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Recensione su Baby Driver - Il genio della fuga

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Armonia tra film e colonna sonora / 8 settembre 2017 in Baby Driver - Il genio della fuga

È un film valido su tantissimi aspetti, ma quello che colpisce di più è il ritmo del film che si amalgama alla colonna sonora, dove ne trova le fondamenta.
113 minuti che non fanno mai annoiare, dove anche i piccoli dettagli contano e ripagano per l’attenzione. Purtroppo nella sala cinematografica dove sono stato non hanno colto l’essenza del film, e mi hanno tranciato i titoli di coda. (No, non ci sono scene post-credits, ma è uno di quei film che va vissuto fino alla fine)

I personaggi sono personaggi, hanno carattere, hanno una forma, ed abitano bene questo film. Anche se il film chiude l’arco narrativo, spero vivamente in un sequel… anche se Edgar Wright, non sembra esserne il tipo; impossibile biasimarlo: molto meglio un singolo film ben fatto, che una trilogia forzata per spremere i portafogli.

La violenza c’è, ma non è invasiva e dominante. I sentimenti tornano ad essere puri ed innocenti, dove uno sguardo, un bacio, vale più di mille inutili scene di sesso.

Tecnicamente molto piacevole da guardare: gli inseguimenti, un buon piano sequenza, l’uso dei colori, sono di altissimo livello (anche se non sono assolutamente un esperto, la pellicola vibra di meticolosità e ricerca del bello). Ultimo ma non ultimo, ci sono un’infinità di inquadrature che andrebbero appese in una galleria d’arte.

C’è da dire che la versione italiana fa perdere un po’ di armonia tra la musica ed i dialoghi. È costante lo sforzo tra ascoltare il parlato in italiano, cercare di leggere il labiale e dedurre il dialogo originale, e contemporaneamente seguire il testo della colonna sonora in inglese. È uno di quei film che, più degli altri, va visto (o rivisto) in lingua originale.

Essendo un film curato così bene fin nei minimi dettagli, non credo sia inappropriato interpretare alcuni accorgimenti come dei piccoli e sottili omaggi ad uno dei Manga/Anime più amati dagli appassionati del mondo dei motori, Initial D.
Per chi non conoscesse l’opera, è incentrata sul mondo delle corse illegali giapponesi attraverso i passi di montagna (anche se non compare mai il fattore “polizia”), enfatizzando la tecnica del drifting (a supervisionare l’opera, nientemeno che il Drift King, Keiichi Tsuchiya).
Il film apre con una Subaru WRX di seconda generazione. Il padre del protagonista di Initial D e, verso la fine della serie, anche il protagonista stesso, guidano una Subaru WRX (ma di prima generazione). In realtà, l’auto centrale dell’opera giapponese, guidata dal protagonista, è la Toyota Sprinter Trueno AE86, che non compare nel film. Ora, seguitemi nella mia follia: in una unica inquadratura, viene immortalato il protagonista che fissa una Subaru BRZ in miniatura. La vettura è stata sviluppata assieme a Toyota, che ha realizzato anche la gemella GT86 (tipicamente si differenziano dal colore della carrozzeria, il blu è tipicamente Subaru, il rosso, Toyota). Monta un “semplice” motore boxer 4 cilindri da 2 litri aspirato che sviluppa “solo” 200 cavalli su trazione posteriore. Ruote strette e leggera, è perfetta per le corse in downhill, ed è un chiara evoluzione ed omaggio della storica AE86, diventata leggenda proprio con Initial D.
Altro indizio, il protagonista di Initial D inizia fin da 13enne a consegnare il Tofu con la sua AE86; Baby, è così bravo alla guida perché inizia a guidare fin da quando “la sua testa riusciva a vedere oltre il cruscotto”. Insomma, i richiami ci sono, molto velati, ma ci sono. Manca soltanto chiedere direttamente al regista!

Il mio voto è stato 9, principalmente perché ho sentito la mancanza dell’inquadratura della tecnica Heel-and-Toe nello scalare le marce, e… beh, l’unica auto a cambio manuale è stata la WRX. Per il resto, un ottimo film. Correte (rispettando il codice della strada) a vederlo!

2 commenti

  1. Stefania / 14 settembre 2017

    Di macchine, io so meno di zero, però il tuo parallelo fra il film e il manga mi sembra mooooolto interessante e accattivante! Ho cercato un po’ in Rete, ma non ho trovato nessuna dichiarazione di Wright in merito a Initial D 🙁

  2. SteveJK / 14 settembre 2017

    L’idea è semplice: stalkerare Edgar sui social e spammarlo sulla questione!

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