Recensione su Avatar

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Una dimostrazione sulle “capacità” del digitale / 14 ottobre 2014 in Avatar

“Avatar”, un film che è un saggio alquanto maestoso e pomposo di un nuovo mondo, di una nuova era, di un nuovo modo, ahimè, di fare cinema. Cinema ormai trasformato in una sorta di gigante Play Station, nel quale il calore dei bei tempi, dei tempi che furono, tempi quasi giurassici ormai, sta andando smarredonsi in favore dell’avvento del digitale, un freddo giocattolone pirotecnico attraverso il quale molti registi bambinoni sembra abbiano trovato il loro tanto agognato “Paese dei Balocchi.” Siamo d’accordo, i tempi passano, la tecnologia avanza così’ come le possibilità, ma chi lo ha detto che è sempre e solo un bene? Questo film, per chi scrive, ne è un palese esempio, trama stravista e pretestuosa, attori appena passabili, eccezion fatta per la sempre brava ma un pò smarrita Sigourney Weaver, regia, dell’alfiere delle nuove tecnologie James Cameron, molto boom boom, mancava solo la Tequila, effetti speciali, visivi e capacità digitali, 3D compreso, probabilmente, ai massimi storici. Plastica vera e propria dunque, patinata e furbetta, un NON cinema che è lo specchio riflesso di un’evoluzione (involuzione) dell’estetica in favore di una più ampia capcità di movimento, velocità e abbattimento dei costi, quest ultimo passo alquanto relaitvo, visto che il film in questione è costato ben 237 milioni di ‘verdoni’. Insomma un film che vorrebbe dire: “Ok, ora ci sono io, è il mio tempo, d’ora in poi si girerà così.” “Avatar” è stato girato tra il 2008 e il 2009, ma il 2014 è stato effettivamente l’anno della digitalizzazione globale, la vecchia cara pellicola, durata “solo” un centinaio di anni, sta diventando un lusso per pochi nostalgici, un vezzo spocchioso usato solo da chi se la può permettere, ma ben vengano questi vecchioni se il futuro prossimo venturo ha intenzione di rifilarci solo “Avatar”, Transformers e videogame in 3D. Ma ve li immaginate i vecchi classici o capolavori del passato girati in digitale? Ve li immaginate “Citizien Kane”, “Sunset Boulevard”, “La Dolce Vita”, “Touch Of Evil”, “Il Buono, il Brutto, il Cattivo” e chi più ne ha più e metta, girati in quel modo? Noi no e nemmneno ne abbiamo smania, ma soprattutto attraverso questo uso ed abuso di super tecnologie, ce ne saranno di nuovi? Questo nuovo modo di raccontare sarà un logico prosieguo di ciò che è stato il cinema, una rigenerazione o ne decreterà la fine? Il digitale sembra inarrestabile, ma perchè non provare a farlo convivere con la vecchia, cara, gloriosa pellicola? Quante domande, quanti pochi bei film in questo virutale XXI° secolo.

4 commenti

  1. Sgannix / 14 ottobre 2014

    Sono turbato dal quantitativo di volte in cui riesci, attraverso le tue recensioni, ad esprimere in maniera perfetta quello che ho nella zucca. Giuro eh.

    • Bisturi / 14 ottobre 2014

      Ti ringrazio @sgannix …mi fà piacere che la pensi come me, la mia non è una chiusura totale verso il digitale ma preferirei si potesse avere una scelta, la pellicola è troppo importante, è il cinema.

  2. emiliailim3 / 29 novembre 2014

    Ma perché la causa di tutto dovrebbe essere il digitale? Film del genere non esistono forse dall’albore dei tempi?

  3. Bisturi / 2 dicembre 2014

    Gli effetti speciali sono una cosa, il digitale, almeno il digitale dell’ultimo periodo, che sta monopolizzando l’industria, è un’altra. Questo monopolio digitale finirà per distruggere la settima arte e la troppa tecnologia sostituirà e probabilmente annienterà l’arte. La mia non è una stroncatura totale verso il digitale, ma non capisco perchè debba sostituire in tutto e per tutto la pellicola.
    Di certo non amo questo cinema giocattoloso, patinato, i videogames già esistono e il digitale mi sembra proprio quello, un grosso e comodo giocattolone buono per film quali “300”, “Avatar”, “Transformers” e via dicendo, cinema che esisterà sempre, ok, ma perchè imporre ed estendere questo nuovo linguaggio digitale a tutto il cinema? La pellicola deve restare e non diventare un lusso, può e deve perfettamente convivere con il digitale. Tutto qui @emiliailim3

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