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Recensione su Bastardi senza gloria

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10 marzo 2014

Geniale nel suo folle revisionismo e nel dare voce a un revanscismo onirico e surreale, quest’opera di Tarantino è indubbiamente qualcosa che colpisce e che non può passare inosservata nello scialbo panorama cinematografico del primo decennio del nuovo secolo.
Dopo Benigni, un altro grande regista si permette di giocare con la shoah, cosa che mediamente scatenerebbe il biasimo degli ultramoralisti, ma stavolta sembra essere andata diversamente, anche perché la pellicola è talmente tanto esagerata e (storicamente) kitsch da far cadere nell’assurdo qualsiasi accusa di mistificazione (che pur ci sono state).
Ovviamente Tarantino non sarebbe lui se non esagerasse tutto all’inverosimile, ma chissà che una mezza idea non gli sia arrivata proprio dal Roberto nazionale, dato che si parla di dieci anni di gestazione per questa folle sceneggiatura.
I film di Quentin ormai sono una gara alla ricerca della citazione, una sorta di gioco di società per cinefili che a volte è fine a se stesso e autoreferenziale. Predomina il western, soprattutto nella prima parte, con tanto di onnipresenti musiche morriconiane. Solo che i moderni eroi tarantiniani non sfoggiano Colt o Smith & Wesson e il duello all’ok corral diventa l’aggressione con mazza da baseball contro un nazista disarmato.
Grande Waltz (anche se in Django farà un ulteriore passo avanti) e bravo anche Brad Pitt (strepitosa la faccia da siculo nel finale).
Nella (ricercata) babele linguistica dell’Europa del secondo conflitto mondiale, spicca il doppiaggio superlativo di Stefano Benassi (voce di Waltz, come in Django).
I dialoghi. Che spettacolo i dialoghi. Sembrano ridondanti e invece sono di una tensione emotiva unica.
Il pregio migliore del film sta però nel ritmo: un cocktail di efficace lentezza e disordinato furore che genera un’armonia davvero ammirevole. E questo, c’è poco da dire, è tutto merito del regista.
Ciò detto non credo tuttavia che sia il miglior film di Tarantino, come è stato definito da qualcuno, abbastanza incomprensibilmente.
Originale, dirompente, folle… ma lontano dall’essere il capolavoro di Tarantino.

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