Recensione su Avatar

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Un film ambizioso ma deludente / 5 Giugno 2011 in Avatar

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Alla fine di “Avatar”, mentre scorrevano i titoli di coda (dopo 160 estenuanti minuti), la prima cosa che ho pensato è stata la seguente domanda: “Ma è tutto qui?”. La risposta, dopo aver superato un attimo di smarrimento, causato dal fatto di aver preso immediatamente coscienza di aver buttato nel cesso ben 11 euro (tanto è costato il biglietto, roba da matti!!!), è stata breve e laconica: “Sì, è tutto qui”. Ebbene, incredibile ma vero, il film più atteso, più tecnologico, più costoso nonché più strombazzato della storia si è rivelato essere di una pochezza sconcertante. La cosa che impressiona maggiormente, poi, è la facilità con cui a Hollywood producono simili sciocchezze. Montagne di milioni di dollari spesi per girare film tonitruanti, i quali hanno come unico obiettivo quello di rintronare lo spettatore a suon di botti ed esplosioni.
Ma scrivere una sceneggiatura decente, no? E pensare che Cameron una volta era bravo. Appunto, una volta. Guardando questo film viene da chiedersi che fine abbia fatto il regista dei primi due “Terminator”, o anche di “Aliens”. Quelli sì che erano film notevoli, che, tra l’altro, nel loro genere – la fantascienza – hanno fatto giustamente epoca, perché oltre ad essere spettacolari possedevano pure un’ “anima”. In poche parole erano sorretti da copioni degni di questo nome. Poi, purtroppo, è arrivato “Titanic”. Ossia la rovina di Cameron. Un kolossal epico-sentimentale che – scusate la battuta scontata – faceva acqua da tutte le parti. Il film, disgraziatamente, come tutti sappiamo, è stato un successo planetario, e probabilmente ciò ha fatto sì che Cameron si montasse la testa, tanto è vero che lui stesso, mentre ritirava i numerosi Oscar – ahimè – vinti dal film, si è autodefinito il “re del mondo”. Evidentemente si sentiva una via di mezzo tra David Lean e Steven Spielberg. Peccato invece che non possegga né l’epica travolgente del primo né tantomeno la rapinosa magia del secondo.
Purtroppo Cameron è convinto del contrario. Dispiace dirlo, ma “Avatar” è un’opera inerte. Il film, infatti, raramente riesce a suscitare emozioni; la colpa principalmente è della storia che non offre quasi mai sussulti, forse a causa del fatto che tutto quello che è contenuto nello script è derivativo: tanto è vero che le poche idee che il film può sfoggiare le ruba a man bassa da tante altre pellicole. Già dall’incipit, che ci mostra la soggettiva di un ex marine paraplegico, Jake Sully, che sogna di volare: una scena che sembra inevitabilmente rubata a “Mare dentro” di Alejandro Amenàbar, che conteneva una sequenza praticamente identica; poi nella parte centrale la pellicola prosegue con un po’ di “Balla coi lupi” di Kevin Costner, da cui copia l’idea del protagonista che a contatto con il nemico (qui rappresentato dal popolo dei Na’vi) invece di combatterlo ne subisce il fascino a tal punto da arrivare a schierarsi insieme a quest’ultimo nella lotta per la difesa del proprio territorio minacciato dagli invasori (in questo caso l’esercito americano), misto a “Princess Mononoke” di Hayao Miyazaki, da cui prende lo spunto per rappresentare visivamente la magia e l’incanto che suscita in chi vi penetra la foresta del pianeta di Pandora, con annesso messaggio ecologista per di più già presente nel succitato capolavoro del maestro giapponese; per poi concludere con un attacco massiccio al popolo dei Na’vi da parte degli elicotteri dell’esercito americano che non può non ricordare “Apocalypse Now” di Francis Ford Coppola (a proposito di battaglie: che noia vedere gli Stati Uniti sempre impegnati a scatenare guerre; possibile che non abbiano nient’altro da fare?).
Insomma, “Avatar” è un meraviglioso guscio vuoto che cerca di nascondere l’imbarazzante pochezza della sceneggiatura con un profluvio di effetti speciali. Peccato però che questi ultimi da soli, per quanto ben realizzati, non bastino a salvare il film. Del tutto pleonastico, poi, l’uso del 3D. In conclusione, “Avatar” è una delusione totale: e pensare che doveva essere un’opera rivoluzionaria… quando invece non è nient’altro che un frullato di tante altre pellicole. Tutto già visto, quindi. Di conseguenza, credo che “Avatar” si possa definire un film-truffa. Il bello è che avrà un seguito… e la storia continua… purtroppo.

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