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The Aviator

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26 Giugno 2013 in The Aviator

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Storia e gloria (sì, era della Dinastia dei Paperi) di Howard Hughes, ereditiero, regista, aviatore, ingegnere, schizofobico e un sacco di altre cose. Un personaggio, in sé e per sé, huge e abnorme, su cui di storie e film se ne potrebbero costruire a bizzeffe, e quella di Scorsese è una. Si spera non sarà la migliore. Di Caprio gigioneggia a modo suo in questa biografia, dove tutto è intorno a lui peggio che una banca. Anni ’20, HH è un giovane maranza (l’ho letto in un fumetto ieri) che spende quasi 4 miliardi di petroldollari per fare un film che una flotta di aerei che combattono (→ Hell’s Angels, farà anche Scarface e i primi piani sulle tette di Jane Russell). Ha il mondo in mano e se c’è un problema compra la soluzione, e anche chiunque passi di lì per caso. Si passano in rassegna: il suo rapporto con la Hepburn, una non so perché non gnocca e pochissimo simile Cate Blanchett, che però si atteggia; un tentativo di eziologia dei tic e nevrosi e paure che lo accompagnano tutta la vita, dal rapporto con la madre all’ossessione per la pulizia ecc; i primi passi nel cinema, ma anche i secondi e terzi e bla nell’areonautica: nell’epoca dell’aviazione pionieristica, HH si costruiva aerei e stabiliva primati mondiali di velocità di volo, quasi ci lascia le penne due volte (se vabbè, la prima casca coll’aereo e si fa un taglietto al piede, ma dai?), si è inventato gli Hercules. Che culo, ma vabbè. La battaglia processuale per smascherare la lobby della compagnia aerea avversaria. ’20 ma anche anni ’30, passa Jude Law che pretende di essere Errol Flynn, e inzomma. Meno male che HH poi almeno si fa Ava Gardner. Americana, storia molto americana, di sogno e scintillio e passeggiate romantiche in cielo per rimorchiare. La narrazione è quella dell’individuo, apparentemente onnipotente per denaro o cosa, ma così fragile dentro, contro tutti e se stesso. Ecco, il fragile dentro non tocca minimamente, Leo si accartoccia ma il cuore non c’è. O comunque, io non te lo do. Tiè ricco, crepa, forse è anche quello. La solita durata monstre non aiuta, perché l’essenziale sarebbe molto meno e le variazioni sul tema variazioni sul tema e anche variazioni sul tema.
Notevole invece la scena dell’aereo che cade e taglia in due la casa, o perlomeno notevole per me, mi si è conficcata abbastanza da sognarmela la notte :/ zac

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27 Gennaio 2013 in The Aviator

Biografia del geniale e distruttivo Howard Hughes, regista, produttore e aviatore, le 3 ore che Scorsese mette insieme, sono una apoteosi di lusso e perfezione.
Leonardo Di Caprio interpreta Hughes, affetto da disturbi ossessivi-compulsivi e dalla cosiddetta germofobia, che lo invalida nelle relazioni sociali, costringendolo, all’apice della crisi, a rinchiudersi per mesi nella sala delle proiezioni, nudo e circondato da fazzoletti, il suo schermo contro ogni germe. Malato eppure geniale, capace di spingersi dove mai nessuno nell’aviazione, sconsiderato e megalomane, seduttore incallito, perfezionista e maniacale. Materia prima che se sfruttata come si deve, da vita a un personaggio brillante e da Oscar. E’ quello che fa Leonardo Di Caprio, con una interpretazione favolosa e vergognosamente snobbata, come ormai tradizione, dalla Academy Awards.
Piccola consolazione l’Oscar a Cate Blanchett, la regina Cate, che offre la sua versione del mito Katherine Hepburn, dandole vita. Bravissima. In generale l’intero cast da il meglio di sè e non è mai il solo a far ciò; sono infatti capolavori la fotografia super-satura, le scenografie e i costumi meravigliosi (tutte categorie premiate con l’Oscar).
“The way of the future!”

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