Recensione su Dietro i candelabri

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Liberaci da Liberace. / 8 Dicembre 2013 in Dietro i candelabri

Premesso che, prima di sentir parlare del progetto di Soderbergh, diversi mesi fa, non avevo mai sentito nominare Liberace, e sottolineando che non so quale impatto abbia avuto la sua figura nel contesto socio-culturale statunitense, al termine del film mi sono domandata perché Soderbergh abbia deciso di raccontarci l’ultima parte della sua vita, mostrandolo deliberatamente da un’angolazione pessima.
Non so come e quanto la figura di Liberace sia ancora considerata negli States, ma questo biopic non gli fa certo un favore.

In sostanza, Liberace appare come un manipolatore avaro (benché spenda e spanda), egoista e vanesio.
Il racconto non è oggettivo, perché si basa perlopiù sul “resoconto” di Scott Thorson, di cui vediamo la (in?)volontaria reclusione nella gabbia dorata di Liberace.
Ma se anche uno solo dei dettagli narrati fosse vero ciò non esulerebbe Liberace dal venir considerato in maniera poco lusinghiera.
Perciò, mi domando, ancora, siamo forse dalle parti di Mammina cara?
Come mai Soderbergh si è imbarcato in una “condanna” ad un mito della cultura pop a stelle e strisce?
In soldoni, ho compreso poco l’ “utilità” del film in sé, soprattutto pensando ad una distribuzione oltreconfine, laddove questo mito non ha avuto (e non ha) la stessa risonanza.

Detto questo, il prodotto (ed è un film realizzato per la tv!) è eccellente. Le interpretazioni di Damon e Douglas sono ottime, forse tra le migliori della loro carriera, finora. Le ricostruzioni d’ambiente e la fotografia sono sopraffine: l’uso dei filtri è particolarmente accorto e ricrea ad hoc l’atmosfera pacchiana e patinata della seconda metà degli anni Settanta, permettendo di percepire con chiarezza il senso di soffocamento provato da Scott, circondato da ori, paillettes e cristalli artificiali fino alla nausea.
Il fatto che, a più riprese, momenti topici ed altamente drammatici del racconto siano “disturbati” dall’abbaiare isterico dei cagnolini di Liberace o dallo sferragliare della chincaglieria che Damon e Douglas indossano, è un altro punto a favore della “caratterizzazione”, una finezza che mi ha favorevolmente impressionata.

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