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Recensione su Re della terra selvaggia

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9 febbraio 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Per alcuni versi, questo film mi ha ricordato un paio di lavori di Miyazaki, ovvero la serie di Conan ed il lungometraggio Principessa Mononoke, vuoi (in prima semplicistica battuta) per l’ambientazione futuristica con tanto di acque imperanti e la caratterizzazione dei personaggi del primo, vuoi per la presenza del cinghiale demoniaco ed il senso latente dell’epica magica nel secondo: l’animismo che pervade la storia di Re della terra selvaggia, poi, è tratto costante della produzione del regista giapponese, così come l’attenzione per la figura del principe (in questo caso, principessa) mago, tanto cara a Frazer.
Nell’investitura, non solo verbale, di Hushpuppy a re-uomo, tra l’altro, ho colto alcuni riferimenti ad una certa letteratura cavalleresca e, ancora pensando a Miyazaki, alla sua Nausicaa: anche la principessa della Valle del Vento combatte contro una parte di natura ostile, per risanare la terra in cui lei ed il suo popolo vivono in precaria ma solidale pace. E’ Hushpuppy, poi, come Nausicaa, a trovare una soluzione contro i miasmi mortiferi (in questo caso salini) che ammorbano il suo regno ed entrambe sanno penetrare il linguaggio segreto della Natura.

Detto questo, quindi, Re… non mi ha entusiasmata particolarmente, perché non mi ha raccontato niente di nuovo in maniera originale e benché abbia dalla sua tantissimi elementi positivi: ottime musiche, empatiche ed emozionanti, degna di nota la piccola Quvenzhané Wallis e dignitosissimo anche Dwight Henry, bella la resa del rapporto padre-figlia, gradevole la parentesi quasi onirica legata alla figura della madre.
Per il resto, nulla di estremamente convincente.

Al termine della visione, poi, mi è sovvenuto un dubbio, ben poco “sognante”: e se la comunità della Grande Vasca non fosse stata “allontanata” dalla società civile, come sembrano suggerire i racconti degli adulti, grazie anche alla costruzione della diga, e se ne fosse -invece- volontariamente alienata, creando una mitologia geografica e sociale in grado di giustificare, agli occhi dei bambini, il loro distacco dalle città e dalla civiltà?
In questo senso, ritengo che la parentesi magica, con le creature preistoriche che si risvegliano dal sonno nei ghiacci, sarebbe solo una sorta di allucinazione collettiva.

3 commenti

  1. cellophane / 19 febbraio 2013

    Interessante il parallelo con “Principessa Mononoke” e Frazer!

    Devo dire che io invece ho interpretato l’isolamento della piccola comunità proprio come voluto, vista l’impossibilità di integrazione (o anche semplice avvicinamento) al mondo ordinario contemporaneo, che ha seguito linee “evolutive” di civiltà del tutto differenti rispetto a Bathub (a cui gli abitanti sembrano disperatamente, visceralmente attaccati); la sua”mitologia geografica e sociale” così peculiare costituisce un universo a sé, con tutti i simboli e modelli del caso, e la definizione di “allucinazione collettiva” è proprio forse quella che più si presta ad inquadrarlo se consideriamo che ogni universo rappresentativo altro non è poi che una creazione (umana) condivisa

    • Stefania / 20 febbraio 2013

      Ovviamente, condivido 😉
      Resta il fatto, però, che io abbia maturato questa “lettura” del film solo alla fine, mentre -durante la visione- ero preoccupata di comprendere quanto gli umani “civili” odiassero e/o temessero gli abitanti della Vasca al punto da isolarli così: è stato, evidentemente, un mio limite.

  2. lithops / 20 febbraio 2013

    Anch’io credo che la visione degli uri sia frutto di una allucinazione. Credo, però, che più che collettiva sia soltanto nella mente di Hushpuppy. Ho visto il film come la “sceneggiatura” del “romanzo autobiografico” della nuova regina della terra selvaggia. Bambina e dea. Romanzo più che condiviso, dato che diventerà (non è chiaro se veramente o nelle sue aspettative) la nuova bibbia di Bathtub.
    In definitiva, quindi, credo che il film parli soprattutto della creazione di un mito.

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