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Onora il padre e la madre

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Lumet / 4 Febbraio 2018 in Onora il padre e la madre

un filmone, come il cinema intrattiene a perfezione lo spettatore.. ritmo serrato, cast nel ruolo, regia di livello.

L’ultima fatica di Lumet / 7 Gennaio 2018 in Onora il padre e la madre

Bel thriller, con poca azione propriamente detta, ma con tanta tanta atmosfera caratterizzata da un mood decadente in grado di descrivere con grande efficacia la piccolezza di una coppia di rampolli inconcludenti di una famiglia piccolo-borghese di gioiellieri, insoddisfatti, viziati, frustrati, incapaci di vedere al di là di se stessi al punto da ridurre in cenere la propria vita e quella dei congiunti.

Bravissimo il vecchio, solo anagraficamente, all’epoca, Sidney Lumet, qui al suo ultimo film, capace di tenere saldissime le redini del film, passando con grande equilibrio dai toni del dramma criminale e famigliare a quelli del grottesco coeniano basato sulle avventure di delinquenti improvvisati e incapaci.
E molto bravi anche tutti gli interpreti, con Hoffman capace di incarnare meravigliosamente bene l’amorale protagonista. Sul finale, letteralmente, si trasfigura, diventando irrazionalità paonazza.
Mi è piaciuto molto anche il tema musicale firmato da Carter Burwell.

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Il cinismo / 30 Dicembre 2017 in Onora il padre e la madre

descritto in questo noir è assolutamente palpabile.
Un racconto Spietato, spiazzante e doloroso [al contempo grandioso].
Un film che DEVE esser visto, a mio parere. Come tutti i film di Lumet.

Perla / 5 Settembre 2017 in Onora il padre e la madre

Partiamo dal fondo, musica da brivido. Cast a dir poco superlativo, con un credibilissimo Paul Seymour Hoffman nei panni di un viscido uomo d’affari a corti di soldi che vuole saldare i suoi debiti rapinando la gioielleria di famiglia.Il tutto trascinando il fratello minore prediletto dei genitori, interpretato da un altrettanto bravo Ethan Hawke.
Il film è un thriller a sfondo dramma e proprio questi toni drammatici fanno spesso provare pena per il protagonista nonostante la sua morale discutibile.Non vi sono colpi di scena particolarmente ricercati perchè la trama è strutturata per mettere in risalto la famiglia e il rapporto ,non sempre equo, tra genitori e figli.
Reputo Onora il padre e la madre uno dei miglior thriller usciti negli ultimi 10 anni e per chi si chiedesse come mai il titolo originale sia stato così stravolto segnalo che è un proverbio(detto a modo di augurio) irlandese .
Chiudo segnalando la bellezza e la bravura senza tempo di Marisa Tomei.

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Ultimo colpo di genio di Lumet / 16 Agosto 2017 in Onora il padre e la madre

Ultimo film di Lumet, un noir sopraffino con un cast di prima scelta. Torbido gioco di incastri con un editing dal taglio contemporaneo, conferma di una mente fervida senza età, un genio del cinema crime che non ha voluto accontentarsi di ripetere vecchi cliché. Seymour Hoffman è tragicamente perfetto, ottimi Ethan Hawke e Albert Finney, strepitosa e sexy Marisa Tomei. Forse il finale lascia uno spiraglio di troppo, ma il soggetto di Kelly Masterson fila liscio che è una meraviglia.

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Un buon giallo / 20 Ottobre 2013 in Onora il padre e la madre

Uno di quei gialli che funziona anche se si conosce il colpevole fin dall’inizio.

YAAAAWN / 26 Marzo 2013 in Onora il padre e la madre

Onora il padre e la madre è un film su una famiglia già disastrata, che finisce con l’annientarsi definitivamente con le proprie mani, grazie alla stupidità di alcuni suoi componenti e al marciume delle loro anime.

La sceneggiatura ha degli spunti interessanti ma credo sia stata diluita troppo, facendola scadere spesso nella noia. Ricorda per certi versi Fargo dei Cohen, ma dai toni molto più attuali e meno ironici.

Onora il padre e la madre è un dramma shakespeariano su un’atroce psicosi familiare, sorretta soltanto sui suoi incredibili interpreti e le attente trovate registiche, che riescono a sviare leggermente la sonnolenza.

