Recensione su Bad Boy Bubby

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11 Febbraio 2014

C’è dell’enigma di Kaspar Hauser nel film “Bad boy Bubby” diretto da Rolf de Heer. Anzi, la pellicola in questione è una buona via di mezzo fra Herzog e Kynodontas di Yorgos Lanthimos.
Bad boy Bubby è un validissimo compromesso fra luci ed ombre, pazzia e raziocinio, amore e morte. Un tunnel disturbante, grottesco che vede un’uscita luminosa e, a suo modo, dolce.

Tutto comincia in Australia, tutto finisce in Australia.

Lo spettatore si ritrova in un tugurio, una specie di sottoscala lurido abitato da due strane figure: una grassa e decadente matrona romana, da un lato, dall’altro il suo tenero bambino, un pargolo mai cresciuto chiamato Bubby.
Bubby ha trentacinque anni ma in realtà è come se ne avesse cinque e mezzo. Parla a malapena, viene lavato dalla madre, non è in grado di leggere o scrivere, non è mai uscito di casa perché la madre lo ha convinto che l’aria all’esterno sia avvelenata. Vive costretto fra quattro mura, legato da un cordone ombelicale a una madre maniacale che lo opprime controllandolo ora dopo ora, giorno dopo giorno. Una madre che lo controlla fisicamente e psicologicamente, una madre che oltretutto abusa sessualmente del suo “bambino”.
Bubby non si rende conto della situazione e crede che tutto questo sia normale. Eppure, eppure, sfoga la sua rabbia su un gatto, suo unico amico tanto che arriverà ad ucciderlo per verificare un esperimento cruciale per gli sviluppi della storia. L’autore del film riesce a trattare una serie svariata di temi non risultando mai pesante, volgare, pornografico. Il film spazia dalla violenza domestica alla solitudine passando a tematiche più dolci trattate con tatto, in modo più che delicato.
Eccolo quindi il nostro disadattato curare i meno fortunati, in prima linea se si parla di assistenza sociale. Il film abbandona così la pesantezza del contesto famigliare per concentrarsi sulla rinascita del protagonista. Si abbandona l’oscurità, il grottesco, e si fa entrare la luce. Uscito dalla prigionia, entrato a contatto con i piccoli piaceri della vita: una pizza alle quattro stagioni e una bottiglia di birra, una canzone e un gruppo di amici, l’amore fatto donna nella persona di Angel (nomen omen).

Bubby risorgerà ma i continui abusi lo hanno deviato. Non parlo della passione, oserei dire feticcio, per i seni sproporzionati bensì il non riconoscere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato.
Bubby, si, cerca la felicità (e la trova) ma il prezzo da pagare sarà alto. I trentacinque anni di prigionia risultano una tappa per arrivare alla felicità, un punto determinante che ha segnato la figura del protagonista perché se da un lato egli risulta dolce, innocente, dall’altro è nella sua innocenza che vanno cercati i germi del male.
Bad boy Bubby è una favola agrodolce, un film con un lieto fine mai smielato che consiglio a voi tutti.

DonMax

link del film completo:

http://www.nowvideo.sx/video/5e81b86272b37

1 commento

  1. fiomamyblue / 6 Marzo 2015

    ecco cosa mi ricordava questo film , esattamente l’enigma di kaspar hauser

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