocità, senza un attimo di sosta. Il pubblico applaude, impazzisce, partecipa. E’ l’altro lato del capitalismo, non c’è Wall Street ma i bovari si. Herzog, Monte Hellman, Peckinpah, personaggi interessati all’altro volto dell’America. Quello della quotidianità, quello di pastori con la barba lunga, dei villini di legno, delle tradizioni e della musica country. Da notare la presenza del brano “Take me home, country road” che si sposa perfettamente nelle atmosfere del lavoro. Infine da notare la presenza degli Amish, che hanno rifiutato il capitalismo e la competizione sleale pur vivendo in un paese che, se non ha del tutto preso la seconda componente, il simbolo del capitalismo più sfrenato.

Vi posto il mediometraggio completo, vi faccio questo regalo:https://www.youtube.com/watch?v=hkcsz9QujmU

DonMax

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