2006
9 Recensioni su

Babel

/ 20067.2382 voti
Babel

Babel / 8 Luglio 2015 in Babel

Con il consueto stile vorticoso di flash-back e flash-forward, in cui la linearità dell’intreccio viene completamente stravolta, Inarritu costruisce questa pellicola in cui, fondamentalmente, si tenta un adattamento della teoria del caos ai rapporti umani.
Ne esce una sorta di tragedia della globalizzazione, in cui quattro tra le culture più rappresentative del pianeta si incontrano e si scontrano con i loro pregi e difetti: quella occidentale, il mondo arabo, quello asiatico e quello ispanico-americano.
Le storie si fondono e si incastrano (per il vero quella ambientata in Giappone è piuttosto scollegata) in una rappresentazione che ha per tema principale la morte (il film è il terzo capitolo di quella che è stata battezzata la Trilogia sulla morte di Inarritu).
Per tema secondario (ma nemmeno così tanto) vi è invece la solitudine.
La solitudine dei pastori che vivono ai margini del deserto del Marocco, o quella di una coppia di Americani in crisi che tenta, viaggiando, di ritrovare la serenità perduta (gli ottimi Brad Pitt e Cate Blanchett).
La solitudine di una giovane giapponese sordo-muta che vive una tragedia personale legata a questa sua condizione (i frammenti “asiatici” sono probabilmente quelli più interessanti della pellicola, soprattutto da un punto di vista tecnico-stilistico).
Un buon film, con un’ottima interpretazione di tutti gli attori coinvolti (da un Brad Pitt in una veste inconsueta, alla Clooney, agli attori esordienti o non professionisti). Un’interessante, pur se a tratti estraniante, colonna sonora di Santaolalla (che vinse l’Oscar nell’occasione).
Ultima collaborazione tra Arriaga e Inarritu, con il primo che intraprese una battaglia per il riconoscimento del ruolo dello sceneggiatore quale co-autore del film, giungendo allo scontro con il regista messicano.

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11 Marzo 2015 in Babel

Un evento fortuito, scatenato da ragazzini incoscienti, provoca un dramma.
4 storie legate tra loro da un filo molto sottile.
Il dolore e anche la disperazione dei personaggi che il regista ci narra, tutti totalmente diversi.
Ma quello che si evince di più è la solitudine di tutti. Ognuno nella sua storia la sta vivendo con grande dolore.
La storia giapponese, in verità, non la vedo molto legata… E’ marginale ma anche forse la più drammatica… Questa ragazza che a causa della sua sordità non trova sbocchi nella sua vita.
Molto bravo Brad Pit anche se il doppiaggio proprio non mi è piaciuto… Cate Blanchett fa leggere molto la sua solitudine nel vivere con un marito che l’ha profondamente delusa…
La fotografia molto bella e anche la scelta delle musiche direi eccezionale.
Bello… Lungo ma bello…
Ad maiora!

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15 Giugno 2014 in Babel

Un piccolo gesto e la vita di molte persone subirà un forte cambiamento. Persone che sono in qualche modo connesse tra di loro, anche se vivono in luoghi diversi e hanno età e interessi differenti.
Certo, all’inizio appare un po’ noioso, ma appena la turista americana viene colpita da una pallottola entra nel vivo e tutti i protagonisti si trovano a fare i conti con una situazione che è sfuggita al loro controllo.

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24 Marzo 2013 in Babel

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

A me E’ piaciuto (è che sesso la muta di Hong Kong!!!). Ma… ecco, come quando si vede una ragazza figa che se la tira. Bellissima, per carità, tutto a posto, bel viso, bel culo. Però… ma vafàngul! Vai va’.
Fermo restando che le regie virtuosistiche e stilose è meglio saperle fare anzichenò.

20 Ottobre 2012 in Babel

Pesante ma molto intenso.

Babrut / 17 Settembre 2012 in Babel

E’ troppo lungo e in molte occasioni noioso.
Ho come l’ impressione che il regista metta colpi di scena ad minchiam quando il russare della gente in sala copre persino la “strepitosa” colonna sonora che Dio sa solo come ha preso un oscar.
Suddette sorprese sono frutto di comportamenti del tutto irrazionali dei personaggi che, va bene cheil film si chiama Babel, ma io non credevo che il titolo fosse da prendere alla lettera.
Mi sfugge come si possa parlare di globalizzazione e di effetti da una parte all’ altra del mondo, considerato che i protagonisti si sono trovati in varie parti del mondo fisicamente.
Quindi qui non c’ è il classico battito d’ali di una farfalla a Pechino che provoca un uragano a New york, perchè la suddetta farfalla pechinese è andata in america, ha dirottato un aereo e lo ha schiantato su New York, perciò grazie tante che ci sono delle conseguenze!
Il personaggio della ragazza giapponese è veramente patetico e inutile, oltre che sconnesso al resto dei personaggi del film.

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14 Gennaio 2012 in Babel

Profondo, con la stessa intensità di 21 grammi. Mostra come ci siano interconnessioni globali tra le persone del mondo, che il nostro sguardo limitato non riesce a vedere.

Acetato di vinile / 11 Aprile 2011 in Babel

Artificioso. Quattro storie appiccicate tra loro “ad capocchiam”.

23 Febbraio 2011 in Babel

Trama: persone su tre continenti diversi hanno destini incrociati:
una coppia americana in viaggio in Marocco per tentare di risolvere la sua crisi,
due bambini marocchini con un fucile,
la balia messicana dei figli della coppia americana,
un’adolescente giapponese..

Opinione: il film è piuttosto lungo, due ore e dieci, ma abbastanza piacevole.
è in stile “Crash”, con ambizioni più globali, con storie smozzicate su tre continenti
Crash però mi dava un’impressione di maggior compattezza: la storia era più movimentata, più strutturata, più serrata e lo stile -brani della stessa storia presentati da personaggi diversi- era funzionale al progredire del racconto. In Babel invece ogni storia è di fatto separata e progredisce autonomamente una volta scoccata la miccia iniziale. La scelta stilistica di presentare le storie in parallelo (ma nemmeno in perfetto ordine cronologico – chissà perchè -) sembra voluta dal regista solo per incasinare il tutto (senza peraltro riuscirci troppo, tutto è chiaro fin dall’inizio, poche sono le cose davvero inaspettate, poca tensione narrativa), per poter dire: “avete visto come un evento in un angolo sperduto del marocco può cambiare la vita di altri?” ma a me sembra che la vita della giapponese davvero non sia minimamente scalfita dall’episodio del marocco, che appare solo un pretesto perchè il regista possa inserire il giappone in questo viaggio intercontinentale.
Forse il regista voleva dirci che siamo tutti legati da corde invisibili e intangibili, che ogni azione provoca una reazione, che ogni causa ha il suo effetto, e che nel mondo globalizzato di oggi la nostra vita è in balia di troppe variabili insondabili…

ho letto che nella versione presentata al festival di cannes solo l’inglese era doppiato, mentre tutte le altre lingue erano sottotitolate:
naturalmente la distribuzione italiana ha fatto la scelta opposta per ovvi motivi di mercato, e così l’effetto babele indicato dal titolo stesso risulta annacquato

Morale: alla fine ai poveri va sempre peggio che ai ricchi..

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