Recensione su La rabbia giovane

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L’arbitrarietà del male / 20 Marzo 2016 in La rabbia giovane

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Memorabile primo lungometraggio di uno dei registi stilisticamente più discussi di Hollywood, ma considerato uno dei grandi nomi del cinema contemporaneo.
Ispirato ad un vero fatto di cronaca, la storia ricorda anche quella di Bonnie & Clyde, quest’ultima narrata pochi anni prima nel film che, insieme a Il laureato, aveva aperto la stagione della Nuova Hollywood, all’interno della quale un film come Badlands non può che calarsi perfettamente, pur discostandosene per altri versi.
Nella storia dei due ragazzi fuggitivi, freddamente coinvolti in un sentimento che tutto ricorda fuorché la passione (e richiamando in ciò il finale de Il laureato), non emerge con nettezza un disagio sociale. Il male sembra fine a se stesso e privo di giustificazione, o comunque avente una mera funzione utilitaristica e una connotazione fatalista.
Il protagonista (un buon Martin Sheen) si atteggia a novello James Dean (come ricorda anche lo sceriffo nel finale) ed il suo modo di agire è totalmente arbitrario e per certi versi assurdo. Tanto più che Malick insiste nella sua caratterizzazione di bravo ragazzo, educato e gentile, fino all’epilogo, che viene reso in tal modo paradossale e surreale.
I meravigliosi paesaggi che ispirano il titolo originale fanno da sfondo ma sono anche i protagonisti di una storia che parla, in fin dei conti, dell’isolamento dell’uomo.
Il tentativo di tornare nella natura che compiranno i due poco dopo l’omicidio del padre di lei, finirà presto, ancorché per cause esterne.
Interessantissima la colonna sonora, che alterna brani di Orff (tra cui il tema ricorrente della Musica Poetica) a pezzi anni Cinquanta come il Love is strange di Mickey and Sylvia.
Malick già utilizza alcuni espedienti che caratterizzeranno il suo modo di fare cinema, in primis la narrazione fuori campo lasciata alla voce di Holly, un personaggio che nasconde la freddezza con cui accoglie i crimini del suo ragazzo dietro il non del tutto convincente alibi della giovane età. È nella mancata (o per meglio dire tardiva) reazione di Holly alla lucida follia di Kit uno degli elementi più controversi che il furbo regista getta nel calderone emozionale di uno spettatore che non può che risultarne turbato.

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