Infatti lo stile di narrazione è particolarmente ottimo.
Una stessa situazione prolungatasi per circa due settimane e divisa dal disastroso colpo alla gioielleria viene raccontata dalla soggettiva di ognuno dei tre protagonisti maschili, senza seguire una cronologia ben precisa.
Ciò che accomuna ogni racconto è l’inarrestabile piega nichilista che assumeranno le circostanze destinate al declino, che si trasformeranno in una sorta di persecuzione, di incubo senza fine.

Peccato solo per la lentezza dello svolgimento e per i retroscena degli Hanson che potevano essere raccontati con minore superficialità.
Infatti molti input sul trascorso della famiglia sono gettati in pasto allo spettatore sottoforma di indizi e percezioni, ma che non essendo supportate dall’immagine o da concetti più potenti, sono costretti a perdersi in un contesto già poco accattivante di suo.

Onora il padre e la madre manca solo di dettagli che hanno fatto sfumare una grande opportunità. Un film che poteva riuscire decisamente meglio è stato trasformato nell’ennesimo e dozzinale drammone stra-pesante, angoscioso e lento fino alla nausea.

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Se non ci si aiuta in famiglia… / 7 Maggio 2012 in Onora il padre e la madre

Drammaticamente un bellissimo film. Due fratelli con problemi economici pensano una folli che porterà ad un dramma inaspettato.
Girato in maniera veramente particolare e molto originale in cui si vedono diverse visioni della stessa scena. Philips Seymour Hoffman è grandioso e non delude mai. Un film ben riuscito in tutto.
Da vedere.

Foto di famiglia, una devastazione. / 24 Aprile 2011 in Onora il padre e la madre

Il film mi è piaciuto, ma ne trovo una pecca pesante: la famiglia non c’è quasi, è solamente accennato il groviglio di caratteri, di situazioni, di astii, insomma ciò che ha fatto della famiglia ciò che è.
Perchè Hoffmann non istiga il fratellino alla rapina solo per soldi, ma inconsapevolmente si vendica del padre e della madre per mano del loro figlio prediletto, il padre deve essere stato una specie di padre padrone, tanto da arrogarsi il diritto di fare giustizia, ma tutto questo è veramente, brevemente accennato.
Quindi motivazioni psicologiche e nichilismo assoluto si sfiorano, ma non riescono a mio parere a essere chiari e in equilibrio all’interno del film, che dà un po’ un colpo lì e un colpo qui senza riuscire a disegnare un quadro coerente della vicenda.
Mi spiego meglio, ciò che mi ha resa insoddisfatta è questo essere in mezzo tra nichilismo assoluto ( e allora non dare spiegazioni del perchè, il denaro, le aspirazioni e le sconfitte dei due fratelli sono già sufficienti, si uccide per questi motivi anche persone che abbiamo amato) e scavo pisicologico in cui Lumet è davvero bravo e non per quello che dice, ma per come riprende i personaggi (tutte le riprese su Hoffman sono da manuale, spesso lo schiaccia dall’alto, gli gira intorno in maniera implacabile). Sono ovviamente sensazioni date dalla prima visione.

Molto si parla del titolo, perchè è stato cambiato in modo radicale. Credo che i distributori italiani abbiano voluto l’effetto della citazione biblica, rifacendosi, per la nostra cultura, al cattolicesimo, ma ignorando lo sfondo evangelico della cultura americana, nonchè le origini ebraiche di Lumet, che volendo, a quel tittolo, rispondono in maniera diversa.
E’ proprio la riflessione sul tittolo italiano che mi induce a pensare come ironicamente abbiano centrato il problema, ovviamente sbagliando: è un film patriarcale, maschile in questo senso, e quel comandamento in ottica evangelica/vetero testamentaria, come in ottica ebraica, è da leggersi in quella maniera, mentre per la cultura cattolica la mediazione del femminile ha una portata maggiore (la madre ha un ruolo differente), e qui nulla è femminile.
Addirittura la donna del ladro, perso il compagno, torna sotto il dominio/protezione del maschio di riferimento della sua famiglia di origine, ossia il fratello (immagino che manchi un padre).

Nel film il patriarcato la fa da padrone, non per nulla la madre è eliminita fin dall’inizio (e la sorella c’è, ma non è toccata dal malessere che percorre gli altri componenti della famiglia), non per nulla il chiarimento avviene fa padre e figlio, con quella confessione di avvertita diversità rispetto alla famiglia modello, bella, carina e pubblicitaria che nel contempo è stata anche decisamente spietata con il rampollo maggiore

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