Recensione su Barry Lyndon

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La differenza kubrickiana / 4 Marzo 2016 in Barry Lyndon

Sotto lo specchio immacolato della perfezione formale si annida l’incredibile tormentata densità di Kubrick. Preso da un insano furore antiestetico suscitato dalle varie infatuazioni per Lubezki e la sua luce naturale in ‘The Revenant’, memore del fastidio fisico che provo davanti agli infiorettamenti di Malick e i fiocchetti di Jarmush, ho deciso di provare una cura shock; l’antesignano dell’estetismo per antonomasia, Barry Lyndon del perfezionista Stanley Kubrick coadiuvato dal pioniere della “luce naturale”, il direttore della fotografia John Alcott. Di premesse per irritarmi ancora ce n’erano; dicono che Kubrick non solo si sia ispirato alle pitture romantiche, ma ne abbia addirittura portato sul set un collage di ritagli da riviste d’arte. Può esistere una ispirazione più manierista di questa?
Ebbene, i miei occhi hanno ceduto alla bellezza immortale di queste immagini; impossibile resistere. Il motivo è un po’ complicato da spiegare, ma si intuisce la “differenza kubrickiana” di fotogramma in fotogramma durante la visione; il rigorosissimo lavoro di posa del profilmico, l’incantevole finezza della costumista Milena Canonero, la cura maniacale dell’impianto scenografico sono una fulgente corona ad un corpo vivo. Sì, il film è una creatura bellissima e perversa, dolce e ambiziosa, non mostra come in un prezioso album fotografico una serie di immagini per carezzare lo stadio superficiale della bellezza, ma veste con grandezza la meschinità umana nelle sue declinazioni più sottili, grottesche e meno scontate. Perfino la musica, questo scialo di opere classiche che in altri contesti sarebbe risultata una sorta di protesi (per me lo è in Arancia Meccanica, ad esempio) qui si fonde e penetra nel tessuto del film. Barry Lyndon è stato per me terapeutico, mi sono riconciliato con la grandezza del cinema estetico, perchè dietro quei magnifici occhi azzurri c’è una profondità buia, ‘divinamente ridicola’, cinica e disperante.

2 commenti

  1. hartman / 4 Marzo 2016

    Impeccabile Paolo

  2. Jack / 4 Marzo 2016

    @paolodelventosoest Il mio Kubrick preferito dopo il tuo odiato ”Arancia Meccanica”, bella recensione!

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