Recensione su The Aviator

/ 20046.7415 voti

26 Giugno 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Storia e gloria (sì, era della Dinastia dei Paperi) di Howard Hughes, ereditiero, regista, aviatore, ingegnere, schizofobico e un sacco di altre cose. Un personaggio, in sé e per sé, huge e abnorme, su cui di storie e film se ne potrebbero costruire a bizzeffe, e quella di Scorsese è una. Si spera non sarà la migliore. Di Caprio gigioneggia a modo suo in questa biografia, dove tutto è intorno a lui peggio che una banca. Anni ’20, HH è un giovane maranza (l’ho letto in un fumetto ieri) che spende quasi 4 miliardi di petroldollari per fare un film che una flotta di aerei che combattono (→ Hell’s Angels, farà anche Scarface e i primi piani sulle tette di Jane Russell). Ha il mondo in mano e se c’è un problema compra la soluzione, e anche chiunque passi di lì per caso. Si passano in rassegna: il suo rapporto con la Hepburn, una non so perché non gnocca e pochissimo simile Cate Blanchett, che però si atteggia; un tentativo di eziologia dei tic e nevrosi e paure che lo accompagnano tutta la vita, dal rapporto con la madre all’ossessione per la pulizia ecc; i primi passi nel cinema, ma anche i secondi e terzi e bla nell’areonautica: nell’epoca dell’aviazione pionieristica, HH si costruiva aerei e stabiliva primati mondiali di velocità di volo, quasi ci lascia le penne due volte (se vabbè, la prima casca coll’aereo e si fa un taglietto al piede, ma dai?), si è inventato gli Hercules. Che culo, ma vabbè. La battaglia processuale per smascherare la lobby della compagnia aerea avversaria. ’20 ma anche anni ’30, passa Jude Law che pretende di essere Errol Flynn, e inzomma. Meno male che HH poi almeno si fa Ava Gardner. Americana, storia molto americana, di sogno e scintillio e passeggiate romantiche in cielo per rimorchiare. La narrazione è quella dell’individuo, apparentemente onnipotente per denaro o cosa, ma così fragile dentro, contro tutti e se stesso. Ecco, il fragile dentro non tocca minimamente, Leo si accartoccia ma il cuore non c’è. O comunque, io non te lo do. Tiè ricco, crepa, forse è anche quello. La solita durata monstre non aiuta, perché l’essenziale sarebbe molto meno e le variazioni sul tema variazioni sul tema e anche variazioni sul tema.
Notevole invece la scena dell’aereo che cade e taglia in due la casa, o perlomeno notevole per me, mi si è conficcata abbastanza da sognarmela la notte :/ zac

Lascia un commento

jfb_p_buttontext