Recensione su Bellas Mariposas

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2 Giugno 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Che poi la parola “coddare” esiste. Cate è una ragazzina di non so più quanti ma fai una dozzina anni, che abita in periferia in Sardegna. Tipo periferia della periferia. In quest’appartamento, incastonato in palazzoni, affacciati su un degrado di cemento che fa molto periferia, appartamento dove abita insieme a mille fratelli e sorelle, tutti uno sopra l’altro nei loro letti a castello, una sorella prostituta con figli, un fratello tossico, un padre puttaniere e sfaccendato e dalle forme inquietantemente mastandreico-sarde, e così via. Da questa realtà dove vive si stacca spesso, per rivolgersi a noi spettatori, e raccontare questo mondo e dei sogni suoi. É un mondo fatto di personaggi tra il buffo e lo sfigato e il loser e il disperato, bulletti di quartiere, ragazzine obese e zoccole che fanno le seghe a tutti nel rottame di bus in mezzo ai campi, corna, e poi lei, con la sua amica Luna, che compare ad affiancarla da circa metà film in poi, che farfallosamente (il titolo) svolazzano attraverso tutto ciò. Sottotitoli che compaiono per le parti in sardo stretto, Mereu evolve dai paesaggi desolati di Sonetaula (vabbè ne ha fatto un altro in mezzo ma l’ho bucato) ai paesaggi diversamente sempre desolati dei margini delle città italiane. Il contrasto è quello tra lo sguardo incontaminato di una, e poi due, ragazzine, e il genere di vita a cui devono assistere e assuefarsi. Ci sono le macchiette, ma ci sono anche tanti personaggi che riflettono tipologie di vicini di casa che chiunque può riconoscere, e tutti insieme brulicano in quest’alveare, per cui la vita è scappare e passare una giornata al mare da vivere come una grande avventura. Passa alla fine, non so bene perché, Micaela Ramazzotti, in una piccolissima parte da strega di quartiere (“coga”, da cui probabilmente il termine “coga party”, no ok, come non detto :/), e il suo ruolo è quello di rimettere ordine alle vite di Cate e della sua famiglia, innescando una serie di eventi per cui il padre se ne va. E la felicità può piccola e leggera essere, come una farfalla, quando il destino toglie il peso dal petto e ci si trova a mangiare in un alveare con le altre formiche, o farfalle o quel che ti pare, alle quali si vuole più bene. Ecco.

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