Recensione su Onora il padre e la madre

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Foto di famiglia, una devastazione. / 24 aprile 2011 in Onora il padre e la madre

Il film mi è piaciuto, ma ne trovo una pecca pesante: la famiglia non c’è quasi, è solamente accennato il groviglio di caratteri, di situazioni, di astii, insomma ciò che ha fatto della famiglia ciò che è.
Perchè Hoffmann non istiga il fratellino alla rapina solo per soldi, ma inconsapevolmente si vendica del padre e della madre per mano del loro figlio prediletto, il padre deve essere stato una specie di padre padrone, tanto da arrogarsi il diritto di fare giustizia, ma tutto questo è veramente, brevemente accennato.
Quindi motivazioni psicologiche e nichilismo assoluto si sfiorano, ma non riescono a mio parere a essere chiari e in equilibrio all’interno del film, che dà un po’ un colpo lì e un colpo qui senza riuscire a disegnare un quadro coerente della vicenda.
Mi spiego meglio, ciò che mi ha resa insoddisfatta è questo essere in mezzo tra nichilismo assoluto ( e allora non dare spiegazioni del perchè, il denaro, le aspirazioni e le sconfitte dei due fratelli sono già sufficienti, si uccide per questi motivi anche persone che abbiamo amato) e scavo pisicologico in cui Lumet è davvero bravo e non per quello che dice, ma per come riprende i personaggi (tutte le riprese su Hoffman sono da manuale, spesso lo schiaccia dall’alto, gli gira intorno in maniera implacabile). Sono ovviamente sensazioni date dalla prima visione.

Molto si parla del titolo, perchè è stato cambiato in modo radicale. Credo che i distributori italiani abbiano voluto l’effetto della citazione biblica, rifacendosi, per la nostra cultura, al cattolicesimo, ma ignorando lo sfondo evangelico della cultura americana, nonchè le origini ebraiche di Lumet, che volendo, a quel tittolo, rispondono in maniera diversa.
E’ proprio la riflessione sul tittolo italiano che mi induce a pensare come ironicamente abbiano centrato il problema, ovviamente sbagliando: è un film patriarcale, maschile in questo senso, e quel comandamento in ottica evangelica/vetero testamentaria, come in ottica ebraica, è da leggersi in quella maniera, mentre per la cultura cattolica la mediazione del femminile ha una portata maggiore (la madre ha un ruolo differente), e qui nulla è femminile.
Addirittura la donna del ladro, perso il compagno, torna sotto il dominio/protezione del maschio di riferimento della sua famiglia di origine, ossia il fratello (immagino che manchi un padre).

Nel film il patriarcato la fa da padrone, non per nulla la madre è eliminita fin dall’inizio (e la sorella c’è, ma non è toccata dal malessere che percorre gli altri componenti della famiglia), non per nulla il chiarimento avviene fa padre e figlio, con quella confessione di avvertita diversità rispetto alla famiglia modello, bella, carina e pubblicitaria che nel contempo è stata anche decisamente spietata con il rampollo maggiore

1 commento

  1. superkikka28 / 10 marzo 2017

    Ottima recensione! Centrati tutti i punti, Complimenti

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