Recensione su Essere John Malkovich

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28 Giugno 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Craig Schwartz, abile e squattrinato burattinaio, trova lavoro come archivista in un’azienda sita al settimo piano e mezzo di un grattacielo newyorkese (con una minor cubatura si riesce a risparmiare sui costi, spiega il proprietario, il dr. Lester). Un giorno sistemando alcuni fascicoli, Craig trova un cunicolo nascosto. Avventurandocisi, scopre che conduce nella testa di John Malkovich, nella quale si può trascorrere un quarto d’ora prima di venire scaraventati in un campo a lato di una superstrada fuori città. Sconcertato dai potenziali metafisici della sua scoperta, Craig si fa coinvolgere dalla collega Maxine, abile e seducente opportunista di cui si è terribilmente infatuato, nello sfruttare il tutto a fini commerciali: puntando sul suo ascendente Maxine convince Craig a vendere al pubblico la possibilità di diventare John Malkovich. La prima vittima psico-fisica di questo scherzo della natura è Lotte, la moglie di Craig, che rimane come drogata dall’esperienza, per una sorta di desiderio di ermafroditismo…….
Un soggetto originalissimo quello di Kaufman, diretto adeguatamente da Spike Jonze. Le idee grandiose si susseguono una dietro l’altra: l’ufficio situato al settimo piano e mezzo, il cunicolo che porta nella testa di Malkovich, sono invenzioni che ci accompagnano in un viaggio onirico tra fisica, filosofia e psicologia (senza tralasciare una giusta dose di umorismo). Quella che inizialmente sembra una simpatica burla apre infatti via via inquietanti spazi interpretativi. Due scene destabilizzano lo spettatore più di ogni altra: il viaggio che Malkovich fa dentro sè stesso, attraverso il cunicolo, scoprendo un mondo dove tutte le persone, uomini e donne, hanno il suo volto e dove un unico linguaggio universale ruota attorno al suo nome; e quella finale in cui Maxine e Lotte si inseguono, sempre attraverso il passaggio, viaggiando attraverso il subconscio di Malkovich dove affiorano tutti i ricordi nefasti della sua infanzia. Meravigliosi gli spettacoli di marionette, anch’essi a prima vista incidentali esercizi di stile, ma che dispiegano lungo la trama il loro significato.

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