Recensione su Babel

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23 febbraio 2011

Trama: persone su tre continenti diversi hanno destini incrociati:
una coppia americana in viaggio in Marocco per tentare di risolvere la sua crisi,
due bambini marocchini con un fucile,
la balia messicana dei figli della coppia americana,
un’adolescente giapponese..

Opinione: il film è piuttosto lungo, due ore e dieci, ma abbastanza piacevole.
è in stile “Crash”, con ambizioni più globali, con storie smozzicate su tre continenti
Crash però mi dava un’impressione di maggior compattezza: la storia era più movimentata, più strutturata, più serrata e lo stile -brani della stessa storia presentati da personaggi diversi- era funzionale al progredire del racconto. In Babel invece ogni storia è di fatto separata e progredisce autonomamente una volta scoccata la miccia iniziale. La scelta stilistica di presentare le storie in parallelo (ma nemmeno in perfetto ordine cronologico – chissà perchè -) sembra voluta dal regista solo per incasinare il tutto (senza peraltro riuscirci troppo, tutto è chiaro fin dall’inizio, poche sono le cose davvero inaspettate, poca tensione narrativa), per poter dire: “avete visto come un evento in un angolo sperduto del marocco può cambiare la vita di altri?” ma a me sembra che la vita della giapponese davvero non sia minimamente scalfita dall’episodio del marocco, che appare solo un pretesto perchè il regista possa inserire il giappone in questo viaggio intercontinentale.
Forse il regista voleva dirci che siamo tutti legati da corde invisibili e intangibili, che ogni azione provoca una reazione, che ogni causa ha il suo effetto, e che nel mondo globalizzato di oggi la nostra vita è in balia di troppe variabili insondabili…

ho letto che nella versione presentata al festival di cannes solo l’inglese era doppiato, mentre tutte le altre lingue erano sottotitolate:
naturalmente la distribuzione italiana ha fatto la scelta opposta per ovvi motivi di mercato, e così l’effetto babele indicato dal titolo stesso risulta annacquato

Morale: alla fine ai poveri va sempre peggio che ai ricchi..

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