M / 18 Marzo 2021 in Il lenzuolo viola

L’opera più teorica di un cineasta sempre teorico, Il lenzuolo viola è sì un film formidabile, ma è anche la perfetta spiegazione del perché Nicolas Roeg sia via via sempre più dimenticato ogni anno che passa.
Il regista britannico racconta una storia aderente al suo tempo ma non al nostro, a rimanere modernissimo è un linguaggio cinematografico così spaesante da risultare inscalfibile: prima, nel 1980 in cui uscì il film, ci si poteva almeno aggrappare all’intreccio, ma oggi dobbiamo per forza fare i conti con quegli zoom improvvisi su dettagli apparentemente insignificanti e a quel montaggio che intreccia tempi e luoghi fino all’estremo sovrapponimento: talmente dilatato nel tempo da essere, in fondo, tutto un qui ed ora. Esperimenti stilistici evidenti, ma non i soli, perché sotto la superficie Roeg scava ulteriori strati di possibili interpretazioni, con i tre personaggi principali che si scambiano costantemente di ruolo: lo psicanalista Alex (Art Garfunkel) a prima vista un carattere ordinato, metodico, borghese, in cerca di una relazione seria e definitiva che si rivelerà un essere umano ignobile e sciagurato; la giovane e bella Milena (Theresa Russell) che sembra eccessivamente libertina e indifferente al sentimento, al limite dell’anaffettività, e che invece soffrirà in maniera indicibile (fisicamente e psicologicamente) per l’altrui distacco e le altrui gelosie; l’ispettore Netusil (Harvey Keitel) a cui non interessa la legge ma solo entrare nel cervello delle persone, e che si trasformerà, lui, nello psicanalista mentre chiede esasperato una confessione ad Alex che non aiuti le indagini ma che aiuti Alex stesso.
E poi un film così sessualizzante, così attaccato alle azioni corporee più volgari (“a sick film made by sick people for sick people”, ne dirà il distributore inglese, non si capisce se con una mossa commercialmente masochistica o se con grande strategia di marketing), che può essere visto come due ore di copula e che si chiude con un coito interrotto: l’arresto non avviene, la morte tanto attesa di Milena neanche, la confessione di Alex è sospesa, troncata sul punto di esistere dall’intervento esterno, da chi non partecipa a quello sbilanciato rapporto a tre dei protagonisti ma che sarà provvidenziale come una divinità. Provvidenziale affinché tutto rimanga com’è, anche se tutto cambierà.

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